Lane, tra fantacalcio e sputacchi virali

Poche luci e tantissime ombre sulla ripresa del calcio giocato

Anche nel mondo del pallone si naviga a vista. Molte squadre stanno insistendo con le autorità per poter riavviare gli allenamenti collettivi ma il ritorno all’attività appare ancora piuttosto lontano. Quanto lontano? Questa la domanda che i tifosi, anche quelli biancorossi, si fanno di continuo. Difficile sentenziarci sopra. La mia opinione è che la crisi sia ancora piuttosto lontana all’orizzonte. Stiamo arrivando alla fine di marzo e mancano ancora 11 partite per completare il cartellone della serie C. Il che significa, pur ipotizzando un recupero forzato a colpi di due partite alla settimana, circa un mese e mezzo di gare.

Ma quando si potrà riiniziare a giocare? Secondo il sottoscritto è illusorio immaginare una ripresa del calcio giocato prima di maggio, nonostante qualche turno a porte chiuse. I più recenti studi epidemiologici parlano di un mese di attesa per i primi accenni di abbassamento della curva dei contagi e almeno due per una significativa riduzione della diffusione del virus. Mettendo insieme queste prospettive al massimo si può pensare ad un campionato che possa ripartire senza pubblico a fine aprile/inizio maggio per chiudere i battenti a giugno. Data ultimativa, visto che proprio il 30 di giugno scadono i contratti di molti giocatori in attività.

Folle poi pensare di proseguire a luglio, quindi, anche per il discorso ferie estive e inizio dei ritiri 2020. Un quadro complicatissimo che fa sembrare davvero ardua la conclusione del campionato attraverso il percorso ordinario. Ci sarebbe, secondo qualcuno, l’altra soluzione, cioè quella del congelamento del torneo alla fine del girone d’andata o allo stato attuale. Ma anche questo è fantacalcio. Per carità, dal punto di vista regolamentare si potrebbe fare. Anzi, è già stato fatto. Nella stagione 1948/49, all’epoca della tragedia di Superga, il Grande Torino aveva 4 punti di vantaggio sulla più diretta inseguitrice, l’Inter e sei sulla terza classificata, il Milan. Con 8 punti ancora da assegnare, ci sarebbe stata quindi la teorica possibilità per le inseguitrici di raggiungere la capolista.

Nonostante ciò la Federazione dichiarò assegnato lo scudetto alla formazione granata e il torneo si concluse con le ultime gare disputate dalle formazioni giovanili secondo un patto d’onore accettato da tutti. Ma veniamo all’oggi. Il girone B è guidato dal Lane, che ha 6 punti di vantaggio sulla Reggiana e 8 sul Carpi (un turno da recuperare). Ma con 39 punti ancora a disposizione la prima piazza resta teoricamente raggiungibile anche da tutte le altre del lotto, ad esclusione di Imolese, Arzignano, Fano e Rimini. Il quesito è semplice: ve le vedete le altre compagini del lotto rinunciare tout court alle residue possibilità in nome del morbo? E mi riferisco in particolare a quelle meglio piazzate, almeno fino al Padova, quindi, anche se le “galline” di punti di distacco ne hanno ben 17.

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Quanto sopra premesso, cosa succederà allora? Temo non lo sappia nemmeno il mago Otelma. C’è solo da tenere d’occhio la maledetta curva rossa che sintetizza graficamente l’impatto della malattia. Dicono che gli effetti dell’autoclausura cui ci siamo responsabilmente piegati tutti potrà vedersi solo tra una quindicina di giorni. Ho detto tutti, ma sarebbe più corretto dire “quasi” tutti. Perché l’aliquota di membrocefali che in barba al buon senso (prima ancora che alla normativa) pare tuttora agguerrita. Faccio una proposta alla Jonathan Swift. Perché non recuperare all’uso collettivo gli spazi del Centro Morosini, piazzandoci dentro le legioni di salutisti e animalisti che proprio non ce la fanno ad accontentarsi del balcone o del giardinetto condominiale? Io mi piazzerei comodo comodo sulla collina di Isola a guardarli mentre circolano assatanati, alitandosi reciprocamente addosso fiati vibrionici e sputacchi virali. Una volta la chiamavano selezione naturale della specie…

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