Dopo Verona, batteria pronta il Cesena

L’artigliere Marotta trascina i compagni con le sue bordate alzo zero

Si può fare le pulci ad una squadra che ha fatto sette punti negli ultimi tre turni (giocando due volte in trasferta) ed è attualmente seconda in graduatoria dietro al solo Padova? Si può, anzi si deve. Perché è proprio in questi momenti di vento in poppa che la critica diventa un elemento costruttivo. Esattamente il contrario di ciò che avviene quando qualcuno spara sulla Croce Rossa nei momenti di difficoltà.

Il Lane ha giocato bene a Gubbio, complice la presunzione di mister Guidi e del suo modulo spregiudicato, con l’unica grave responsabilità di aver gettato alle ortiche almeno altre quattro grosse occasioni da gol. Ha disputato un buon primo tempo al Menti contro la Vis Pesaro, ripetendo tuttavia anche in questo caso lo sciupìo davanti al portiere ospite. E poi via via smarrendo misure e tempi giusti nella ripresa ( con una ventina di minuti in 11 contro 10). Infine ha fatto bottino pieno ieri al Nucini, faticando oltremodo di fronte ad una formazione che è stata per circa un’ora in inferiorità numerica e complice anche qualche decisione arbitrale non certo favorevole ai padroni di casa.

Ma se non si gioca benissimo e non si convince completamente, eppure si riesce a stare davanti in classifica, ecco un segno da non sottovalutare. Il calcio è fatto anche di indizi, di casualità. Ci sono stagioni nelle quali ci si trova a combattere contro la malasorte, un nemico ben più temibile di qualsiasi squadra in campo. E si soccombe. Quest’anno la ruota del Fato sta girando per il verso giusto. E anche il carattere del Lane somiglia sempre più al suo condottiero, aiuta gli audaci, secondo il detto virgiliano dell’Eneide.

Il fattore K, contro la Virtus Vecomp, s’è materializzato almeno un paio di volte. Inutile negarlo. La prima quando il mediocrissimo signor Bitonti di Bologna ha optato per il secondo giallo su un intervento di spalla di Danieli contro il lanciatissimo Barlocco. Poteva starci anche il semplice calcio di punizione. Invece la giacchetta nera ha lasciato gli scaligeri in 10. Ed era solo il 24’ del primo tempo.

La seconda quando, sull’1-1, Odogwu (che sarà anche laureato in legislazione d’impresa, ma in campo è un bisonte che te lo raccomando) ha uccellato la difesa berica con una rovesciata degna del miglior Tatanka Hubner. In tribuna stampa non avevamo notato irregolarità (infatti stavo già scomodando tutti i santi del calendario) ma grazie al Cielo la terna arbitrale ha notato qualcosa di galeotto, privando i padroni di casa del 2-1. Ingiustificate invece le proteste di mister Fresco su un presunto rigore su Magrassi nella ripresa: non c’è contatto e l’attaccante scivola da solo. Una certa dose di fortuna, in ogni caso. Ma anche la solita forza della panchina di qualità.

E’ solo fortuito se anche stavolta la partita è stata vinta grazie a due giocatori entrati a match in corso? Che il Vicenza non abbia solo usufruito della Dea Bendata ma ci abbia anche messo del suo, lo si è visto benissimo nel momento del gol dell’Artigliere Marotta. Riguardatevi le immagini. Il bomber entra in campo, uncina la sfera, punta il naso verso la porta rossoblù come annusando la preda, guadagna i metri necessari senza nemmeno considerare l’ipotesi di un passaggio e giunto a portata di obice lascia partire un proietto micidiale che non lascia scampo al povero Giacomel. Come un predestinato, come l’uomo del destino. Quando gli incontri si fanno complicati, quando ormai sembra di non riuscire a trovare il bandolo della matassa, sono sempre le individualità che fanno la differenza.

Il Vicenza di Mimmo Di Carlo non è ancora una Ferrari col motore perfettamente rodato, ma è ricco di elementi che possono cambiare in ogni momento il destino. Non è una squadra che ammazzerà il campionato. Dovrà sudare ogni singolo punto messo in fila. Ma gli avversari hanno già capito che la musica è cambiata. Negli anni passati tutti affrontavano gli impegni coi biancorossi convinti di poter fare il colpo corsaro contro una specie di Armata Brancaleone. Ebbene, non posso sapere come andrà domenica contro il Cesena.

Ma una cosa vi dico senza tema di sbagliare. I bianconeri, pur con il loro record di abbonamenti, il loro Palmares, il suo ottavo posto in classifica e le loro stelle (Agliardi, Butic, Russini ecc.), arriveranno al Romeo Menti senza trombe e tamburi, con il dovuto rispetto per una formazione che si sta accreditando come una delle maggiori candidate al salto di categoria. E’ anche questo timore reverenziale, che spesso può pesare sulla bilancia. Tra la voglia di essere corsari tra le mura nemiche e la preoccupazione di essere puniti per aver troppo osato.

Teniamoci questo Lane work in progress, dunque. Senza chiudere gli occhi davanti alle sue manchevolezze ma fieri della sua forza e delle sue tante risorse. Sarà ancora battaglia, al Menti. Magari lagrime e sangue. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri ballano…

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