Il punto di Alberto Belloni: «Niente bandiera bianca per il Lane»

A fine stagione i processi. Ora c’è da inseguire un sogno e un miracolo

Tra i mugugni che (giustamente) accompagnano il percorso del Lane in questo campionato, ho sentito tirare in ballo più volte il discorso allenatore. Come i lettori più affezionati avranno avuto modo di notare io non ho mai tirato in ballo la panchina, né quando era occupata da Serena né durante la gestione Colella. E questo non perché i tecnici non abbiano commesso qualche errore, ma semplicemente perché non ritengo che i problemi della squadra traggano origine da una cattiva conduzione tattica.

Il Vicenza del primo anno di Renzo Rosso è una formazione della quale ormai, a 33 partite dal via, conosciamo vita morte e miracoli. Si tratta di un gruppo che non ha nei valori tecnici la sua arma vincente. E si sa, da che calcio è calcio, che quando un club non eccelle sul fronte della qualità individuale, deve spostare il confronto su quello dell’organizzazione di gioco, dell’aggressività e della continuità. Non è che il Vicenza approntato da Werner Seeber queste ultime doti non le abbia. Solo che riesce a buttarle in campo solo quando la condizione fisica e mentale lo assistono al 100%.

E’ sufficiente che questo stato ideale fletta in qualcuno dei protagonisti ed ecco che il giocattolo si rompe con sconcertante ripetitività. La partita di ieri contro la Ternana è stata ancora una volta illuminante in tal senso. Finchè polmoni e gambe hanno retto, i biancorossi hanno saputo offrire ai tifosi un primo tempo di buona caratura, nel quale con merito avrebbero potuto arrotondare il vantaggio ed inoltre hanno concesso poco o nulla agli avversari. Ma quando lo smalto è andato smarrendosi (anche per le scorie dell’incontro in inferiorità numerica mercoledì al Brianteo) tutte le magagne sono riemerse puntualmente: la squadra ha perso campo, efficacia nel pressing, chiarezza di idee e coraggio  nel proporsi in avanti. Ha subìto ancora una volta e deve pure accendere un cero alla Madonna di Monte, per aver lasciato alla Ternana almeno due clamorose opportunità di farsi corsara al Menti.

CONFIDANDO NEL RUSH FINALE...

C’è un’ulteriore considerazione opportuna da fare. Nelle critiche a Colella qualcuno ha tirato fuori la questione dei cambi. E’ vero che a trarre giovamento dalle sostituzioni sono stati più gli ospiti che non i padroni di casa. Ma non mi pare questione legata alle scelte dei coach, quanto ad una obiettiva differenza di peso specifico nelle panchine. Il Lane ha inserito Salviato, Bovo, Laurenti, Maistrello e Tronco. Gallo invece ha potuto far conto su Castiglia, Paghera, Pobega, Frediani e Vantaggiato. C’è bisogno di fare ulteriori commenti? Rimane solo, come predico da settimane, di cercare di salvare il salvabile, senza fare troppi processi anzitempo.

A fine campionato qualcuno ci spiegherà perché è stato lasciato andar via Malomo, forse l’unico dell'anno horribilis ad essere un top player di C (non a caso se l’è accaparrato la Triestina), perché non è stato preso il regista che eravamo in molti a considerare indispensabile in questo gruppo, perché sono stati ceduti a gennaio due terzini venticinquenni dalle buone prospettive per sostituirli con due trentenni fuori condizione ecc.. Per il momento occorre andare a Teramo confidando nel fatto che questo Vicenza piace di più in trasferta di quel che accade al Menti.

E ben consci che l’ingresso ai play off non avverrà per intervento divino o per premio di blasone: Ci sono sei club che ci inseguono tra i  36 e 38 punti, (a tiro cioè di un paio di vittorie) e che giustamente non hanno rinunciato al sogno di inserirsi nel gioco spareggi. Tuttavia anche in casa di RR c’è un sogno nel cassetto. Una volta raggiunto l’obiettivo della coda post campionato si può magari sperare che il Lane trovi proprio nel rush finale l’alchimia perfetta di rendimento. Perché quando il Vicenza gira, l’abbiamo visto in più di una occasione, non teme nemmeno gli avversari più accreditati. Si tratta solo dell’ultima illusione di una stagione che sin qui non vale l’etichetta di anno zero? Io mi fido di Colella e non voglio alzare bandiera bianca…

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