Il punto di Alberto Belloni: «Vince il Padova...il Lane risponde»

Percorso netto per gli uomini di Di Carlo che liquidano anche la pratica Cesena

Se non fosse per un Padova cannibale, quest’anno il Vicenza starebbe facendo una marcia trionfale. Al momento, purtroppo, là davanti ci sono le galline, forti delle 7 vittorie e un pareggio (meglio persino della corazzata Monza nel girone A), che tengono un passo incredibile. Basti un dato: anche se la Reggiana sin qui non ha mai perso e il Lane sta in perfetta media inglese, i biancoscudati sono riusciti egualmente a fare il vuoto dietro: 6 punti di distacco dagli emiliani e 4 dai biancorossi.

Mai visto… Lasciamo però da parte le prodezze dei cuginetti ed occupiamoci delle medaglie di casa nostra. L’errore più grave che potremmo fare in questo momento sarebbe quello di cullarsi sugli allori dei risultati intonando il coro di “Madama la Marchesa”. Il Vicenza è tosto, motivato, coeso e concreto ma c’è ancora molto da lavorare per Mimmo Di Carlo, perché molti sono ancora gli aspetti migliorabili. Vogliamo parlarne, visto che i panni sporchi si lavano in casa e preferibilmente quando le cose vanno benone? Da buon opinionista mi tocca dire espressamente la mia, anche a costo di fare arrabbiare qualche tifoso che mi rimprovererà di cercare il pelo nell’uovo. Non mi convincono pienamente, per cominciare, le fasce laterali. Nella versione Bruscagin/Barlocco, esse hanno sin qui assicurato ai biancorossi una valida copertura difensiva (a dirlo sono i soli 4 gol subìti, di meglio hanno fatto solo i biancoscudati). E si sa che quando la difesa tiene non è mai merito solo dei centrali, ma anche dei laterali e dei mediani. La versione Bianchi/Liviero potrebbe essere più attrezzata per la spinta offensiva, ma probabilmente darebbe meno garanzie in marcatura.

Ecco dunque il primo tema su cui il mister dovrà ragionare, anche perché quando la zona centrale del campo si fa affollata come il parcheggio delle Piramidi, l’opzione di mettere in difficoltà gli avversari con incursioni sulle corsie esterne diventa quasi irrinunciabile. Ma veniamo proprio al centrocampo, dove vedo un problema di quantita più che di qualità. Il 4/3/1/2 utilizzato sin qui consente di far male all’altro contendente ma espone i biancorossi ad evidenti rischi di inferiorità numerica. Lo si è visto anche ieri, osservando i benefici della scelta dell’allenatore di mettere un uomo in più in mezzo contro un Cesena che sin lì aveva giocato a 4 e talvolta persino a 5. E’ chiaro che quando i centrocampisti vanno in sofferenza (specie se manca Cinelli) si sfiancano in rincorse continue e finiscono per aprire spazi nel dispositivo di filtro (come si è visto bene quando Franchini partiva da dietro infilandosi tra le linee). Mimmo lo sa e non è certo il caso di insegnargli il mestiere.

L’ultima annotazione che vorrei fare riguarda la seconda punta. In questo momento Guerra non sta certo rendendo per quel che vale. E sappiamo che il talento dell’ex capocannoniere del girone è un valore aggiunto importantissimo per la squadra. La domanda dunque è: che fare in attesa che il ragazzo ritrovi condizione fisica e psicologica? Insistere su di lui (come sta facendo il tecnico) senza badare alle prestazioni, sperando così di accelerarne il recupero? Oppure lasciarlo tranquillo per un po’ in attesa del Guerra che tutti conosciamo ed intanto sfruttare le altre due punte di cui il Vicenza dispone (Arma, Saraniti o persino Jack, in altro contesto tattico)? Ecco, i tre appena accennati sono i fronti tattici sui quali il Lanerossi può ancora fare un salto in avanti. Sperando che nel frattempo le galline rallentino un po’ il loro razzolare, perché se tenessero questo passo da Juventus di Terza  diventerebbe davvero difficile competere. Ma inutile giocare coi se e coi ma.

Il primo gradino del trittico terribile il Lane l’ha già scalato. Ora restano Piacenza e Regia. A seguire l’Arzichiampo e la Samb, per arrivare infine al derbino al Menti con i pennuti e la trasferta al Nereo Rocco contro la sempre più in crisi Triestina. Un bel programmino per i biancorossi. E spettacolo a go go per i tifosi, che a fine gara hanno invocato nei loro cori il nome del Grande Timoniere. C’è da divertirsi quest’anno. Altro che “mai una gioia”…

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