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Martedì, 29 Novembre 2022
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Affaire Pfas e caso Tav: due ombre sul capoluogo

La città palladiana è attraversata da una serie di tensioni che hanno a che fare con l'assetto idrogeologico e ambientale dell'hinterland nonché con quello relativo al potenziamento ferroviario lungo l'asse Padova-Verona

Il nodo «ecosistema e infrastrutture» continua a scuotere il Vicentino. Da una parte ci sono le Mamme No Pfas e il coordinamento Acqua bene comune che in una nota diramata ieri 24 settembre tornano sulla querelle scaturita dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Vicenza in relazione alla inchiesta sugli effetti nocivi dei derivati del fluoro, i Pfas appunto, patiti dagli ex lavoratori della Miteni, la ditta di Trissino al centro di uno scandalo ambientale di portata nazionale. Dall'altra tiene ancora banco la questione dell'attraversamento di Vicenza da parte della linea ferroviaria ad alta capacità più nota come Tav.

«ACQUA BENE COMUNE»
Per quanto riguarda Acqua bene comune il coordinamento fa sapere che a Vicenza sta seguendo il processo sull'affaire Pfas che ha al centro del contenzioso una serie di reati ambientali attribuiti alla Miteni, una nota industria chimica di Trissino. I gruppi si dicono preoccupati per la scelta della procura berica di «archiviare le indagini relative ad un procedimento parallelo riguardante i danni ai dipendenti dell'azienda inquinante provocati dall'esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche, ossia i Pfas» lavorate appunto alla Miteni.

IL MONITO DI CARRADORE
Tra l'altro, come documentato a più riprese da Vicenzatoday.it nell'ottobre 2019 in una intervista a Vasco Carradore, già presidente della commissione territorio a San Bonifacio e poi ancora in un approfondimento del giorno 11 agosto 2020 il dossier Pfas e quello Tav si intrecciano perché secondo la rete ambientalista veneta la contaminazione da derivati del fluoro presente in falda potrebbe aggravarsi in seguito agli scavi per il potenziamento della rete ferroviaria lungo l'asse Verona, Vicenza, Padova. Peraltro sulla stampa nazionale, (Vicenzatoday.it ne aveva parlato all'inizio di settembre) è tornato a fare capolino il tema della penetrazione nei corpi idrici dei Pfas proprio nel territorio comunale di Vicenza più segnatamente per quanto riguarda il problema della presenza dei derivati del fluoro nei pozzi destinati all'uso o potabile o irriguo. La Regione Veneto, infilzata dalle critiche di alcuni residenti, non più tardi del 23 settembre ha deciso di replicare con una nota ufficiale.

LA PROTESTA: IRICAV 2 NEL MIRINO
Ad ogni buon conto per quanto riguarda le criticità relative al solo capoluogo berico la situazione dopo la protesta No Tav del 22 settembre in zona Ferrovieri rimane tesa. Marco Zilio, uno dei volti più noti del Centro sociale Bocciodromo, aspramente critico sul progetto Tav, in una nota diffusa ieri ha dato conto delle preoccupazioni di chi contesta l'opera. «Durante la mattinata del 24 settembre - si legge - circa venti attivisti della rete ambientalista berica si sono ritrovati in viale Mazzini a Vicenza davanti agli uffici del consorzio Iricav 2, contraente generale del progetto Tav per il passaggio lungo la città palladiana», per dare vita ad uno stand up, ossia una presa di posizione ad alta voce con tanto di confronto con la cittadinanza. Gli attivisti che contestano in radice il progetto Tav specie appunto per l'attraversamento di Vicenza, hanno quindi «allestito l'area con cartelli, bandiere No Tav e hanno esposto un grande striscione sul quale campeggiava la scritta Fermatevi».

SI CHIEDE PIÙ TEMPO
Lo striscione, spiega lo stesso Zilio, era indirizzato idealmente proprio a Iricav2. Durante l'incontro sono stati illustrati diversi dossier tra cui quello relativo «al poco tempo concesso alla cittadinanza per valutare le proposte progettuali e la scarsa informazione prodotta relativamente alle richieste di indennizzo e agli espropri». L'obbligo in merito alla pubblicità «di tali procedure - rimarca il portavoce - è un diritto sancito per tutti i cittadini che risiedono in prossimità dei cantieri come sancito dal decreto 327 del 2001 con le successive modifiche». In merito a questo ambito specifico è stata denunciata pubblicamente «la lentezza della amministrazione comunale di Vicenza la quale solo giovedì 22 settembre, ossia ad un mese e dieci giorni dalla pubblicazione del progetto definitivo, ha dato vita ad una assemblea durante la quale ha partecipato buona parte delle persone le cui proprietà risultano sotto procedura di esproprio. Persone che ora si trovano in pochissimo tempo, il termine è il 9 ottobre, per poter presentare le osservazioni di specie a Iricav 2».

L'ASSEMBLEA DEL 27 SETTEMBRE
Durante il confronto con la cittadinanza, «cui è stata invitata anche la stampa, si è deciso di sottolineare un altro aspetto». Che riguarda l'assemblea pubblica promossa dall'amministrazione comunale di Vicenza per martedì 27 settembre al teatro civico. «Sicuramente - si legge - non si può parlare di partecipazione democratica visto che è stata indetta alle 17.30 quando la maggior parte delle persone è ancora al lavoro. Tra l'altro non è prevista la possibilità di intervenire direttamente dalla platea, il che costituisce una diminutio rispetto ad una gestione dell'evento che si vorrebbe plurale e la più ampia possibile». Gli attivisti in questo senso chiedono di poter intervenire «proprio durante quell'assemblea per domandare al sindaco Francesco Rucco che tipo di parere verrà dato sul progetto dalla sua amministrazione e in che modo visto che le ultime richieste di variazione del progetto medesimo propugnate dalla stessa amministrazione comunale sono state tutte rigettate da Iricav 2».

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