La "morte annunciata" del Pro Piacenza: l'opinione di Federico Pampanin

Intervista al commentatore per l'LR Vicenza di Elevensport, network ufficiale della Lega Pro: «Una cronaca surreale, ma l'unico modo per onorare il nostro mestiere»

Nella foto piccola Federico Pampanin

Uno spettacolo che ha fatto male al calcio: ieri pomeriggio, al Paschiero di Cuneo, un Pro Piacenza "dead team walking", con ragazzini e massaggiatori, è stato sconfitto per 20 a 0 dalla squadra di casa, il Cuneo. 

Ne abbiamo parlato con Federico Pampanin, la voce che accompagna le dirette dell'LR Vicenza su Elevensport, la piattaforma on line che ha l'esclusiva sulle partite di Serie C. 

Se nel girone B, quest'anno, non ci sono particolari sofferenze, il girone A è letteralmente impazzito: come hai vissuto la cronaca di queste ultime ore?

Purtroppo con la brutta sensazione dell'ennesima 'morte annunciata'. Solo che stavolta l'agonia ha toccato livelli di una bassezza incredibile verso la dignità delle persone e dello stesso sport più amato del mondo. Per fortuna la decisione del giudice di escludere il Pro Piacenza ha recuperato buonsenso alla farsa andata in scena ieri pomeriggio a Cuneo. Anche se tagliando una società indecorosa tagli, per l'ennesima volta, anche un popolo e un territorio.

"L'ennesima volta", dici... Impossibile non rivivere il gelido inverno bollente dello scorso anno, qui, a casa nostra, preceduto dalla repentina fine del Modena. Che pensieri ti sono passati per la testa?  

Che se una società non è solida e viene esclusa dalla porta non le si può permettere di entrare dalla finestra. Invece i furbi si insinuano nelle voragini giuridiche del nostro sistema paese, così i campionati vengono sfalsati, le società svuotate, i settori giovanili ricattati, i tifosi umiliati. Lo scorso anno il blocco del pullman della Berretti biancorossa da parte dei tifosi vicentini fu la sola vittoria che ricordo con orgoglio. Ma è chiaro che servono garanzie ben prima dal sistema calcio e dal palazzo per evitare spiacevoli rimedi estremi.

L'ex presidente Gravina si è subito affrettato a dichiarare un logoro "mai più"... Ci dobbiamo aspettare la solita manfrina anche dai nuovi veritici? 

Infatti sarebbe meglio contestualizzare o tacere, è più dignitoso. Specie nella politica del pallone dove i protagonisti sono spesso gli stessi delle promesse precedenti. La Lega Pro in questi anni ha lentamente fatto passi in avanti ( da Macalli a Gravina ora Ghirelli) riducendosi da 90 squadre a 60, e come sappiamo è solo una parte della FIGC. Evidentemente ci vuole un coraggio e una coscienza da tutti i centri del potere. Come qualsiasi federazione tutto nasce dal rispetto di regole e da una sana fidejussione a testa. Ma se in passato per andare avanti hai permesso a una società di avvalersi di compromessi, come un'istituto di credito con rating irregolare, il sistema si avvita. Quest'estate molte sentenze hanno ribaltato l'organizzatore stesso delle regole del gioco. È evidente che il sistema sta rimuovendo i bacilli dal suo interno e ci vuole ancora tanto tempo, pugno di ferro subito oppure offri scorciatoie su sistemi deterrenti obsoleti.

Tu lavori per il network ufficiale della Lega Pro, come vivete questa situazione? Hai sentito il tuo collega di Piacenza?

Si. E' stata una cronaca surreale e lui è stato bravo a bollare lo spettacolo in corso come 'un circo'. E pure nella sua crudezza, la trasmissione della partita e quel punteggio hanno permesso di fare luce su uno spettacolo da consegnare alla vergogna e alla coscienza più ampia possibile. Ma questo è stato l'unico motivo di onorare il nostro mestiere non sempre comodo. Perché anche noi possiamo fare di più, come fece Pizzul quando si rifiutò di procedere alla cronaca della Juve all'Heysel. Non è semplice perché tutto l'indotto del calcio è retto da contratti, carriere e accordi perciò la mentalità è corrotta: vai avanti tu che poi ti seguo io. Infatti il problema è sociale. Purtroppo nemmeno i genitori dei 6 ragazzi li hanno convinti a fermarsi. Inoltre in treno parte del gruppo cuneese si bullava delle triplette dei propri giocatori. Come se sparare sulla Croce Rossa fosse stato educativo. Assurdo.

Che estate ci aspetta e, soprattutto, che prossimo campionato di Serie C ci aspetta?

Non faccio previsioni o ci imbruttiamo. Ti dico quello che secondo me serve. Solo garanzie certe. Intervento dell'università nel tutelare lo sport. College e welfare dove la retta annuale paga studi e movimento sportivo. Certificazioni rigorose del personale di controllo e formazione di figure organizzatrici non politiche. Le società mettono capitali che devono avere un ritorno sul territorio. Divisione netta tra dilettanti e professionisti con promozioni o retrocessioni solo in seno alla singola categoria. Magari sarà più american style ma a guardare bene la gente non va allo stadio per una terza categoria fino alla serie A. Se ci pensiamo bene questo obbligo di cacciare molta più grana per la società promossa dalla D ha fatto fare passi più lunghi della gamba. E ha dato vita alla categoria dei procuratori che poi tengono in ostaggio i giocatori e le decisioni delle società. Allora si potremo sostenere: Mai più!

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