Il punto di Alberto Belloni: «Archiviato il Carpi, si va verso il Rimini»

Qualità di base, mentalità giusta e un po’ di “fattore C” fanno 5 punti in classifica

Le annate buone si indovinano non solo dalla qualità della squadra e del tecnico ma da tante altre cose, prima tra tutte l’incidenza del fattore C. Basta niente. Un fallo commesso in area su cui l’arbitro sorvola, un palo a portiere battuto, un tiro della domenica che diventa eurogol per gli imperscrutabili sentieri del Destino. L’anno scorso Colella, che pur commise qualche errore, non fu certo aiutato dalla buona sorte.

L’emblema resta la straordinaria traiettoria inventata da Tommy Lelj al Menti o i puntuali prezzi pagati per ogni errore di Bizzotto & C. Quest’anno il copione è diverso. Non solo perché l’organico è migliore ma anche perché il Lane di Mimmo Di Carlo gode sin qui di un vento a favore, che si merita peraltro tutto. Anche ieri al Cabassi si è respirata quest’aria di magic moment. Il primo tempo, ad esempio, poteva tranquillamente chiudersi sul 3-1. Il Carpi giocava meglio e il Vicenza appariva farraginoso e a corto di idee.

Le tre grosse occasioni sbagliate dai padroni di casa, tuttavia, non vanno addebitate soltanto alla mala sorte. Chi non sfrutta le chances offertegli, in questo caso con gli errori dei vari Biasci e Saber, deve solo biasimare sé stesso e i propri limiti in fase realizzativa. Eppure lo zampino di Madama Fortuna c’entra, eccome… Nella ripresa, grazie al Dio, la musica è cambiata, soprattutto dopo gli innesti dei nuovi acquisti berici ed il gran gol del pareggio dell’Artigliere. Di lì in avanti tanto Lane e Carpi in flessione , con almeno due nitide occasione da rete per gli ospiti (Arma e Cinelli), un bel gol (con assist di Vandeputte) e un presunto fallo da rigore sullo stesso fiammingo.

Gli emiliani chiudono con le gambe pesanti mentre gli ospiti sembrano avere ancora birra in corpo. Ai punti, quindi, secondo tempo appannaggio  degli uomini di Di Carlo. Riassumendo, una partita a tratti anche divertente, ma per lo più senza trame convincenti. La fasce dei biancorossi hanno funzionato col freno a mano tirato. Il centrocampo ha pagato la pessima giornata di Emmanuello e le difficoltà di due buoni elementi come Cinelli e Zonta, costretti a fare un mestiere che non è proprio nelle loro corde.

E un attacco in astinenza di rifornimenti ma anche a lungo impalpabile, specie in Arma che ha fatto un deciso passo indietro rispetto alla settimana scorsa. Sugli scudi la coppia difensiva, che in qualche modo è riuscita ad arginare il temutissimo Michele Vano (a secco). La prova del gigante romano, peraltro, ha destato una grande impressione. Praticamente immarcabile sulle palle aeree, difende palla come un leone e quando va in progressione lascia sul posto gli avversari. Se non si perderà per strada, ne sentiremo parlare. Peccato (per lui) che abbia già 28 anni.

Molto bene i due nuovi acquisti. Rigoni, pur in difetto di tenuta fisica, si è piazzato davanti alla difesa come se ci fosse sempre stato, garantendo ordine e linearità e dispensando ai più giovani compagni il tesoro della sua esperienza ad altissimo livello. Quanto a Vandeputte, si è subito capito perché a Viterbo è scoppiata una mezza rivoluzione alla notizia della cessione. Schierato a destra (ora qualche fenomeno da tastiera capirà il senso della mia domanda in conferenza stampa) ha spaccato la gara, mettendo in mostra l’intero repertorio: classe, velocità, verticalità, coraggio e piede educatissimo.

Aspettiamo a farne un fuoriclasse, per carità, ma quel che si è visto è molto interessante. In attesa dei risultati odierni del resto del lotto, rimane un Mimmo Di Carlo ancora imbattuto e una squadra che pare aver compreso come la regolarità e la continuità ingredienti indispensabili per stare in vetta. Come ha dimostrato l’anno passato il Pordenone. Ora non resta che riconfermarsi in casa. Il pubblico è carico e la conta degli abbonamenti lancia segnali importanti. Il Rimini è avvertito. La musica è cambiata, signori. Passa il Rex…

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