Allagamenti in Pedemontana, fari puntati sui «consorzi di bonifica»

Dopo le polemiche esplose tra Breganze e l'Alto vicentino il direttore della struttura regionale di progetto per la Spv difende le ragioni della infrastruttura chiamando in causa i responsabili della manutenzione idraulica, che sono comunque una emanazione di palazzo Balbi

Un allagamento della viabilità di adduzione alla Spv in zona Breganze (Today.it)

Dopo le polemiche al curaro per l'allagamento di un tratto della Superstrada pedemontana veneta (Spv) nei dintorni di Malo e di una arteria di immissione a ridosso di Breganze, comuni entrambi del Vicentino, è la Regione Veneto a dire la sua con una nota diramata ieri 30 agosto in serata dall'ingegnere Elisabetta Pellegrini, responsabile della «Struttura di progetto per la Spv», ossia di quella direzione della Regione Veneto che sovrintende alla realizzazione della superstrada che dovrebbe connettere il Trevigiano con l'Ovest vicentino.

«In merito alla chiusura della superstrada in via precauzionale» decisa ieri «nel tratto compreso tra l'allacciamento con la Valdastico nord e Malo - si legge - è importante fare alcune puntualizzazioni». Più nel dettaglio il direttore Pellegrini spiega che la chiusura fino a oggi si è resa necessaria in quanto «a causa delle forti e violente precipitazioni abbattutesi in questi giorni» sul Vicentino «la sede stradale è stata invasa anche dall'acqua proveniente dai terreni ad essa adiacenti, estesamente inondati».

Appresso un'altra considerazione: «Si precisa che per quanto riguarda la Spv, sulla base degli studi idraulici effettuati in fase di progettazione, il dimensionamento del sistema di smaltimento idraulico è tarato al fine di allontanare le acque scolanti delle scarpate e della piattaforma stradale: la tracimazione dai campi alla strada dipende dalla inadeguatezza del sistema di raccolta delle acque piovane nelle ampie superfici coltivate a nord della infrastruttura».

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Il che «conferma la necessità di provvedere con continuità ai lavori di manutenzione da parte dei consorzi di bonifica della rete di scolo, ma anche all'efficientamento e al ripristino del reticolo minore dei fossati». La problematica secondo il direttore Pellegrini era già stata sollevata in sede tecnica «e per questo sono in fase di studio... soluzioni individuate nell'ambito» dei cosiddetti «tavoli idraulici già attivati dalla Regione» e che vedono come controparti il concessionario privato incaricato di progettare, realizzare e gestire la Spv (ossia la Sis) nonché «i consorzi interessati» i quali peraltro sono comunque de facto una emanazione della Regione Veneto.

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