Caso piazza Castello? «È solo un gioco delle parti»

La querelle sulle transenne in zona pedonale scatena la reazione di Giovanni Bertacche, decano degli avvocati berici che oltre ad attaccare sia la destra sia la sinistra, parla di volontà dei due schieramenti in consiglio comunale di non affrontare i veri temi della mobilità

Piazza Castello

Polemiche per le recinzioni in piazza Castello? «Ancora una volta se ne fa una questione di gioco delle parti: maggioranza a favore, opposizione critica. E il pensiero dei cittadini? Al più è strumentale proprio a questo gioco delle parti». È una sonora bacchettata sia alla maggioranza di centrodestra sia alle opposizioni di centrosinistra l'ultima uscita di Giovanni Bertacche.

LA VICENDA
Classe 1938, avvocato vicentino tra i più noti nonché decano del foro berico, Bertacche oggi a mezzodì ha vergato una dura presa di posizione in relazione alla querelle che da ieri tiene banco sui media vicentini. Una querelle dovuta alla recente decisione di palazzo Trissino di transennare una porzione di piazza Castello per evitare che il passaggio dei bus di Svt possa mettere in qualche modo a rischio la incolumità dei pedoni, anche in ragione di alcuni episodi del passato in cui si era sfiorato l'urto tra mezzi e passanti in una piazza che è in gran parte pedonale. Le opposizioni temono che l'intervento in quella zona del centro storico sia in qualche modo il prodromo per un ritorno delle auto nel centralissimo corso Palladio. L'assessore alla mobilità Claudio Cicero però respinge seccamente le accuse al mittente e parla di malafede.

Tuttavia questo botta e risposta non fa che occultare, sostiene Bertacche, la necessità di una seria ed approfondita discussione sul trasporto pubblico cittadino. Di qui le bacchettate a destra e sinistra. Bacchettate che oggi hanno trovato spazio sul canale Whatsapp «Cambierai». Un canale di discussione che tocca diversi ambiti della vita cittadina, specie del centro, molto seguito dai vicentini.

«NON SI PARLA DELLE COSE CHE CONTANO»
Una polemica così orchestrata per Bertacche altro non è che un sistema ben oliato affinché i cittadini rimangano chiusi nel loro silenzio senza che le istituzioni si facciano davvero portavoce delle loro istanze. «I cittadini dopo il voto, non contano più niente. La cosa si verifica non solo in politica ma anche per chi» il riferimeno è anche ai membri del consiglio comunale «dovrebbe essere portavoce dei cittadini, piuttosto che dei referenti delle segreterie di partito». In questo frangente il professionista bacchetta anche le schiere di critici che sui social network più che analizzare il problema in sé finiscono per parteggiare per un gruppo piuttosto che per l'altro. Ne esce una immagine poco lusinghiera di palazzo Trissino in cui maggioranza e minoranza di fatto finiscono per assomigliare ai capponi di Renzo di manzoniana memoria.

«Ma tant'è - prosegue Bertacche - questi ormai sono i metodi e i mezzi di informazione, anzi di distrazione di massa. Infatti nessuna parola si legge sul traffico di bus così pesanti in pieno centro storico, nulla si legge sulle zone non servite, sul traffico dei mezzi privati, sulla trasformazione delle vetrine in garage, sulla pedonalizzazione che invece potrebbe essere accompagnata col supporto dei minibus. In sintesi quale piano della mobilità i rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni hanno in mente per Vicenza?»

UNA CRITICA GENERALE
Appresso un'altra bordata: «Si continua, come prima del resto - e qui il riferimento è alla precedente amministrazione di centrosinistra - a viaggiare alla giornata senza una visione complessiva della città, del suo futuro. Altro che estetica delle transenne: qui manca la ragione delle cose, di quelle che si fanno e più ancora di quelle che non si fanno». La presa di posizione però termina con una scudisciata anche a coloro che rifiutano di interessarsi della cosa pubblica pur non appartenendo a movimenti politici o altre organizzazioni: «Noi cittadini abbiamo il dovere di dire la nostra. E se del caso anche alzare la voce, che piaccia o no».

Le parole di Bertacche pesano in modo particolare non solo perché è un esperto di diritto amministrativo, ma anche perché molti anni fa ha ricoperto l'incarico di sindaco di Monteviale in quota Dc: incarico che gli valse l'appellativo di democristiano eretico, per le sue battaglie contro le speculazioni urbanistiche. Bertacche, che si ritirò poi dalla politica, ha tuttavia sempre continuato a battagliare nell'ambito della società civile distillando giudizi severi nei confronti degli amministratori berici di tutti gli schieramenti accusati non di rado di scarsa preparazione e di poca lungimiranza. Bersaglio della critica di Bertacche però è stato spesso anche il degrado civico che da anni non avrebbe risparmiato nemmeno i cittadini del capoluogo berico e del suo hinterland.

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