«Per questa maglia io morirei»: storia di un amore disperato, ostinato... Immenso

Buon San Valentino, maglia del Vicenza. E buon San Valentino a tutti i miei fratelli e sorelle biancorossi. Buon San Valentino ottomila volte. No, che dico… Molte, molte di più

L'epocale coreografia della Curva Sud (foto Gianni Dessupoiu)

E va bene, la scrivo anche io la mia lettera per San Valentino. Anche se mica ci credo tanto a questa festa, anche se la mia Lei non sempre merita un amore che mi fa battere il cuore come un tamburo di latta.

Sto parlando di un amore che viene da lontano, che si impara e si insegna, irragionevole e inspiegabile.

Troppo spesso disperato, come in quella famosa poesia di Prévert che si compra sulle bancarelle in Piazza. Talmente ostinato, che non vuol saperne di morire anche quando noi stessi iniziamo a prendere la china buia dell’inconsapevolezza. Perché, invecchiando, abbiamo cambiato di tutto, mogli o amanti, idee politiche e religiose, tendenze musicali e gusti culinari, auto, look, abitazioni, città, letture e magari persino sesso. Ma Lei no, non l’abbiamo mai cambiata.

Certi amori sono fatti così, si sceglie una sola volta e mai più, neanche fossero la scelta d’onore di un cavaliere templare. E non conta che spesso ti deluda, non conta che ti tradisca, non conta che mi abbia fatto piangere mille volte con la testa tra le mani. Seduto su un duro gradino sotto il sole cocente o chiuso in macchina in fredde sere d’inverno, prigioniero di un divano sfondato oppure con gli occhi lucidi davanti ad un bicchiere di vino che per farti passare il magone neanche una damigiana basterebbe.

Perché il mio è un amore che viene da lontano, nato anche prima delle trecce di Lisa dagli occhi blu, quella della seconda B. E dura imperterrito, al di là dei tradimenti, delle separazioni e dei divorzi, come una spina nel cuore, come se fosse sempre la prima volta. Non c’è rimedio, non c’è cura.

La mia Lei è una dolce malattia dalla quale non voglio guarire. Talora è un orgoglio, più spesso una condanna. Quantunque, lo so benissimo, la mia Lei non potrà mai essere solo mia. Siamo in troppi ad invocare il suo nome ogni festa comandata. Ma non c’è gelosia in questo amore, in questa orgia di sentimenti collettivi, in questa quotidiana follìa. Stiamo parlando di un amore che affratella, non divide. Che abbraccia tutti in un grido e in una canzone, non separa. Perché la mia Lei non teme i confronti. Non teme le critiche. Non teme il passare del tempo. Lei non diventerà mai vecchia, anche se è del 1902.

E dunque buon San Valentino, maglia del Vicenza. E buon San Valentino a tutti i miei fratelli e sorelle biancorossi. Buon San Valentino ottomila volte. No, che dico… Molte, molte di più. Dall’Alto Adige alla Sicilia, come sempre. Solo Lane.

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