Il punto di Alberto Belloni: «Calcio e fase due, sono solo canzonette?»

Se fossimo in un periodo normale, adesso starei commentando per i miei lettori gli esiti della partita Vicenza-Imolese, ultima del tabellone. Ma nella contingenza pandemica siamo tutti condannati a disquisire sul sesso degli angeli

Gianni Grazioli

Qualcuno, di fede biancorossa meno incrollabile, sta già vacillando. “Belloni…” mi ha detto un tipo ieri mattina dall’altro marciapiede, durante una camminata rispettosa di protezioni individuali, distanziamenti sociali e brevi percorrenze. “… mi sono rimesso a giocare a scacchi!”. Ma noi, che manco l’isolamento è riuscito a guarire dal tifo, ci ostiniamo a parlare di calcio, sognando che magicamente il Tempo possa restituirci quel ci è stato scippato dal Morbo. Quando lo rivedremo, questo benedetto calcio?

Nessuno lo sa bene, in realtà. Posso al massimo condividere con voi le mie sensazioni. Credo che per la serie C (che è quella che ci interessa o almeno interessa i molti come me ai quali di Juve, Milan, Inter e Napoli non frega proprio una beata mazza) l’illusione di un epilogo sul campo sia paragonabile a quella della verginità di Cicciolina. Gli sforzi eroici della FIFA e della FIGC sono spasmodicamente tese a garantire una conclusione sul campo soltanto al massimo campionato, quello dei Paperoni. Per il quale è stata fissata una dead line che ritengo si farà di tutto per rispettare, cioè il 2 agosto. Oltre questa data ci dovrebbe dare spazio solo alle competizioni internazionali.

E le serie minori? Seguiranno a ruota, dicono. Ruota molto dentata. Sia la Cadetteria, per la quale si inventerà l’ennesimo escamotage in salsa italica, ma soprattutto la Terza Serie, che appare in pieno marasma, sportivo e soprattutto finanziario. L’ultimo intervento di un certo livello si è avuto ieri, per bocca del segretario del Sindacato Calciatori, Gianni Grazioli, secondo il quale, nel caso di un congelamento del calcio giocato, nessuna decisione ci si può attendere prima di giugno. Gli oltranzisti della ripresa a tutti i costi hanno in tasca la loro Bibbia: ripresa degli allenamenti il 18 maggio e calendari da completare entro luglio: a porte chiuse e con turni settimanali accelerati. Ribattono i fautori del congelamento, tra cui la Lega: stop all’attività agonistica, promozione diretta per Monza, Vicenza e Reggina, sorteggio tra le squadre meglio piazzate dietro alle prime.

Gli uni e gli altri, tuttavia, sono travolti dallo tsunami delle critiche. Agli oltranzisti hanno risposto in queste ore i medici sportivi, sottolineando come i protocolli a difesa della salute pochissimo si sposino con l’ipotesi di ritorno alla normalità di preparazione e partite. Questioni tecniche su screening continui, mascherine speciali, tamponi, tempi di recupero e protocolli di gruppo in caso di contagi individuali. Ma anche etici, perché significherebbe garantire ad un campione di popolazione (circa 2.500 persone solo per la serie C) quella corsia preferenziale di controlli che è stata negata sin qui alla gente normale. Senza parlare del dato più evidente: un mese e mezzo di gare da garantire (quelle tra la 9 e la 19 giornata, più recuperi e play off/out) sotto l’ombra nera di una recrudescenza del virus. Roba da fantascienza…

Non sto sostenendo, capitemi, che la stessa opzione provvedimento d’ufficio non porti con sé un sacco di incognite. Magari non tanto dal punto di vista amministrativo (c’è l’illustre precedente del torneo assegnato a tavolino al Grande Torino nel 1949) quanto su quello delle code legali. Si potrebbe cercare di superare le (secondo me legittime) perplessità sull’accesso alla B a sorteggio per la quarta candidata, sostituendolo con un minitorneo tra seconde e terze arrivate (in questo caso se la giocherebbero Carrarese, Renate, Carpi, Reggiana, Bari e Monopoli). Due gironcini da tre in partita unica e finale promozione in doppio turno. Ce la caveremmo così con solo otto partite complessive. Compatibili persino con l’emergenza Corona Virus. Ma anche così, come evitare che le escluse o deluse finiscano per rivolgersi ai TAR in un’interminabile estate di ricorsi e avvocati?

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Ce n’è dunque abbastanza per farci le pippe di qui alla data indicata per il possibile avvio degli allenamenti (individuali? collettivi? diversificati per regione?), accontentandoci di discutere tra noi del rinnovo contrattuale di Tizio o Sempronio o della querelle sul lock down tra RR e Tonino Conte. Poco. Pochino, per la fame di calcio che in noi cresce ogni giorno di più, nonostante la ragione continui a ripeterci: “Sono solo canzonette… Pardon, calci a un pallone!”

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