Il punto di Alberto Belloni: «Oggi le comiche, arriva il calcio individuale»

Il dado è tratto… Dopo l’ultimo DPCM e l’ordinanza di Zaia che entrerà in vigore alla mezzanotte, il calcio veneto riparte ufficialmente. Ma...

Solo allenamenti individuali, per il momento e a porte chiuse. Le squadre potranno così ritrovarsi già domani, ma in alcune regioni, come l’Emilia Romagna, il via libera è già stato dato nei giorni scorsi. Per il momento si tratterà di allenamenti individuali, nel senso che occorrerà garantire il rispetto del distanziamento dei calciatori di almeno 2 metri, puntando ad un’attività psicomotoria e non agonistica.

Il fatto che le Regioni abbiano affrontato il problema in ordine sparso pone i primi dubbi sulla par condicio sportiva: qualche club è partito in anticipo con sessioni individuali facoltative già ad inizio mese, mentre altri hanno preferito attendere il via libera ufficiale. Il protocollo attraverso cui da domani ci si ritroverà al lavoro è, secondo italica consuetudine, denso di incognite. E’ evidentissimo tuttavia che la sua applicazione sarà più agevole per i club che dispongono di centri sportivi attrezzati, mentre le garanzie richieste si fanno quasi impossibili scendendo man mano dalle categorie maggiori al mondo dei peones. Il Vicenza stesso, che un tempo aveva a disposizione una struttura di prim’ordine come il “Morosini”, dovrà far nozze coi fichi secchi.

A voler interpretare in senso restrittivo il termine “individuale”, infatti, si dovrebbe circoscrivere di molto la cerchia della attività consentite. Se gli atleti dovranno rispettare rigidamente la separazione prevista, alcuni step della preparazione non potranno essere effettuati o almeno non integralmente, come vi potrà spiegare qualsiasi preparatore atletico. E noi che non lo siamo, arriviamo alla stessa conclusione semplicemente con un dato numerico: se mettessimo in fila 25 persone tenendole a 2 metri di distanza, servirebbero 500 metri lineari. Ma anche evitando la fila indiana e calcolando semplicemente l’area del cerchio attorno al singolo giocatore, con la formula mandata a memoria alle medie, otteniamo (P.greco moltiplicato per raggio al quadrato) 3,14 X 4, cioè più di 12 mq., che per i 25 giocatori ipotizzati significa una superficie di lavoro di circa 300 m.q. Scusatemi questa parentesi matematica, utile però per farsi un’idea della difficoltà operativa nel gestire la squadra, visto che al conteggio andrebbero poi aggiunti anche i tecnici. Ma ci si può dividere tanti in gruppi, dirà qualcuno. Certo, ma per garantire il lavoro specifico si dovrebbe aumentare il numero di tecnici e di preparatori, nonché disporre di un Centro Sportivo molto attrezzato.

A Milanello o a Villar Perosa questo non sarà un problema, ma altrove? Ve li vedete il Giana o l’Imolese (con tutto il rispetto loro dovuto) alle prese con esigenze di questo tipo? Gli allenamenti, visto che si tratta di attività che richiedono sforzo fisico, si potranno anche fare senza le mascherine. Ma quante incognite restano sul tappeto? Gli spogliatoi sono in grado di rispettare le regole dettate per la sicurezza degli utenti? E i bagni? E le palestre? E la sanificazione continua delle attrezzature? Che cosa avviene nel caso che qualche atleta impegnato negli allenamenti, risulti positivo (in una squadra tedesca ieri l’altro ne sono individuati tre, nonostante le precauzioni)? Si mette in quarantena tutta la compagine o solo lui? Il gruppo sarà monitorato con tamponi/test e con quale frequenza?

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Nel caso un giocatore si ammali durante questo periodo di “allenamento individuale” su chi ricade la responsabilità? Sul giocatore che non si è abbastanza cautelato o sul presidente del club? I punti oscuri sono moltissimi e a mio avviso non adeguatamente analizzati. Perché la voglia di terminare sul campo i tornei in corso prevale su ogni ragionevolezza. I club da un lato ostentano il rispetto delle regole e la sacralità della salute pubblica, ma dall’altro hanno già in mano le carte bollate per spostare il calcio nelle aule di Tribunale in una battaglia senza esclusione di colpi tra le escluse. Anche io, ovviamente, non gradisco molto l’ipotesi di una promozione in B del Lane grazie ad un provvedimento amministrativo (specie dopo le retrocessioni evitate negli scorsi anni in modo rocambolesco) ma francamente non vedo alternative. O si azzera tutto (come mi pare stiano facendo in Belgio, Olanda ecc.) dichiarando nulla la stagione. Oppure si va verso una decisione che scontenterà qualcuno. Una cosa è certa, comunque. Il calcio (e in particolare la serie C) non aveva certo bisogno dell’arrivo del Corona Virus.

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