“L’autorizzazione della Questura all’apertura di sale giochi e scommesse? Dovrebbe richiamare la normativa urbanistica del Comune che disciplina questo tipo di attività”. Il sindaco Achille Variati scrive al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri per chiedere che venga presa in considerazione dalla Questura la variante urbanistica che fissa precisi limiti per arginare il proliferare delle sale giochi e scommesse. Nella missiva indirizzata al Viminale si precisa che, se la Questura ha competenza nelle autorizzazioni riguardanti le sale giochi e scommesse “sotto i profili dell’ordine pubblico e della sicurezza”, l’amministrazione comunale decide “sull’uso del territorio”. SCONTRO COMUNE QUESTURA: INVIATE SEI DIFFIDE
“Chiediamo se sia possibile che l’autorizzazione questorile – si legge nella lettera – richiami esplicitamente o sotto forma di condizione o sotto forma di prescrizione la normativa urbanistica dell’ente locale che disciplina la localizzazione di sale gioco e scommesse”. La richiesta del sindaco Variati vuole mettere ordine in una situazione piuttosto complessa. In seguito alle richieste di numerosi cittadini preoccupati dall’apertura di una nuova sala giochi e scommesse vicino a una scuola in corso SS. Felice e Fortunato, il Consiglio comunale aveva approvato un regolamento comunale che vieta l’apertura di nuove attività nelle vicinanze di luoghi sensibili.
Successivamente il consiglio comunale ha approvato anche una variante urbanistica che recepisce la limitazione del regolamento. La Questura vicentina, in virtù delle limitazioni introdotte dal Comune, aveva inizialmente vietato l’apertura di nuove sale giochi e scommesse (sei richieste bocciate perché in contrasto con le nuove regole sulle sette totali pendenti). Poi una circolare del Ministero dell’Interno dello scorso aprile ha portato ad un cambio di rotta della Questura. Nonostante la circolare ministeriale abbia previsto e riconosciuto il potere regolamentare dell'ente locale in materia, la Questura si è limitata a fare la valutazione delle richieste sotto il profilo dell'ordine pubblico e della sicurezza, senza neppure rimandare alle norme locali sotto forma di prescrizione da rispettare. In virtù di questa interpretazione, la Questura vicentina, in via di autotutela, ha quindi revocato i dinieghi autorizzando le sei attività prima bloccate.
Da qui la diffida del Comune ai titolari dei sei locali, in possesso dell’autorizzazione della Questura ma le cui attività, in caso di apertura, avrebbero violato i regolamenti comunali; e la successiva revoca dell’agibilità all’attività che aveva ignorato la diffida. Una situazione ingarbugliata che rischia di trascinarsi nelle aule di tribunale e che il sindaco chiede di risolvere, rivolgendosi direttamente al Ministro Cancellieri.
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