Pfas e fallimento Miteni: «Nè multe nè risarcimenti nel passivo»

La nota è stata diramata oggi dai consiglieri regionali nei confronti della curatela: schiaffo ai cittadini non accogliere le richieste di indennizzo che arrivano dagli enti pubblici

Foto Marco Milioni

«Apprendiamo dalla stampa... che il curatore fallimentare Domenico De Rosa non intende iscrivere nell’elenco delle passività della Miteni le sanzioni e le richieste di risarcimento. Dal nostro punto di vista tutti i risarcimenti chiesti dai vari enti e le multe elevate dal Noe devono rientrare nel compendio di quanto Miteni dovrà risarcire a chi è stato danneggiato. Sarebbe l’ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini».

È questa la parte più dura di una nota diffusa questo pomeriggio dal M5S in consiglio regionale veneto. Oggetto del contendere è il caso Pfas.

Più nel dettaglio

I Cinque stelle muovono una critica al vetriolo al curatore fallimentare nominato dal tribunale il quale avrebbe escluso alcune richieste di risarcimento per 150 milioni di euro tra quelle indirzzata dagli enti pubblici alla società trissnese, oggi fallita, in ragione della contaminazione causata all’ambinete durante la decennale attività dello stabilimento chimico della valle dell’Agno. Il documento però, che porta la firma dei consiglieri Erika Baldin, Jacopo Berti, Manuel Brusco e Simone Scarabe, va oltre.

Senza peli sulla lingua i quattro puntano l’indice anche contro la fabbrica:

«Miteni si dimostra ancora una volta poco trasparente. Si apprende infatti che la Miteni sapeva anche della contaminazione da GenX dall’estate 2017, ma non comunicò alcunché fino a febbraio 2019, data in cui i carabinieri del Noe di Treviso (ndr: che indagano sul caso per ordine della procura berica) portarono alla luce questa sua ennesima mancanza di comunicazione, multandola. Allo stesso modo, come Movimento Cinque Stelle Veneto, ricordiamo che nella commissione d’inchiesta regionale sui Pfas, la Miteni non ha mai consegnato la documentazione richiesta nonostante la loro promessa di consegnare tutto».

Poi un affondo agli enti locali che non avrebbero vigilato a sufficienza: «Notiamo in tutta questa vicenda... la scarsa attenzione di tutte le istituzioni, dal Comune di Trissino alla provincia berica alla Regione, i quali si sono lasciati scappare l’ennesimo tassello di questa eclatante serie di eventi legati ad un caso di inquinamento tristemente noto». Consiglieri chiudono il loro intervento con un plauso ai Carabinieri del Noe che recentemente hanno elevato una sanzione amministrativa di 400mila euro a carico di Miteni, accusandola di non avere provveduto con le opportune comunicazioni per la contaminazione da GenX, una sostanza cugina dei temibili Pfas, da anni al centro dell’affaire Miteni.

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