Il Lane a Monza, in cerca di identità

L'analisi sul momento che sta vivendo la società del patron Rosso, tra mal di pancia presidenziali e aspettative della piazza

Bedin, Rosso e Rossi al Menti contro il Pordenone (foto LR VIcenza)

Contro il Monza, in attesa di capire i reali obiettivi della società LR Vicenza tra due big match: quello appena pareggiato con la capolista e quello di stasera contro una protagonista ancora solo sulla carta, cioè il Monza del Cavaliere Mascarato.

La classifica dei biancorossi, oltrepassata la metà della corsa, palesa che sarà difficile raggiungere quest’anno l’obiettivo serie B, nonostante l’allargamento dei posti deciso dalla Federazione. Ma la strada intrapresa è quella giusta, a patto di saper trarre da questi primi sei mesi di attività, le indicazioni corrette per mettere la barca su una rotta vincente. E per prima cosa, quindi, fare chiarezza, assoluta e totale chiarezza, su cosa ci si aspetta dalla stagione in corso. La società ha più volte ribadito di considerarlo un anno di transizione, senza altre ambizioni che ben figurare in graduatoria e porre al contempo le basi per avviare un programma pluriennale destinato a portare il club alle categorie superiori. Tutto giusto. Se non fosse che non sempre i segnali sono poi coerenti.

Lo sfogo di Stefano Rosso dopo l’ultima gara, se è perfettamente comprensibile sul piano emozionale (soprattutto provenendo da una famiglia avvezza a raggiungere con grinta le mete aziendali) va tuttavia in evidente controtendenza rispetto a quanto appena rilevato. Se l’obiettivo non è cambiato, infatti, la posizione della squadra (nona a 35 punti, in zona play off) non appare tale da giustificare tanta delusione dopo il punto conquistato contro il super Pordenone. Ma se le cose fossero invece cambiate e la meta diventata quella di operare subito il salto, allora le rampogne del presidente acquisirebbero un loro senso.

Penso a questo punto che i tifosi abbiano diritto di conoscere la situazione in modo inequivocabile.

Anche perché altri step in precedenza ne hanno reso un po’ indecifrabile l’essenza. Ad esempio il licenziamento di Colella. Che sarebbe spiegabile e persino giusto, nel caso di ambizioni che l’ex mister non riusciva a rincorrere con la sua formazione ancorata a mezza classifica. In tal caso, però, cioè se la mossa fosse stata rivolta ad un deciso salto di qualità, molti si sarebbero aspettati l’arrivo in panchina di un pezzo da novanta. Magari non Guidolin o Di Carlo ma roba tipo Cosmi o De Biasi. Invece si è puntato su Serena, ottimo tecnico ma più o meno allo stesso livello di Colella.

Quale il senso dell’operazione, sempre se stiamo parlando di anno di transizione, ovviamente? Pure la scelta di rinforzare la squadra a gennaio con giocatori contrattualizzati fino a giugno e non certo giovanissimi, appare un po’ distonica con la politica di costruzione del gruppo del futuro, quello su cui basare i prossimi 4 o 5 anni, giusto come avvenne con l’organico di Ulivieri passato quasi in toto a Guidolin per l’epopea successiva.

Ed infine risulterebbe importante riuscire a riflettere criticamente su certe scelte tecniche del recente passato.

Quelle a centrocampo, ad esempio, dove sono arrivati Cinelli, che è fondamentalmente un valido incontrista e Bovo, elemento di prim’ordine ma che assomiglia tanto ad un De Falco 2, rinunciando in questo modo alla bacchetta magica di un vero direttore d’orchestra. O anche quelle in difesa, per la quale si insiste su uno schieramento che ha brillato lo scorso anno in maglia giallorossa ma che quest’anno mostra evidenti limiti sulle palle trasversali. Sabato, ad esempio, oltre al gol dei ramarri originato da un tiro da fermo, si è assistito nel primo tempo ad un errore clamoroso su un traversone dalla sinistra che l’intera difesa ha osservato transitare quasi rapita come Gaspare, Melchiorre e Baldassarre con la cometa di Betlemme.

In sintesi: Renzo Rosso ha rimesso il Lane in carreggiata, togliendolo dall’inferno che stava per inghiottirlo. E sta facendo importanti passi in avanti, soprattutto sul fronte organizzativo e di immagine. Si sfruttino dunque questi mesi decisivi prima del game over per apportare le opportune correzioni di rotta che Seeber indicherà. Perché il sogno di riportare Vicenza nell’Olimpo del calcio non è impossibile per questa dirigenza. E poco conta arrivare terzi oppure noni. Una volta salvata la faccia sul piano dei risultati, quel che importa sarà di mettere i giusti paletti affinché il 2019/2020 diventi davvero l’epoca della rinascita. Lo meritano gli sforzi economici della proprietà. Lo merita il ritrovato interesse di un mondo imprenditoriale tenuto lontano da via Schio da ventanni di obbrobri indicibili. Lo merita soprattutto l’incredibile pubblico del Menti. Che la serie A se la sarebbe guadagnata da mo’, dipendesse solo da lui… Ma adesso stop alle elucubrazioni belloniane e occhi puntati sul calcio giocato e sul Brianteo.

Che il Vicenza calcherà con gli effettivi quasi al completo (mancheranno solo Salviato e Curcio) mentre i brianzoli di Brocchi dovranno rinunciare al loro bomber principe, Brighenti, già oggetto del desiderio dei berici in estate. Inizio alle ore 20.30 agli ordini del signor Bitonti della sezione di Bologna. Buon divertimento!

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