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«Raid omofobo a Bertesinella»: il j'accuse della vittima

Andrea Casucelli, il giovane malmenato nella periferia est del capoluogo berico, fa sentire la sua voce e parla di una «aggressione» andata in scena perché lo studente non era in linea col «pensiero del branco»

Lo studente vicentino Andrea Casuscelli (foto Marco Milioni)

«Il 14 marzo  a Bertesinella sono stato malmenato in malo modo. Si è trattato di una aggressione molto violenta, anche sul piano verbale, dal sapore omofobo per giunta, che mi ha fatto male sia sul piano fisico che morale: ma è giusto che condotte del genere siano sempre denunciate». Parla così ai taccuini di Vicenzatoday.it Andrea Casuscelli lo studente vicentino di diciannove anni che ha denunciato un pestaggio a suo danno avvenuto a metà mese. 

Dunque Andrea che cosa è successo il 14 di marzo a Bertesinella?
«Mi trovavo nel parco a ridosso di strada della Coltura camisana. Stavo parlando con un mio coetaneo col quale mi ero dato appuntamento quando all'improvviso è sbucata una gang di una dozzina di ragazzi tra i quindici e i diciotto anni. Mi hanno offeso. Non sono mancati gli insulti omofobi. Poi la persona con qui stavo parlando e gli altri sono passati alle vie di fatto. Mi hanno colpito ripetutamente. Sono scappato, mi hanno inseguito e raggiunto ancora una volta».

E poi?
«E poi sono stato colpito ancora una volta: calci, pugni. Il raid è stato di tre ondate. Appresso dopo aver chiesto aiuto per l'ennesima volta una mamma e una figlia, le quali ringrazio di cuore, sono venute in mio soccorso».

Come ne sei uscito?
«Molto male: pesto, malconcio. Ho dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso poiché ho riportato lesioni di una certa gravità nella regione tra lo zigomo e la mandibola di destra. Ancora oggi non dormo bene la notte anche per lo spavento nonché per l'ansia seguiti a quell'episodio. Non parliamo dei problemi che la cosa ha comportato anche sul piano professionale perché da qualche tempo avevo cominciato a lavorare come attore e modello nel ramo pubblicitario: per cui ho dovuto perdere anche un paio di ingaggi, ma questo è il meno».

Senti Andrea ma come è iniziata l'aggressione? Sui media si è letto di tutto, sono state riportate anche alcune tue dichiarazioni. Come mai sei finito a Bertesina?
«Anzitutto ci sono delle indagini in corso. Voglio che la questura berica, alla quale ho formalmente denunciato tutto, possa lavorare in santa pace».

Chiaro, però ammetterai che su media, nazionali inclusi, social media, chat varie, dove i commenti di ogni tipo si sono scatenati, la tua vicenda ha comunque fatto clamore anche perché la denuncia pubblica è partita da te. È corretto?
«Sì certo. Ma dobbiamo intenderci su una cosa».

Quale?
«Non voglio in nessun modo che la mia sfera affettiva e la mia vita privata si trasformino in un paravento subdolamente cucinato da qualcuno a base di gossip e di chiacchiere da bar quando il punto è ben un altro. Quando il punto è che io ho subito una aggressione premeditata».

Perché?
«Io sono stato attirato in quel luogo con uno stratagemma. Ergo l'aggressione era stata pensata prima. Alla polizia ho fornito molti elementi. Anche se conosco solamente colui che mi ha attirato nel luogo della aggressione. Come ho spiegato a perdifiato il tenore omofobo è evidente visti gli insulti che mi sono stati rivolti: ma sarebbe fuorviante soffermarci solo su questo aspetto».

Puoi essere più preciso?
«Ma certo. Il punto è che episodi del genere vanno denunciati comunque. Io avrei potuto ricevere insulti di natura razzista, magari per la mia religione, oppure per come la penso sull'etica, sulla politica, sulla società. Questa è la cosa grave: l'aggressione ad un individuo perché viene visto non in linea col pensiero del branco è una cosa abietta. Domani la cosa può accadere a chiunque: bianco, nero, giallo, eterosesuale, omosessuale, conservatore, libertario, uomo, donna, sì-vax, no-vax, cattolico, musulmano, buddista, carnivoro, vegetariano, fan del bridge o degli scacchi».

Questa vicenda ti ha scosso parecchio?
«Ma stiamo scherzando? Ad ogni modo il problema è soprattutto di ordine generale. Se dimentichiamo questo corriamo un grande rischio».

Sarebbe a dire?
«Quello di dare spago agli ipocriti che per quieto vivere nascondono la testa sotto la sabbia. O peggio, di dare spago a chi ritiene che la violenza sull'altro abbia comunque diritto di cittadinanza. È questo aspetto che va approfondito. O ci interessa la vita privata di Andrea Casuscelli? Per cortesia, io non sopporto i finti tonti che popolano la vita reale e quella dei social media».

ASCOLTA LA TESTIMONIANZA DI ANDREA CASUSCELLI

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