I tifosi del Lane scelgono la ragione

Nelle parole dei supporters biancorossi amore per la squadra ma unità nella lotta alla pandemia

Quali pensieri frulleranno mai per la testa dei tifosi del Lane durante questa emergenza sanitaria? Abbiamo provato a capirlo attraverso il contributo dei lettori che cortesemente ci hanno inviato il loro pensiero sull’argomento.

Ma prima di dar loro la parola, lasciatemi fare una chiosa di carattere pandemico/musicale. Ho appena risentito un vecchio brando di Angelo Branduardi e il testo, esplicitamente catastrofista, mi pare quasi scritto in vista di quanto si sta ora verificando. Ve lo riporto: “Sono io la Morte e porto CORONA e son di tutti voi signora e padrona. E così crudele, così forte sono e dura, che non mi fermeranno le tue mura.” Dopo la sgrullata di rito agli ammenicoli, c’è invece in noi la certezza che le mura (di casa) sconfiggeranno la Vecchia Signora con la falce, rimandandola di dove è venuta e con un bel calcio nel culo.

Ma veniamo al Virus e all’impatto coi tifosi del Lane. 1) “Il Lane ci manca tanto, ma in questo momento abbiamo un avversario da sconfiggere e se restiamo tutti uniti ce la faremo. Poi torneremo tutte tifoserie pronte a tirarcela…” (Michela).

2) “In famiglia siamo tre cuori biancorossi e al Lane è sempre dedicato l’80% dei nostri discorsi ma attualmente il calcio è sospeso. Siamo tutti fragili, compreso il mondo del pallone. Tocca veramente essere “BRAVE” come direbbe R.R.” (Paola).

3) Un vuoto di emozioni. Un amore sospeso in attesa della tanto amata Promozione. Ho riguardato l’ultima partita con il Cesena per consolarmi.” (Massimo).

4) “Io abito lontano e sono addolorato per la tragedia nazionale. Ma se voglio ritrovare un sorriso penso a Vicenza, alla città e al Menti, la folla biancorossa e la Curva Sud stipata, con tutti i suoi vessilli al vento. Coraggio ragazzi. Forza Lane e forza noi!” (Roberto).

5) “Questa è l’occasione per ripensare alla storia del Vicenza e di coloro, magari dimenticati, che hanno dato tutto per i nostri colori.” (Mario).

6) “Penso che quando tutto questo incubo sarà finito mi accomoderò sugli spalti del Menti e annuserò il profumo dell’erba fresca. Ora però tutti dobbiamo dare il massimo per uscirne senza le ossa troppo rotte.” (Carlo).

7) “Nonno, figlio e nipote, sempre presenti in Curva. Ci manca il Lane!”

8) “Il Lane in secondo piano, per adesso. Ci sono ben altre priorità e lo si nota anche da parte della Società. Ma ci rifaremo!” (Roberto).

9) “Senza Lane si sta male, molto male. Mancano le solite facce, il solito ingresso, i colori, i saluti, la vita del nostro amato stadio. Ci manca tutto!” (Roberta).

10) “Mi sembra di essere un tifoso di curling in questi giorni. Del calcio mi interessa poco o niente. Sto invecchiando?” (Maurizio).

11) “Niente Lane ma va bene: non avrei la testa. Abbasso il COVID-19!” (Gaton Fatoni).

12) “Il Lane manca come l’aria tuttavia adesso è molto più importante uscire da questa brutta faccenda. E piuttosto in fretta!” (Stefano).

13) “Io sono un medico e sto vivendo in prima linea. Nonostante nel mio studio ci sia affissa una R gigante e un megatabellone con le foto delle mie trasferte con gli amici, faccio fatica a pensare al Vicenza, perché qui è sempre peggio. Paura, ansia, smarrimento nel refertare le RC delle polmoniti da Covid-19. Tristezza. Adoro il mio lavoro e raramente ho avuto voglia di andarmene dal mio Ospedale ma adesso ho paura. Ho paura di ammalarmi perché tutti noi così esposti siamo ad alto rischio contagio. E non è vero che solo le persone anziane vanno incontro alle patologie polmonari. La paura però si vince, così come vinceremo contro questo fottuto esserino che sta mettendo in ginocchio la nostra Italia. Ci rialzeremo, perché siamo italiani!” (Enrico).  

Quel che avete letto è solo un estratto dei tanti messaggi inviatimi. Che dire? Che l’amore per i nostri colori non lo ammazza nemmeno la Peste Nera? La mia considerazione finale è che sembra prevalere su tutto la consapevolezza che è nei momenti più difficili che una comunità dà il meglio di sé. E (come dice il dottor Enrico, nel suo toccante appello.

A proposito, grazie a lui e a tutti coloro che sono in pericolo per poterci curare!) la gente ha messo il calcio nel cassetto puntando su valori assoluti: la solidarietà, la serietà, la compattezza, il coraggio. Il mondo del pallone lasciamolo da parte per un po’. E a chi mi chiede quando si riprenderà a giocare, rispondo che non lo so. In Cina ci hanno messo 4 mesi per avviare la controtendenza e con interventi ben più drastici dei nostri. Penso perciò che non sia serio pensare ad una normalizzazione dell’attività sportiva prima di tre mesi, cioè verso maggio o giugno. Quando cioè, non ci sarà più tempo per una conclusione “normale” della stagione. Meglio dedicarsi alla battaglia contro il Corona Virus, allora.

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ispettando le prescrizioni che ci vengono date. Io vedo ancora troppi pisquani cazzofacenti in giro, non so voi… Il coraggio non si dimostra sbattendosene delle regole, ma pagando ognuno il piccolo prezzo dovuto alla salute collettiva. In modo che il pezzo di Branduardi resti quel che è, solo una canzonetta. Non una maledetta profezia. Lane forever and everywhere!

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