S. O. S., non friggere la terra!

L'olio da cucina nelle fognature inquina, costa e spreca energia. Impegniamoci tutti, raccogliamolo a parte e portiamolo nelle oasi ecologiche

© FotoRita [Allstar maniac]

Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio verde agli olii vegetali esausti, per tentare di scuotere almeno un po’ la nostra coscienza di cittadini. Sempre secondo la filosofia delle gocce che, assieme, possono diventare mare e dell’impegno dei piccoli, importanti gesti che ci chiama tutti, singolarmente, a raccolta. L’olio è sicuramente l’elemento più utilizzato in cucina. Ma è anche il più inquinante in assoluto e se non si fa attenzione rischiamo di friggere anche la natura. Quanti di noi, infatti, smaltiscono l’olio di frittura? Solitamente siamo abituati a gettare l’olio che utilizziamo per friggere nel lavello della cucina o nel water non sapendo l’enorme danno che stiamo arrecando all’ambiente.


 

L’olio post frittura non è, come spesso si crede, né biodegradabile né una sostanza organica. Questi olii finendo in acqua non si dissolvono e finiscono per creare dei veri e propri strati che sono impenetrabili dai raggi solari, causando danni gravissimi per l’ambiente. Il risultato può essere ancora più devastante, qualora l’olio raggiunga le falde acquifere, creando danni ai depuratori e rendendo l’acqua non potabile. Si stima che a livello nazionale siano 280mila le tonnellate/anno di oli esausti finiti in fognatura, con un costo per il Paese che arriva a 126 milioni di euro. Per trattare 1 kg di olio finito nelle fognature si impiegano all’incirca 3 kw/h di energia, con una spesa che si aggira sui 50 centesimi di euro.


 

Cosa possiamo fare, allora, per non danneggiare l’ambiente? Esistono delle modalità sicure per smaltirlo senza inquinare: prima di tutto lasciar raffreddare l’olio fritto e poi riporlo in un contenitore. Quando questo è pieno lo possiamo portare nelle isole ecologiche, luoghi destinati alla raccolta di tutti quei rifiuti che non si possono gettare nei normali cassonetti della differenziata e a ormai presenti praticamente ovunque. L’olio esausto, una volta portato in queste isole ecologiche, viene così recuperato da ditte specializzate, e dopo vari trattamenti ritorna in vita diventando lubrificante vegetale, biodiesel o glicerina per saponi. Il recupero dell’olio è fondamentale, basti pensare che da 100 kg di olio esausto se ne riescono a recuperare 68 per essere riutilizzati.

A Vicenza sono tre le isole ecologiche riconosciute dal comune dove poter rilasciare i propri “olii in eccesso”.

Per scoprire il centro più vicino a casa tua e così dare il tuo contributo all’ambiente, guarda la mappa.


Visualizza Isole di raccolta in una mappa di dimensioni maggiori

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