LR Vicenza, c'è ancora benzina per accendere il finale

Serviva un segnale di discontinuità nella gara contro il Lupo di francescana memoria e invece, nonostante gli aspetti positivi con cui abbiamo aperto il pezzo, la squadra anche ieri è sembrata la solita: incostante, sciupona, distratta

Stavolta è difficile chiamarli due punti persi. Quello con il Gubbio è un punto guadagnato da un Vicenza formato “5 maggio”: due volte nella polvere, due volte sull’altar. Dopo essere andati (colpevolmente) in svantaggio, i biancorossi non solo hanno saputo bis-recuperare ma anche disputare una mezzora finale di gara più che dignitosa, nonostante l’inferiorità numerica.

Restano i problemi di fondo di questa squadra, legati ai limiti strutturali di cui abbiamo fin troppo parlato: una buona difesa che non riesce a liberarsi da qualche ricorrente amnesia (ieri, tanto per non andar lontano, che cosa non ha funzionato quando De Silvestro è stato lasciato nella condizioni di battere indisturbato nel sacco?), una coppia di terzini non convincente (quello dell’acquisto di Salviato e Martin, ad esempio, è destinato a passare alla storia ultresecolare del Lane come uno dei misteri gaudiosi della Fede) e un attacco dove i segnali di ripresa di Guerra coincidono in modo preoccupante con l’eclissi di forma di Arma (nuovamente dimostratosi un kagemusha, l’ombra del guerriero del girone di andata).

Serviva un segnale di discontinuità nella gara contro il Lupo di francescana memoria e invece, nonostante gli aspetti positivi con cui abbiamo aperto il pezzo, la squadra anche ieri è sembrata la solita: incostante, sciupona, distratta. Anche apprezzabile, in certi tratti, ma in grado, come Penelope, di disfare un minuto dopo quel che di buono ha tessuto un minuto prima. E, tanto per non lasciar dubbi su come la penso, è inutile cercare spiegazioni in panchina. Il tecnico c’entra davvero poco. C’entra piuttosto il criterio con cui è stata assemblata la squadra, in estate e poi a gennaio.

La mia non vuol essere una bocciatura generalizzata di tutti i giocatori. C’è del buono in organico. E’ il progetto complessivo ad essere stato cannato. Se n’è accorto anche un entusiasta come Renzo Rosso che con le sue parole, dopo il match di ieri al Menti, ha sancito quel che è l’umore generale in questo momento. Meglio darci un colpo di spugna sopra e ricominciare da capo. Tutto ok, non fosse che c’è il capitolo play off da leggere. A tre gare dalla fine il margine di quattro punti sulle tre inseguitrici (con l’opzione Monza vincente in Coppa ancora da considerare) legittima più di qualche speranza nella prospettiva spareggi.

Ebbene, questa squadra sin qui deludente, questo tecnico sempre alle prese con i problemi psicologici della truppa, questa proprietà che sta portando avanti con successo il fronte organizzativo ma che non è riuscita a dimostrarsi vincente sul green, hanno la chance di chiudere la bocca alle critiche nell’unico modo davvero produttivo. Non inventando fantomatiche aure di negatività ma contraddicendo tutti i pronostici nella lotteria di maggio.

Facciamo un esempio. Se il mio vituperato Salviato inanellasse di qui in poi un filotto di partite stratosferiche, trascinando il Lane con le sue scorribande sulla fascia verso la serie B, otterrebbe un miracoloso effetto: si toglierebbe una signora soddisfazione, dimostrando al maligno censore di essere quel fior di giocatore per cui Seeber s’è speso e facendo fare nel contempo al sottoscritto la figura del somaro. E pensate che io mi terrei volentieri sulla testa le lunghe orecchie, relegato dietro alla lavagna. Perché, al di là di quel che pensa chi vive continue manie di persecuzione, a nessuno di noi che amiamo i colori biancorossi piace dover mettere troppe pezze sul lavoro altrui. Ci piacerebbe al contrario essere i cantori della marcia trionfale del nuovo corso della Nobile. Il messaggio ai diretti interessati è dunque chiarissimo: avete circa un mese per dimostrare che il Belloni vi ha ingenerosamente sottovalutato (e non solo lui, mi sa…). Be brave, do it!

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