Verso i play off: gatto silvestro o tigre del Begala?

In attesa del verdetto della Coppa Italia, i biancorossi archiviano il passaggio ai play off

La vittoria quasi fuori tempo massimo di Bergamo ha fatto calare il sipario sul campionato, aprendo al Vicenza le porte alla fase dei play off.

Ora che i numeri sono cristallizzati, si può provare a rispondere alla domanda rimasta sin qui in sospeso: come va archiviata questa stagione dei biancorossi? In attesa dell’esito degli spareggi, andiamo con la memoria a quel che si diceva quest’estate.

La neocostituita società, uscita grazie a Renzo Rosso dal trauma del post fallimento, aveva dichiarato a chiare lettere che non era lecito attendersi, già al primo anno, una formazione in grado di puntare tout court al salto diretto in serie B. Vogliamo un torneo di vertice – questo il leit motiv in via Schio – in modo da porre le basi per un ritorno in Cadetteria (e magari più su) nel giro di tre/cinque anni. Gli addetti ai lavori avevano giudicato l’organico approntato da Werner Seeber meritevole di un piazzamento dietro alle favoritissime Ternana, Triestina, Pordenone e Feralpi Salò.

Scivolati via via nell’anonimato i rossoverdi umbri, il Lane, per rispettare tali aspettative, avrebbe dunque dovuto occupare la quinta, massimo sesta piazza. E’ invece terminato ottavo. E così diventa legittimo etichettare il primo anno della gestione OTB come sufficiente ma non certo soddisfacente.

Dove è mancata la squadra?

Diciamo che le spese al grande supermercato estivo e invernale hanno disegnato un organico fatto di giocatori anche buoni singolarmente, ma non perfettamente assemblati. Nel mirino della critica la difesa (la quale solo faticosamente ha trovato una sua quadratura ottimale), gli esterni di difesa (soprattutto dopo la rinuncia a due venticiquenni come Andreoni e Solerio per far posto a due ultratrentenni di buon curriculum ma ancora alla ricerca della migliore condizione) e un attacco nel quale Arma ha ribadito una costante che lo vede da qualche anno efficace nel girone di andata ma spuntato in quello di ritorno.

Il vero nodo gordiano dell’undici berico, tuttavia, è stata la zona centrale. Inizialmente affidata alla bacchetta da direttore di De Falco (rivelatosi elemento di buon talento ma non certo un leader in campo) è poi passata al triumvirato Cinelli, Zonta e Nicolò Bianchi, nessuno dei quali peraltro è regista nel senso classico del termine. Al Vicenza è dunque mancato proprio questo: un elemento fosforico, dal piede raffinato ma soprattutto dotato di naturali capacità nella gestione di gara. Un giocatore di esperienza ad alto livello, capace di dettare i tempi giusti nelle situazioni di difficoltà e di disinnescare sul nascere le velleità altrui.

I berici hanno infatti collezionato in questa stagione 18 pareggi, facendosi più volte rimontare nel risultato. Sarebbe bastato che solo 5 di quelle divisioni della posta si fossero trasformate in vittorie e i biancorossi sarebbero ora a 61 punti, quinti, davanti al Monza e dietro di una sola lunghezza rispetto a Salò ed Imolese. Tutti sanno che una squadra davvero forte, una volta in vantaggio, non va in ansia, ma ammazza la partita: nasconde il pallone, spezza il gioco, avvolge in una ragnatela gli avversari per poi castigarli impietosamente con le ripartenze. Ovviamente servono i giocatori giusti e se non ce li hai mica te li puoi inventare.

Colella ha fatto di necessità virtù,

puntando su altre strategie, disegnando una trama molto offensiva e accettando i rischi connessi al 4/3/3 (nelle sue varie versioni), che è schema assai aggressivo ma pure esposto ai veloci ribaltamenti di fronte (la partita casalinga contro il SudTirol è stata emblematica in questo senso). Nella gara di ieri con l’Albinoleffe, il mister trevigiano ha inaugurato i cambiamenti tattici che aveva annunciato a conclusione della corsa play off, passando a tre dietro per coprire meglio il fronte nevralgico del gioco. L’esperimento è piaciuto.

Ma basterà qualche accorgimento strategico per recitare una parte da protagonisti di qui in poi? Io credo che alle alchimie di schieramento si dovrà aggiungere un diverso approccio alla gara. Anche all’Atleti Azzurri d’Italia il Lane è stato per un’ora troppo timido e compassato. E sicuramente nell’incontro di domenica (tocchi alla Samb al Menti o al Ravenna al Benelli) servirà ben altra cattiveria. Non occhi da Gatto Silvestro (come ho scherzosamente chiosato nelle mie pagelline) ma vere pupille da tigre del Bengala. Jack & C. come pirati della Malesia e Giovanni Colella nei panni di Sandokan.

All’arrembaggio, dunque! Verso il sogno proibito che tutti teniamo nel cassetto: l’incontro al terzo turno con il Monza. Il buon Marchi è avvertito… Il Lane è duro a morire!

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