Il punto di Alberto Belloni: «Il Lane prova a costruire un sogno»

Dopo anni di “mai una gioia” Mimmo Di Carlo diventerà l’Harry Potter dei Berici?

Manca un voto, nelle pagelline che ho pubblicato su queste pagine. Il 10 da assegnare al pubblico della Curva Sud per la coreografia da brividi in memoria del grande Meo Menti e per il supporto continuo assicurato ad una squadra che dominava il campo ma non riusciva proprio a metterla dentro. Chi no segna no vince, avrebbe chiosato il saggio Vujadin. Per fortuna che quest’anno il Lane ha un’arma in più: la panchina di qualità. Qualche lettore avrà però notato che le mie valutazioni sui giocatori sono state più basse rispetto alla media dei colleghi.

Il Vicenza, a mio avviso, ha disputato contro il Rimini una partita di gran cuore, nella quale ha tenuto per 85 minuti in mano il pallino del gioco, esercitando un indiscutibile predominio territoriale. Tuttavia, come sa bene il nostro conterraneo Rigoldi, nel calcio non si vince ai punti. E in altri momenti, un incontro come quello di ieri avrebbe visto i biancorossi arenarsi contro il sagace muro di Cioffi e contro la frenesia, la frustrazione e la contrarietà dei singoli episodi. Lo sa bene Colella, che nella sua recente gestione ha visto la ruota degli episodi girare quasi sempre in senso contrario.

La musica di Mimmo Di Carlo mi è sembrata subito diversa. Per la grande caratura del tecnico, è ovvio. Per lo spessore qualitativo della rosa predisposta, naturalmente. Ma anche, dico io, per l’occhio diverso con cui la Dea Bendata ha iniziato a guardare l’undici berico. Nel calcio ci sono anni buoni e anni cattivi. E quando un campionato fa parte della seconda categoria non c’è verso di uscirne. Basta niente: un tiro del bomber che sbatte sul palo per pochi centimetri, una svirgolata in difesa pagata con il gol, una decisione folle dell’arbitro che cambia il verso della gara. Nel lungo periodo del “mai una gioia” accanto all’insipienza delle dirigenze e alla pochezza del materiale umano, quante ne abbiamo viste di stagioni bersagliate pure dalla jella?

Beh, non cantiamo vittoria troppo presto, ma questo campionato 2019/2020 potrebbe essere contrassegnato da un vento nuovo, in grado di gonfiare le vele con quel pizzico di “fattore C” indispensabile a tutte le grandi imprese. Un pizzico di buona sorte che bisogna peraltro guadagnarsi attraverso le prestazioni, come avvenuto già con Modena e Fermana e in parte anche con Carpi e Rimini, per la serie “la fortuna aiuta gli audaci”. Il Lanerossi targato RR s’è dimostrato squadra capace di meritarsi quel sorriso del Fato in virtù del suo coraggio, della sua abnegazione e di un non arrendersi mai che assomiglia tanto al DNA del condottiero in panchina.

E’ un gruppo “work in progress” (siamo solo alla quarta giornata di tabellone). Quanto al bel gioco, quello che ti fa spellare le mani per gli applausi, arriverà… Per il momento basta e avanza il rispetto della media inglese e una continuità di risultati che mette in allarme gli avversari. Ancora una volta, ve lo ricordate il passato? Quando gli avversari maramaldeggiavano al Menti e in trasferta si andava a corrente alternata? Quando tutte le squadre contro cui ci battevamo arrivavano baldanzose e giocavano convinte di poter fare risultato contro un Lane tanto incerottato? Ora la situazione è diametralmente opposta.

L’imbattuto Vicenza, coi suoi ultimi acquisti di grido, col suo allenatore da serie A, con la colonna sconfitte ancora a zero, è diventato una brutta gatta da pelare. Un avversario pericolosissimo, al cui cospetto un pareggio non vale due punti persi, ma uno guadagnato. Ebbene, con che stato d’animo scenderà in campo domenica il Gubbio, tanto per fare un esempio concreto? A voi la risposta… Al momento sogniamo con i piedi per terra, come raccomandava a suo tempo Mario Sampirisi. Ma sogniamo pure quanto vogliamo. E’ tanto tempo che non lo facciamo più. Vi prego, ragazzi, non svegliatemi!

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