Il Lane e il Coronavirus, il punto di Alberto Belloni: «Finché vedrai sventolare bandiera gialla»

Dopo il Vicenza ai tempi del colera, ecco quello ai tempi del COVIR

Nel titolo ho rubato le parole a Gianni Pettenati, non perché voglia riesumare i fasti della fortunata trasmissione radiofonica anni ’60 del duo Arbore/Boncompagni, ma perché mi piace l’immagine del pericolo a bordo del transatlantico football. Le generazioni più giovani di tifosi potranno raccontare ai nipotini l’epopea del Lane nell’anno del Corona Virus, ma poco o nulla sanno di un altro morbo che ha attraversato il calcio nostrano, quasi cinquantanni fa. Il Belloni, ahimè, ha abbastanza primavere sul groppone per raccontare anche quegli eventi, che visse da ragazzo e ricorda nitidamente. Dell’attuale super influenza non so abbastanza per pontificare (più avanti vi spiegherò perché) ma della precedente sono qui in grado regalarvi un piccolo sunto.

Correva l’estate dell’anno 1973. Il Lanerossi si avviava a disputare l’ultima stagione del magico ventennio di serie A, con in panca “Testina d’oro” Ettore Puricelli e in campo la squadra dei vari Bardin, Ferrante, Berni, Galuppi, Sormani e Vitali. In quella seconda metà di agosto, con alle porte il turno di Coppa Italia (i biancorossi avrebbero giocato il 29, pareggiando a Bergamo) morì a Napoli per una febbre enterica la ballerina inglese Linda Heyckeey, dando così di fatto il via alla stagione del colera. Epicentri del contagio furono proprio la città partenopea e (in misura minore) la regione Puglia. Il calendario degli incontri, prevedeva, tra l’altro un Genoa-Napoli e un Verona-Bari. Appreso il diffondersi del colibatterio, le autorità vietarono le due gare. I Grifoni, per solidarietà con gli avversari, proposero allora di capovolgere l’incontro, disputandolo allo stadio Marassi, ma stavolta furono i giocatori (preoccupati per il contagio) a declinare l’offerta. Stessa cosa fecero gli atleti scaligeri, sicchè le due gare non vennero disputate.

La Federazione decretò allora lo 0-2 a tavolino alle società inadempienti. Nel frattempo l’epidemia si era sviluppata in modo importante: furono vaccinate almeno un milione di persone. La falce epidemica fece alla fine una quarantina di vittime (27 all’ombra del Vesuvio, 9 nel Tavoliere e il resto altrove) ma per fortuna si rivelò violenta ma di breve durata. A fine ottobre l’allarme fu dichiarato chiuso. Per scusarsi con i supporters del Ciuccio, il Genoa organizzò il 22 ottobre la partita della riconciliazione in terra ligure, avviando un forte gemellaggio tra le tifoserie durato fino all’anno scorso. La trasmissione della malattia, fu accertato, si attivò attraverso i mitili, cioè le cozze ma, contrariamente alle prime notizie, non quelle pescate nel Golfo ma quelle di una partita proveniente dalla Tunisia. E il Vicenza? Il Vicenza giocò regolarmente il suo primo match di Coppa e poi, il 2 settembre, accettò di disputare l’incontro a Brindisi, che perse 3-0 (la sonante sconfitta gli costò il passaggio del turno). Il tabellone del campionato, iniziato il 7 ottobre, presentò il 25 novembre (ad emergenza chiusa) un Napoli-Vicenza vinto dai partenopei, nonostante il gol del vantaggio di Flipper Damiani. Apro, se mi consentite, una parentesi sulla partita di ritorno al Menti, in cui il Lane si prese la rivincita sugli azzurri grazie alla doppietta di Sormani. Partita incandescente, con noi che gridavamo agli avversari “Colerosi!” e “Vibrionici!” e gli ospiti che rispondevano a suon di bombe carta e razzi. Finì a botte nel piazzale esterno allo stadio e il mio amico Roby si prese una gran bastonata sull’orbita.

Sicchè passai la serata di quel 17 marzo al Pronto Soccorso per fargli compagnia (Eh, sì… Anche i giornalisti babbioni sono stati ultras…). Il Napoli (di Canè, Juliano e Clerici, allenato da O’ Lione) finì terzo in classifica, dietro alla scudettata Lazio di Maestrelli e la Juve di Causio, Capello e Bettega. I biancorossi restarono nella massima serie al fotofinish, nonostante la Waterloo casalinga proprio contro le zebre, frutto della tripletta del compianto Pietruzzo Anastasi. Ma questa è un’altra storia. Torniamo invece all’oggi, che mi appare talmente denso di incertezze da consigliare grandissima prudenza sulle valutazioni. Due partite, come sapete sono già state rinviate: una al 18 marzo e una al 14 aprile. Quindi una tra venti giorni e l’altra tra un mese e mezzo. Ma chi può essere sicuro che queste date potranno essere rispettate? L’epidemia del 1973 durò esattamente due mesi, ma l'odierna è assai diversa: si tratta di un virus polmonare e non intestinale, è molto più invasivo e diffusivo e potrebbe estendersi presto a tutto il Paese. Speriamo non sia così, ma l’ipotesi non è campata in area (lapsus pallonaro). Peraltro, anche soltanto tenendo conto delle enclaves a rischio attualmente accertate (Veneto e Lombardia) quali scenari appaiono all’orizzonte? Il Vicenza sarebbe atteso da Arzignano (8 marzo) e Sambenedettese (15 marzo), entrambe al Menti e poi Padova all’Euganeo (il 22) e ancora Triestina in casa (il 25).

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E’ irragionevole immaginare che, in costanza di contagio, la prospettiva si riveli un black out fino almeno ad aprile? E con quali conseguenze? Che, se ci saranno zone d’Italia immuni, alcune squadre disputino le gare ed altre no, fino a data da destinarsi? Che avremo chi deve giocare a porte chiuse mentre i più fortunati godranno del loro pubblico? Che, nel caso di protrarsi dell’emergenza, non si troverà più lo spazio temporale per decine e decine di recuperi? Come vi ho anticipato, non ho risposte serie a questo gigantesco guazzabuglio. Certo, il rischio (sportivo) è che tutti questi sconvolgimenti alterino la regolarità delle competizioni. Brutta cosa, ma ovviamente nulla, se paragonato alla salute delle persone, messe a rischio dalla malattia. A noi calciofili, non resta che aspettare che venga ammainata la bandiera gialla. Poi, dopo il Vicenza ai tempi del colera, entrerà nell’immaginario collettivo anche il Vicenza ai tempi del COVIR. Sic stantibus rebus, per consolarci, ogni tanto daremo un’occhiata alla classifica. O è pure quella in quarantena, diavolo can?

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