Schegge di memoria, cuore e valori: rinasce il club Ex Biancorossi

Serata di festa e di amarcord, ieri sera, a Casa Vicenza, allo Stadio Menti: tanti i volti noti presenti, dai due decani, la mezzala Albano Vicariotto e il mediano Giorgio De Marchi, fino a Nicola Zanini. Presente anche l'attuale dg Bedin e una delegazione della prima squadra

Al centro il dg Paolo Bedin

Serata speciale a Casa Vicenza per festeggiare il rilancio del Circolo Ex Biancorossi che per lunghi anni è stato il punto di raccolta di tanti giocatori protagonisti della storia del Lane.

Anima dell’iniziativa il giornalista Gianni Poggi, che così riassume il ruolo del sodalizio: “Il Circolo nacque nel 1966 su iniziativa dell’industriale Emanuele Dalla Fontana e di alcuni amici e restò funzionante fino ai primi anni di questo secolo, quando diminuì progressivamente la sua attività. L’obiettivo di questa serata è di ridargli vita, in modo da saldare passato e presente della società berica. Ringrazio per la collaborazione decisiva il LR Vicenza Virtus che ci ospita e il club Giancarlo Salvi che si è tanto prodigato per l’organizzazione e dò il benvenuto a molti protagonisti della storia sportiva biancorossa, a partire dai due decani, la mezzala Albano Vicariotto e il mediano Giorgio De Marchi i quali ci onorano oggi con la loro presenza".

Gli fa eco l’attuale direttore generale del club, Paolo Bedin: “Il concetto di appartenenza storica è molto caro alla nuova società di Renzo Rosso, perché è l’unico modo per rendere concreta per le nuove generazioni l’idea di continuità. E’ come un humus dal quale poter far crescere il futuro. Il fatto che oggi in squadra ci siano tanti giocatori nati nel vicentino rappresenta proprio la direzione verso cui intendiamo muoverci, valorizzando i piccoli talenti del territorio senza lasciarli disperdere verso altre realtà calcistiche.”

Al termine della cerimonia, abbiamo raccolto i pareri di alcuni dei personaggi presenti, raccogliendo le risposte alla stessa domanda posta loro: “Dopo un evento come questo, nel quale ci celebrano cuore e sentimento, secondo voi c’è ancora speranza che il calcio possa recuperare certi valori etici che l’hanno reso tanto popolare e amato nel passato?”

Gabriele Savino, esterno di centrocampo 1985/87: “Per noi non vicentini, la vicentinità arrivava quasi automaticamente. Questo circolo può aiutare ad avvicinare i compagni che abitano lontano. Poterci ritrovare in qualche occasione, anche una tantum, sarebbe importante per rivivere assieme tanti momenti e rinforzare i legami che si sono saldati a suo tempo.”

Nicola Zanini, trequartista 2005/08 ed ex allenatore 2017/18: “Stiamo vivendo stasera un momento di continuità e io sono onorato di far parte della storia di questa squadra. I sentimenti, nonostante tutto, contano ancora qualcosa. I tifosi del Lane me l’hanno fatto capire anche recentemente con un coro in curva, anche se oggi non sono più del Vicenza. E’ anche la mia filosofia di vita e credo che l’abbiamo dimostrato l’anno scorso in cui non è che avessi mo molto oltre al cuore. Per me quella salvezza è stata come vincere un campionato. Qui sono stato giocatore, allenatore delle giovanili e poi anche allenatore della prima squadra. La maglia non mi serve indossarla, ce l’ho cucita sulla pelle.”

Antonio Santagiuliana, figlio di Alfonso, stopper 1940/54: “Papà è stato uno dei fondatori del Circolo, con Nello e alcuni amici durante un cena al Ristorante Quo Vadis. Organizzavano delle importanti iniziative culturali e anche sportive, con tornei amatoriali a scopo benefico nei quali, ricordo, di amichevole c’era ben poco perché nessuno ci stava a perdere. Voglio solo ricordare che all’inizio il sodalizio fu fondato anche per aiutare qualche ex compagno in difficoltà economiche. Erano tempi ancora difficili e per i giocatori di calcio, terminata l’attività, non c’erano assicurazioni, vitalizi o altro.”

Adamo Dalla Fontana, figlio di Emanuele, portiere 1947/51: “Per lui e per i suoi amici il Circolo era il fulcro dei loro buoni sentimenti. Nato da una decina di amici, alla prima riunione si ritrovò con 150 iscritti, fino a raggiungere nel momento migliore gli oltre 250 soci. Il Circolo rappresentava la sua vita, la sua gioventù, tutti i valori in cui aveva creduto. Il gruppo rappresentava la vicentinità, di chi era nato in questa terra e di chi era invece stato assorbito successivamente. Mi ricordo Giano Pattini, parmigiano e portiere pure lui come papà, che si sposò una vicentina, cugina di mio padre. Per dire quanto forte era l’attrazione dell’ambiente e della gente.”

Sergio Gasparin, DG 2004/06: “C’è solo un errore in questa bella manifestazione e cioè il termine ex che è stato messo prima della parola biancorossi. Non si è mai ex biancorossi. E il fatto che tanti personaggi nati altrove abbiano poi scelto di restare qui a vivere lo prova al di là di ogni altra considerazione. C’è quindi un fondo di valori condivisi, che sono lealtà, sacrificio, di coerenza e di credibilità che alla lunga fa da collante e la decadenza di questo Circolo dopo la morte di nello Dalla Fontana ci dà anche la misura del cambiamento del calcio in termini di capisaldi morali. Non è stato dunque un caso. Significa che l’identificazione tra la gente e la società è via via venuta meno. Bene dunque che oggi si cerchi di recuperare certe sinergie, soprattutto etiche.”

Alberta Mantovani, figlia di Marcello, vicepresidente LR Vicenza: “Anche papà è stato tra coloro che hanno avviato il Circolo. Erano soprattutto amici e ricordo della cene bellissime. Alle nove magari mi mandavano a letto ma quelle immagini restano vive. La nuova gestione di Renzo Rosso mi fa ben sperare, perché tutto quello che è passione vera vive nei nostri cuori, sono colori che ci stanno dentro e la nuova proprietà sta dimostrando una grande sensibilità verso la storia calcistica di città e provincia che è davvero impagabile.”

Sergio Vignoni, DS Vicenza Calcio, Guerin d’Oro come dirigente nel 1997: “I sentimenti sono stati fondamentali nei successi che abbiamo ottenuto. Il legame con la tifoseria, con l’ambiente e la consapevolezza di essere parte di un percorso storico che veniva da lontano. Tutto questo ci ha dato una mano incredibile e sono contento di vedere oggi qualche segnale che torna ad andare in questa direzione. Spero che con questa proprietà possano tornare i fasti di un tempo. Difficile però che il calcio possa tornare ai buoni valori: ho molti amici che ancora lavorano nell’ambiente e la cronaca mi porterebbe ad essere pessimista. Penso a Marotta che tanto bene ha fatto nella Juve e poi è stato messo da parte come una scarpa vecchia, penso allo stesso Oriali con l’Inter. E parlo di società al massimo livello… Guardate gli allenatori del settore giovanile: una volta gli si davano sette o otto anni per dimostrare le loro capacità, oggi dopo un anno sono già in discussione. Non c’è più anima e non c’è più gruppo. Solo fretta e pressione… Invece il calcio è soprattutto divertimento.”

Maurizio Memo, portiere 1982/83: “Noi giocavano soprattutto per passione e tutto il calcio attorno a noi era più autentico, meno sofisticato. Racconto sempre che a me, veneziano, gli allenatori delle giovanili dicevano che per rendere più esplosive le gambe dovevo fare i ponti della laguna su una gamba sola. E io saltavo su e giù in città per rinforzarle. Ve lo vedete adesso un ragazzino che fa queste cose. Oggi non si può più tornare indietro: troppi interessi. Ai mie tempi quasi tutti i genitori dicevano in dialetto ai loro figli: Lassa star el calcio che no xe un mestier. Attualmente pensano tutti ai soldi.”

Massimo Briaschi, attaccante 1976/82: “Il calcio è cambiato moltissimo dai nostri anni, quando c’erano ancora le bandiere, cioè giocatori che sceglievano di fare la loro carriera sempre con la stessa maglia, senza rincorrere il miglior offerente. Quei valori sono andati persi, anche se il calcio rimane sempre il più bel gioco del mondo.” Giorgio Carrera, libero 1976/82: “Calcio, cuore sentimento. Mi chiedi se c’è ancora posto per queste cose. Rispondo telegraficamente, per non arrabbiarmi troppo. No. E qui mi fermo. Aggiungo solo che noi giocatori di un tempo non abbiamo nessuna possibilità di fermare l’andazzo…”

Vinicio Verza, mezzala 1976/77: “Siamo cresciuti in un’altra leva calcistica. A Vicenza sono stato poco ma mi ha lasciato un’impronta profonda, che è soprattutto di valori interiori. Vedo difficile un vero cambio di tendenza.”

Roberto De Petri, terzino 1966/75: “Sarebbe bello che iniziative come questa servissero a recuperare certi valori del calcio. Il passato può insegnarci qualche cosa ma purtroppo non vedo in giro grande volontà cambiare le cose. Io lavoro da sempre nel settore giovanile e ho visto i genitori trasformarsi pian piano nei primi procuratori dei loro figli. Troppi interessi economici, dunque, perché possano prevalere i sani principi. Al calcio di oggi mancano certi capisaldi morali, che ai miei tempi erano forti anche in spogliatoio. Ricordo che in difesa i più vecchi ed esperti mi ammonivano a non lasciare sguarnita la linea andando in cerca di gloria in avanti. E ci si provavo sentivo subito urlare alle mie spalle: torna indietro subito! Ho segnato un gran gol alla Juve proprio per la paura di essere rimproverato per la mia intraprendenza: arrivato in progressione sulla trequarti mi sono reso conto che stavo osando troppo e per liberarmi del pallone non ho trovato di meglio che lasciar partire un tiro da lontano. Ne è uscita una rete memorabile…”

Schegge di memoria biancorossa elargite a piene mani a beneficio dei presenti in sala. Chi non è stato presente a Casa Vicenza si è perso un grande spettacolo, nel quale sono state protagoniste le gesta in campo ma soprattutto è vissuto all’interno di un tripudio di vera umanità. A giudicare dalle loro espressioni, anche i giocatori presenti, capitan Bizzotto, Mantovani e Andreoni, ne sono stati profondamente colpiti.

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