Tratta di esseri umani e racket della droga: continua la battaglia del Veneto

N.A.Ve. 3 metterà al centro due azioni-obiettivo: favorire e accompagnare i rientri volontari assistiti e il reinserimento sociale ed educativo di adolescenti, finiti nel circuito penale in quanto vittime dei racket della droga e delle reti criminali

 Alla vigilia della Giornata internazionale dedicata alle vittime della tratta e dello sfruttamento l’assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin ha riunito il tavolo di lavoro sul network antitratta del Veneto (progetto N.A.Ve) per fare il punto con i comuni capoluogo del Veneto su quanto attuato sinora e aviare la terza fase del progetto di contrasto alla prostituzione, alla mafia e ai racket della criminalità e ai fenomeni di sfruttamento sessuale e lavorativo.

Il dipartimento nazionale Pari opportunità ha assegnato, infatti, ulteriori 1,8 milioni di euro al progetto veneto, al fine di dare continuità anche nel 2019-20 alle azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di sfruttamento organizzato delle persone.

Il 12 febbraio Regione, Comune di Venezia e Comuni capoluogo del Veneto firmeranno una nuova intesa con i soggetti pubblici e privati aderenti alla rete per avviare la ‘fase tre’ del network antitratta.

La rete veneta di N.A.Ve

conta attualmente 98 enti pubblici e privati, capofila il Comune di Venezia, sotto il coordinamento della Regione Veneto. Dall’avvio del progetto pilota - esperienza che si è strutturata nel 2016 anche in virtù della legge regionale 41/1997 contro abusi e sfruttamento sessuale - le cinque unità mobili e gli operatori della rete hanno contattato sulle strade e nei luoghi di lavoro 1192 persone, per il 90 per cento donne avviate alla prostituzione. 487 sono state prese in carico, 133 sono state inserite in un programma di protezione sociale che prevede autonomia abitativa, integrazione sociale e inserimento lavorativo, 14 sono state avviate ad altri servizi, 7 sono rientrate volontariamente in patria con un ritorno assistito.

N.A.Ve, che coinvolge procure, prefetture, forze dell’ordine, comuni, servizi sociosanitari, ispettorati del lavoro, università, fondazioni, cooperative, associazioni e volontariato sociale, ha potuto disporre sinora di un budget complessivo di quasi 4 milioni di euro, di cui 3 erogati dal Dipartimento nazionale Pari Opportunità. Il resto è stato cofinanziato dagli enti partecipanti, tra cui la Regione Veneto con 140 mila euro l’anno, ai quali si aggiungono gli ulteriori contributi della fondazione Cassa di Regione del Veneto, Risparmio di Padova e Rovigo (22 mila euro per tirocini lavorativi) e di Save The Children (60 mila euro per percorsi di inclusione per minorenni).

Nell’ultimo anno

la rete veneta antitratta ha dedicato particolare attenzione anche al fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato: ispezioni e interventi di monitoraggio condotti dalle diverse agenzie hanno consentito di incontrare 192 persone potenziali vittime di sfruttamento; in 143 hanno aderito ai colloqui con gli operatori del progetto Nave per l’avvio del lavoro di sensibilizzazione, 13 sono emerse dalla condizione di sfruttamento e hanno visto riconosciuti i loro diritti.

L’ambito più esposto è il mondo agricolo, ma fenomeni di grave sfruttamento lavorativo sono stati rilevati anche nel tessile, nei laboratori manifatturieri, nel volantinaggio, nel facchinaggio e nella ristorazione.

“I numeri raggiunti dalla rete veneta anti-tratta sono significativi e incoraggianti – sottolineano l’assessore regionale Lanzarin insieme all’assessore Simone Venturini del Comune di Venezia e alla coordinatrice tecnica del progetto, Cinzia Bragagnolo – Da un lato testimoniano il buon lavoro svolto, ma dall’altro ci inducono a non abbassare la guardia: lo sfruttamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù delle persone, in particolare donne e minori, da parte delle reti criminali, caporalato, accattonaggio e matrimoni forzati continuano a rappresentare una emergenza sociale per il nostro territorio”.

N.A.Ve. 3 metterà al centro due azioni-obiettivo: favorire e accompagnare i rientri volontari assistiti per chi si è sottratto alla schiavitù dei racket e intende rientrare in patria; e il reinserimento sociale ed educativo di adolescenti, finiti nel circuito penale in quanto vittime dei racket della droga e delle reti criminali. La rete degli operatori e degli enti antitratta del Veneto cercherà di allontanarli dai circuiti delle economie illegali inserendoli in percorsi di formazione e lavoro, possibilmente in altri territori.

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