Il punto di Alberto Belloni: «Verso Ravenna, tra leoni e giaguari»

Prime contestazioni a Colella dopo la cocente sconfitta a Gubbio. Ma diamo un occhio alla Storia

Foto pagina FB L.R. Vicenza

La sconfitta a Gubbio, oltre a risucchiare il Lane all’indietro in classifica, alimenta qualche discussione sulla conduzione tecnica della squadra. Per la prima volta la posizione di Colella segnala qualche scricchiolìo, piuttosto ingeneroso in verità, perché non tiene conto di alcune evidenze: la prima delle quali è che da un paio di settimane la squadra soffre metà dei titolari fuori servizio ed almeno un altro paio (vedi De Falco e Bizzotto) che giocano non al 100%. La seconda attiene agli obiettivi stagionali, che per qualche tifoso sono la promozione immediata mentre per la società definiscono l’avvio di un piano triennale destinato a concludersi con la serie B. Il che non significa che Renzo Rosso non intenda provarci anche subito, se le condizioni lo permetteranno.

SERVONO DUE NUOVI INNESTI

E quando parlo di condizioni intendo soprattutto la campagna di rafforzamento al mercato invernale. Così com’è il Lane è una buona squadra da play off (come ho sempre sostenuto fin dall’inizio). Se la si vuole trasformare in una pretendente alla promozione diretta occorre integrarla con almeno altri due nuovi innesti (oltre al già ingaggiato Cinelli) ed in particolare con un forte attaccante da doppia cifra da utilizzare in alternativa (oppure assieme) ad Arma. Perché su una cosa almeno il bravo Colella sbaglia. Nella comprensibile volontà di far sentire importante ogni membro del gruppo ha sbandierato ai quattro venti di poter contare su una ventina di titolari a pari livello. Ma non è così. Le prime scelte non sono mai uguali alle seconde scelte e se in campo di “riserve” ne hai 5 (come a Gubbio) il valore complessivo della squadra non può che abbassarsi.

Quando la situazione ti costringe a lasciare a casa quelli più bravi per affidarti a quelli meno dotati o meno esperti, quasi sempre paghi dazio. Qualche “mugugnatore” ha inoltre tirato in ballo la questione della preparazione atletica, responsabile, a detta di questi super esperti di fisiologia e di traumatologia, dei problemi fisici di alcuni giocatori biancorossi. Io che ,contrariamente a cotanti luminari, di medicina sportiva ne capisco quanto di coltivazione delle orchidee, evito di dare giudizi o consigli. Ritengo che la valutazione sull’attuale staff medico sia continuamente sul tavolo della dirigenza. Come inciso, mi limito a ricordare che fino all’anno scorso lo staff sanitario del Vicenza era considerato nell’ambiente tra i più affidabili e specializzati in Italia. E’ stato dunque opportuno smantellarlo? Giro la domanda a chi di competenza…

I PROBLEMI NON STANNO NEL MANICO...

Si avvicina intanto la gara interna col Ravenna e l’emergenza continua. L’allenatore ha cercato sia col Teramo che al Barbetti qualche soluzione alternativa, tanto come singoli che come schema. Con risultati (il mister è il primo a rendersene conto) non certo lusinghieri. Ha provato a puntare su Maistrello e su Razzitti (come chiedeva la parte della piazza), ha dato spazio ai giovani, ha gestito prudentemente il piede di Giacomelli. Cosa gli si può rimproverare, viste le condizioni di assoluta emergenza in cui si sta muovendo? Poco, ma non niente… Qualche errore l’ha fatto certamente anche il mister. Per esempio il poco spazio dato a Zonta (sin qui uno dei più in palla) o l’insistenza a confermare un Curcio che rappresenta al momento la più cocente mancata promessa del mercato estivo.

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Nessuno può dirsi esente da errori. L’ha ammesso lo stesso Colella più volte, in questi ultimi giorni. Ma concludere che i problemi stanno nel manico, come qualche buontempone ha fatto, imperversando sulla rete, merita l’Oscar della faciloneria e della superficialità. Fatemi perciò chiudere con una memoria calcistica. Circa 34 anni, quando Guidolin arrivò a Vicenza per sostituire Renzaccio Olivieri, infilò 13 pareggi (e 2 sconfitte) nelle prime 20 gare. Allora non c’era i leoni da tastiera ma imperavano i giaguari da Bar Sport. I quali contestarono subito la nuova guida tecnica, appiccicando al mister l’appellativo dileggiante di Mister X. Sappiamo tutti come si sviluppò poi l’ascesa di San Francesco da Castelfranco Veneto. Ora, non mi azzardo certo ad immaginare Colella allo  Stamford Bridge a giocarsi la Coppa, ma quelli là magari pensano di averla fatta franca. Purtroppo per loro io ho i capelli bianchi e la memoria lunga. Li ho visti salire poi sul carro del vincitore, dimostrando di avere faccia e terga perfettamente intercambiabili. Insomma, Guidolin è Guidolin e Colella è Colella… Ma la storia del calcio, come l’amore, fa strani giri e poi magari ti ritorna come un boomerang. Chi può dirlo?
 

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