Legambiente, troppo pochi i servizi offerti ai nostri amici animali

Giunto alla sua terza edizione, il Rapporto "animali in città" vuole accendere i riflettori sui servizi e le attività che i Comuni capoluogo di provincia offrono ai cittadini che hanno animali d'affezione e per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici

Quasi una famiglia italiana su due convive con un animale domestico e più di una su tre con un cane o un gatto. Ad affermarlo il ministero della Salute, che evidenzia come questo sia un dato molto positivo, sintomo dell’aumento di sensibilità nei confronti dei nostri amici a quattro zampe. Ma se sono aumentate le famiglie che decidono di adottare un cane o un gatto, crescono anche le esigenze di queste famiglie e dei loro animali e il bisogno di città sempre più a loro misura: spazi aperti attrezzati, connessi da piste ciclabili, a disposizione dei cittadini per giocare e rilassarsi con i propri compagni di vita, efficaci controlli per il buon funzionamento delle regole di civile convivenza, uffici pubblici in grado di offrire informazioni nel caso di ritrovamento di animali in difficoltà ecc. Me le nostre città sono attente ai bisogni di Fido?
 

A darci una fotografia molto dettagliata del Belpaese è il “Rapporto Animali in Città”. Giunto alla sua terza edizione, l’indagine di Legambiente vuole accendere i riflettori sui servizi e le attività che i Comuni capoluogo di provincia offrono ai cittadini che hanno animali d’affezione e per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici. Per ottenere ciò, Legambiente ha inviato un apposito questionario a 104 amministrazioni comunali a cui hanno risposto 81 comuni capoluogo di provincia.
 

In base alle risposte, ad ogni città è stato dato un punteggio da 100 (massimo assegnabile) a 0, costruito sulla valutazione di trentatré indicatori e dal quale è scaturita una classifica nazionale: 30 punti per la qualità complessiva della città; 15 punti per le regole date ai cittadini, attraverso i regolamenti comunali (sei indicatori valutati, più un settimo specifico per i comuni costieri); 43 punti per l’organizzazione complessiva del servizio, attraverso gli elementi di conoscenza acquisiti dal comune, i servizi offerti e l’azione di controllo realizzata (diciotto indicatori valutati); 12 punti per le risorse economiche impegnate, attraverso la spesa procapite e i risultati ottenuti in alcuni servizi essenziali (sette indicatori valutati). I risultati non sono molto buoni: le migliori città, afferma il Rapporto, raggiungono oggi a malapena la sufficienza (60 punti su 100) in un settore che, invece, dovrebbe ottenere punteggi ben più alti considerata la grande presenza di amici a quattro zampe in città.
 

In questa classifica, Vicenza, con un punteggio di 50,75 si posiziona al 20esimo posto su 44 nella sezione delle città medie. Andando ad analizzare tre dei più importanti indicatori ovvero la spesa annuale procapite dedicata ai nostri amici pelosetti dichiarata dal Comune, l’attenzione verso l’efficienza e la completezza dell’anagrafe canina ed infine la quantità di spazi dove consentire l’esigenza quotidiana di movimento dei nostri amici animali, si nota che Vicenza, nonostante il buon risultato a livello nazionale, ha ancora molto da fare per migliorare i servizi rivolti agli animali domestici. Per quanto riguarda il primo indicatore, l’amministrazione comunale vicentina spende all’anno 1,3 euro a cittadino, un dato inferiore rispetto a quello nazionale che si aggira ai 2,87 euro procapite. Il rapporto, invece, tra numero di cani registrati in anagrafe canina e numero di cittadini residenti è 9, dato perfettamente in linea con la media nazionale (9). Infine, per quanto riguarda gli spazi dedicati ai cittadini e ai loro animali, questo viene rappresentato dal rapporto tra numero di cittadini residenti e numero di aree cani urbane dichiarate dall’amministrazione comunale, che nel caso di Vicenza è di 11.593. Anche questo dato è decisamente inferiore a quello nazionale dove in media in un comune capoluogo è presente uno spazio dedicato ogni 28,837, ma anche rispetto a quello riferito alle medie città che è di 27,308.
 

Il rapporto ha mostrato i punti critici su cui bisogna lavorare, come ha affermato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente. Ora tocca alle amministrazioni comunali impegnarsi per risolverli.

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