Hanno ammazzato il Lane, il Lane è vivo

La risposta di Alberto Belloni al duro comunicato della curva Furlan

M’è capitato di leggere il comunicato della Curva Furlan a corredo dello striscione esposto domenica al Nereo Rocco. L’ho letto e anche riletto, perché di prim’acchito pensavo mi fosse sfuggito qualcosa di importante. Ma non era così.

Anche in seconda battuta rimaneva chiaro l’antico peccato di Onan sul tema delle matricole federali. Cioè, i mittenti si riterrebbero duri e puri per aver recuperato il titolo sportivo dopo il fallimento del 2012, mentre i destinatari andrebbero censurati come traditori del vecchio Lanerossi Vicenza.

Volendo fare i giornalisti e non gli ultras,

osservo che la differenza è originata in gran parte dall’esito della procedura fallimentare.

Nel caso della Triestina l’esercizio provvisorio (gestito dal dr. Turazza) consentì alla squadra di terminare il campionato, ma l’estate successiva, deserte entrambe le aste per l’aggiudicazione del club, la FICG passò alla radiazione della società. Nacquero a questo punto due diverse cordate interessate a ripartire dalle categorie inferiori ma solo una ricevette dagli organi federali il via libera all’attività agonistica, con il nome Unione Triestina 2012. Nel settembre 2012 i tifosi giuliani ottennero per 5.000 euro , dal curatore fallimentare l’affitto del titolo sportivo originario, concedendolo subito alla neonata società. Nel 2015 questo uso gratuito venne annullato e a fine stagione si arrivò al secondo fallimento. L’anno successivo, la FIGC (grazie ad una modifica speciale dell’art. 52 della precedente normativa) riammise i rossoalabardati ai campionati ufficiali con il nome Società Sportiva Dilettantistica Unione Sportiva Triestina 1918 e vi fu una nuova concessione d’uso del titolo sportivo da parte della tifoseria.

Le tribolazioni del Vicenza Calcio sono note

e non è il caso di ripercorrerne le tappe. Limitiamoci solo alla differenza sostanziale.

Durante la procedura fallimentare gestita dal dr. De Bortoli, tramontate alcune sedicenti cordate ventilate durante l’inverno, si palesò l’interesse a rilevare il sodalizio da parte di Renzo Rosso. L’asta non andò deserta e il giudice assegnò il club alla società ad OTB, la quale tuttavia preferì non acquistare l’intero pacchetto ma solo un ramo d’azienda, conservando la matricola federale appartenente al Bassano Calcio. Con questa operazione di fatto il Bassano cessò di esistere e il nuovo club assunse la denominazione LR Vicenza Virtus, indossando la tradizionale maglia biancorossa e giocando sempre al “Romeo Menti” con la R cucita sulle maglie.

Per aiutare il passaggio travagliato del fallimento, i tifosi del Lane versarono nelle casse sociali non già 5.000 ma ben 100.000 euro, frutto di sottoscrizioni volontarie. La famosa differenza, in sostanza, consiste solo nel numerino scritto nei registri della FIGC. Che nel caso della Triestina corrisponde a quello del 1919 mentre nel caso nel Vicenza è diverso da quello del 1902. Fin qui storia e non chiacchiere. Il resto sono vicende tribolate di due squadre con un passato importante, entrambe passate attraverso gli orrori dello sport da aule giudiziarie: cambi di denominazione, riammissioni, ripescaggi e fallimenti.

Conclusioni

La pretesa della Curva Furlan di rappresentare il calcio immacolato di fronte a quello mercenario di casa biancorossa è, ripeto, un piacere solitario che mette a rischio la vista. Che un club perda la sua matricola, acquisendone una diversa da altra società è cosa già vista (ultimo esempio la Spal) e che si vedrà ancora, in questa situazione che mette sempre più spesso le realtà non di prima fascia in condizioni di dissesto.

Tanto vale abituarcisi e non perdersi in sofismi burocratici. Hanno ammazzato il Lane e il Lane è vivo, potremmo dire, parafrasando De Gregori.

E si metta il cuore in pace, chi rosica e alimenta da mesi una polemica sterile e vuota. Non c’è differenza tra l’Associazione del Calcio in Vicenza e il L.R. Vicenza Virtus. Perché il trait d’union sta tutto nel cuore dei sostenitori e non nelle carte federali. E non c’è proprio differenza tra questo nuovo Vicenza e le altre contendenti. Anzi, una ce n’è. La Nobile Provinciale non ha mai avuto bisogno di dipingere i tifosi sugli spalti per non farli sembrare troppo deserti. Anche questa è Storia, signori miei…

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Commenti (1)

  • Visto che si va per citazioni, vorrei aggiungerne una prettamente culinaria: I turtèi con la zuca i l'è fatti col la zuca e con la passion. Se manca la zuca no i l'è tortèi, se manca la passion no i l'è boni. Detto mantovano, terra che mi vede ospite da molti anni ormai e prendendo spunto dall'articolo del caro Alberto Belloni, volevo aggiungere che la storia descrtitta da furlan anzichenò, va letta, va compresa e solo dopo va commentata. Mi fa specie che, un agglomerato di teste curvaiole si prenda la briga di disquisire su un concetto filosofico privo di contorni, sfumato con gli ottimi vini di cui la terra dei muli ne è ben fornita. Sagome appunto, dipinte o meno che siano, ma senza vita e che per essere rianimate sono accorsi i butei gialloblù della città di Giulietta. Ma tutto questo è folkrore, che merita solo un' occhiata distratta e null'altro più. Noi biancorossi vicentini, passiamo oltre e brinderemo con dell'ottimo Lambrusco e pasteggeremo con un sublime salame mantovano alle nostre vicende pallonare senza scomodare i santi e godendoci il nostro Lanerossi targato 1902.

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