I chicchi d'uva di RR

Ambizioni e prospettive per l'anno che verrà, mentre tutto tace sul fronte del calciomercato

Foto da Leitv

L’anno dei fatti e non più delle parole? E’ quello che si augura Renzo Rosso e con lui il popolo dei tifosi estenuati da 15 stagioni di obbrobri. Il 2018 è iniziato come “annus horribilis”, con il Lane che annaspava sull’orlo della più infausta crisi della sua ultracentenaria storia e termina oggi con un LR Vicenza (aggiungeteci pure Virtus, se vi fa sentire meglio) in zona play off (precisamente al 6° posto, in coabitazione con Imolese e Vis Pesaro) a 11 punti dalla capolista Pordenone ma a sole tre lunghezze dalla seconda piazza della Triestina.

Panchine

Niente di che, intendiamoci. Anche perché il gioco espresso in questi ultimi due mesi è stato davvero poca cosa. Ha pagato per tutti mister Colella, che non è riuscito a ritrovare il bandolo di un’ingarbugliata matassa ma che ha lasciato nella maggior parte dei supporters berici un ottimo ricordo, soprattutto sul piano umano. Il suo sostituto è partito bene, non tanto sul piano del gioco (a Gorgonzola il copione non è cambiato di molto) quanto su quello del risultato, che serviva ai biancorossi come l’ossigeno ad un annegato. L’augurio al nuovo timoniere, naturalmente, è per un 2019 che rilanci le ambizioni del Lane, soprattutto attraverso il recupero di trame tattiche e psicologiche all’altezza del vertice di graduatoria.

Ambizioni

E proprio sul fronte ambizioni, val la pena di spendere qualche parola. La società, per bocca dei suoi massimi dirigenti, aveva predicato fin dall’estate una politica di programmazione che non prevedeva subito il salto di categoria come obiettivo discriminante. Sarebbe importante, per il momento, porre le basi solide dal punto di vista tecnico e organizzativo, per tentare il grande salto attraverso un piano quinquennale. E’ ancora così oppure lo stesso Serena rischia di pagare dazio, come Colella, alle aspettative di quella parte dei supporters che vorrebbero tutto e subito? Fare chiarezza su questo punto è altrettanto importante che inseguire i risultati sul campo.

Sono state avviate una politica dei giovani, una trama di rapporti con le società del territorio, un progetto strutturale che passerà anche attraverso un nuovo impianto sportivo, un riavvicinamento del mondo imprenditoriale vicentino alla società di via Schio. Basterà tutto ciò ad accontentare la piazza oppure, in caso di semplice piazzamento ai play off, toccherà sopportare i soliti mugugni dei “leoni da tastiera”?

Io credo che un buon viatico per il futuro possa essere la memoria. Memoria di dove siamo stati un tempo ma ancor più memoria di dove avremmo potuto essere oggi, senza l’intervento del patron Diesel. Il quale non va santificato (è tranquillamente capace di fare i suoi affari senza bisogno di trasformarsi in un’opera pia) ma sempre ringraziato per aver buttato denaro (poco o tanto che sia, sono sempre soldi suoi e non di chi ama fare il diverso con le altrui terga) in un’impresa che oggi come oggi rasenta i limiti della follìa…

L'anno che verrà

Il Vicenza, nell’anno che verrà (come dice la celebre canzone di Dalla), si dovrà soprattutto preparare. Si tratta di un impegno per tutti. Magari non propriamente per i tifosi, i quali sin qui hanno dimostrato di valere già la categoria superiore, ma certo per giocatori, dirigenti e pure per la proprietà, perché no?. Stiamo tutti studiando per tornare una piazza da serie A. Renzo Rosso compreso, che si trova già nella massima categoria come imprenditore, ma che sta toccando con mano come il mondo del calcio pretenda pure da lui un salto di qualità verso l’Olimpo. Mangiamoci i chicchi d’uva. E crediamoci…

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