Vicenza, anno 117 e c'è ancora tanta strada da fare

La gente è stufa di proclami e vuole vedere spettacolo e risultati. Non c’è rimasto molto tempo per convincere il popolo del Menti che la musica è finalmente cambiata e che in fondo al tunnel arriverà la luce

Una storica coreografia della Sud

La nostra Lei è del 1902. E oggi compie gli anni… Ne ha passate di cotte e di crude, specie ultimamente e la speranza di esserci davvero lasciati dietro il peggio, cozza con i risultati sportivi che ancora non arrivano.

Nonostante l’entrata in società di Renzo Rosso autorizzi a guardare al futuro con un po’ di serenità, gli innamorati biancorossi, che hanno regalato alla nuova proprietà l’ennesimo atto di fede sottoscrivendo quasi 8.000 abbonamenti, hanno purtroppo esaurito strada facendo la loro dotazione di pazienza. Troppe delusioni, negli ultimi 20 anni, troppe promesse mancate, troppi personaggi improbabili. E mai una gioia, o quasi…

La nostra Lei si chiama Lanerossi Vicenza e ha un blasone così glorioso da essere conosciuta anche dalle giovani generazioni, quelle che non l’hanno mai vista in serie A. Un blasone così glorioso da conquistare tuttora il cuore di tanti tifosi sparsi per l’Italia e persino all’estero, in Nuova Zelanda, Australia, Thailandia, Brasile, Stati Uniti, Argentina, Venezuela, Germania, Svizzera, Inghilterra e Francia, tanto per citare solo qualche esempio.

E allora, buon compleanno, biancorossi! 

Tutto questo amore, questa fedeltà, meritano assai di più di ciò che i nostri supporters hanno ricevuto ultimamente. Lo sanno benissimo anche in via Schio, dove si sta lavorando con impegno per tentare di far tornare il club nel calcio che conta davvero. Rappresentare oltre un secolo di storia è una responsabilità esaltante ma anche pesantissima. Servono a poco feste, torte, calici e cotillons: la gente è stufa di proclami e vuole vedere spettacolo e risultati. Non c’è rimasto molto tempo per convincere il popolo del Menti che la musica è finalmente cambiata e che in fondo al tunnel arriverà la luce.

Tuttavia, dopo 117 anni da quella riunione, quasi carbonara, nella palestra di Santa Caterina siamo ancora qua, affratellati come i nostri nonni, i nostri padri e spesso anche i nostri figli. Ci hanno spiegato mercoledì scorso, nel workshop presso l’Associazione Industriali, che tutto questo amore è una potente risorsa strategica per la Società, anche dal punto di vista economico finanziario.

Nello spegnere le candeline per questa ennesima ricorrenza, ricordiamoci però che non si tratta di una dotazione perenne, ma di una pianta che va annaffiata e curata, per non finire nel dimenticatoio come successo ad altre realtà molto titolate. C’è un sacco di strada da fare, insomma. Ma servono fatti, non chiacchiere, affinchè il genetliaco numero 118 sia davvero quella della rinascita. Se ne rammentino anche i giocatori, entrando sul green dello Stadio delle Palme, domani.

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