Pedemontana Veneta, il centro direzionale di Bassano «è in parte abusivo»

Report rilancia le accuse su un presunto abuso. I comitati, sul piede di guerra, mettono sulla graticola Comune, Regione e Procura: «fate chiarezza»

Una veduta del cantiere del centro direzionale della Spv di Bassano

Il centro direzionale della Superstrada veneta, tutt’ora in costruzione a Bassano del Grappa «è in parte abusivo». Lo ha ammesso il sindaco della città del ponte Riccardo Poletto (a capo di una maggioranza di centrosinistra) ieri durante una puntata di Report dedicata in parte proprio alla Pedemontana veneta o Spv, come meglio è conosciuta l’opera, in fase di realizzazione che dovrebbe connettere l’Ovest vicentino con la zona Nord di Treviso.

VECCHIE RUGGINI E NUOVE POLEMICHE

In realtà che il centro direzionale non avesse tutte le carte in regola i comitati lo sostenevano da anni come ha precisato ieri sempre alla telecamere di Rai Tre Ivano Piovesan, già presidente del consiglio del quartiere Pré. Il quale negli anni ha spesso battagliato con gli uffici del comune per ottenere chiarezza rispetto ad una vicenda che fa discutere ta tempo. «Molti cittadini ci chiedevano il perché di quella costruzione» che insiste nel parco delle Rogge ha puntualizzato Piovesan ai microfoni dell’inviato Luca Chianca. L’ex presidente spiega di avere scritto al sindaco chiedendo se il grande manufatto «avesse tutte le autorizzazioni». E alla domanda dell’inviato sul rischio che l’edificio fosse abusivo la risposta di Piovesan è stata laconica: «Per quello che ne sappiano noi sì».

Quando poi Poletto poi ha de facto dovuto confermare la ricostruzione di Piovesan il racconto ha raggiunto uno dei suoi apici soprattutto in considerazione del fatto che intervistato da Chianca nemmeno il commissario regionale alla Spv Marco Corsini è stato in grado di dire se quell’opera abbia o meno le carte in regola. Ma c’è di più. In studio il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha letto una lettera inviata alla redazione dallo stesso Corsini dopo l’intervista, in cui si spiegava che quell’edificio era stato autorizzato dall’ex commissario governativo alla Spv Silvano Vernizzi. Tuttavia il finale è stato col botto quando proprio Ranucci ha contro-argomentato così: «La pezza che ci hanno fornito è peggio del buco perché» quella approvazione riguardava «un tratto di strada distante dieci kilometri».

ZAIA SULLA GRATICOLA

Sono bastati pochi minuti per mandare in fibrillazione tutta la galassia che da anni si batte contro la Spv. «Ormai non sanno più che pesci pigliare» ha detto Osvaldo Piccolotto di Altivole nel Trevigiano, uno dei volti più noti nella campagna contro la superstrada che dovrebbe connettere Montecchio Maggiore nel Vicentino a Spresiano nel Trevigiano. «Ma perché ogni volta che c’è un contraddittorio con giornalisti preparati il governatore Luca Zaia lascia l’incombenza delle figuracce al commissario Corsini? Il quale - rimarca Piccolotto del comitato No Spv - durante tutta la puntata di fronte ai documenti ed alle incalzanti domande del cronista è parso un pugile suonato». Poi un altro affondo: «Io faccio fatica a capire la faciloneria di chi come Sis ha presentato un progetto per un manufatto che sulla carta, almeno stando al progetto definitivo doveva essere realizzato a Riese nel Trevigiano nel lotto 3B; nel progetto successivo, quello esecutivo, è finito in zona Carenati nel comune di San Zenone sempre nel Trevigiano stavolta nel lotto 3A, mentre alla fine il costruito ha preso forma nel lotto 2C di Bassano del Grappa. Ma come diavolo è possibile?» E ancora: «Il leghista Luca Zaia continua a tuonare sui giornali della inaugurazione del primo tratto della Spv, ma come fa ad inaugurarlo a dicembre, come va sproloquiando da settimane, se i due caselli che dovrebbero essere connessi dal primo tratto realizzato ancora non son pronti? Noi sul territorio ci viviamo. Il governatore crede che non ce ne accorgiamo o che stiamo in silenzio, buoni buoni?».

LE BORDATE DEL COVEPA

Non va meno per il sottile Massimo Follesa, portavoce di un altro coordinamento che si batte contro la Pedemontana, ovvero il Covepa. «Dov’è stata l’amministrazione di Bassano in questi anni visto che di quella amenità del centro direzionale era stata puntualmente informata per iscritto dal nostro coordinamento, addirittura mediante una formale diffida? E dove è stata la procura della repubblica che pure era stata informata? La situazione è grave - attacca il portavoce - non solo per la vicenda dell’abuso edilizio, ma perché il comune di Bassano a fronte di un possibile abuso dovrebbe bloccare i lavori. Se non lo fa si macchia a sua volta di un comportamento da codice penale. Allo stesso modo - prosegue ancora Follesa - gradiremmo capire se l’aver confuso i luoghi oggetto di quell’intervento edilizio costituisca un illecito perché se io che faccio l’architetto presento un progetto a Bassano per poi farmelo approvare dal comune di Vicenza o mi sbattono in galera per falso oppure in manicomio. Pertanto se esiste una autorità giudiziaria dalle nostre parti spero che batta un colpo visto che la puntata di Report contiene notizie di possibili illeciti penali».

LE INCHIESTE IN CORSO

Si tratta di parole durissime che assumono una veste particolare soprattutto se messe in relazione ad altre due vicende relative alla Spv. Quella del crollo della galleria di Malo, crollo che è costato un morto. E quella della voragine che si è aperta all’imbocco della galleria di Castelgomberto . A quale punto sono le indagini? A quali conclusioni sono giunti i periti nominati dalla procura della repubblica? I filoni d’indagine sono gli stessi legati ai crolli o ne sono stati avviati di nuovi? Su queste vicende «da troppo tempo è calato un assordante silenzio» fanno sapere i comitati che chiedono lumi a trecentosessanta gradi.

L’AFFAIRE ALTIVOLE

Frattanto c’è un’altra storia che procede parallela. Ed è quella del blocco temporaneo dei lavori della Spv ordinati dal giudice civile di Treviso proprio nel cantiere di Altivole a ridosso della proprietà agricola di Piccolotto e della sua famiglia. I dettagli li aveva raccontati il 7 dicembre La Tribuna di Treviso in un lungo servizio di Davide Nordio. Dopodomani la Sis, che è poi il consorzio concessionario cui la Regione Veneto ha affidato la costruzione e la gestione della superstrada, dovrà appunto presentarsi a palazzo di giustizia per spiegare come intende risolvere i gravi danni al sistema di irrigazione lamentati dai Piccolotto il cui fondo è stata interessato da un maxi esproprio giustappunto in funzione della realizzazione di un tratto della Spv. Il magistrato infatti dopo aver letto le doglianze del privato, sostanziate in un lungo documento vergato dall’avvocato Giorgio Destro del foro di Padova e dal suo consulente tecnico Marina Lecis, aveva per l’appunto bloccato i lavori. Se la Sis presenterà una controproposta che convincerà il privato o il giudice allora potrà riprendere gli scavi. Al contrario quel cantiere potrebbe fermarsi ancora a lungo.

LE CRITICHE DEL PD

Sullo sfondo poi rimane la questione della miriade di addebiti mossi alla Sis dalla magistratura erariale, che da anni chiede lumi sull’iter, assai tormentato, che avrebbe portato all’inizio dei cantieri. La querelle è riesplosa in queste ore dopo che il consigliere regionale Andrea Zanoni del Pd ha reso pubblica una interrogazione in cui chiama in causa l’esecutivo regionale. «La Corte dei Conti insiste nel chiedere chiarezza sui costi della Pedemontana e oltre due mesi fa ha inviato una nuova lettera di sollecito perché la Regione non ha risposto. Cosa ha intenzione di fare adesso?». Questo è il monito di Zanoni affidato a Trevisotoday.it che oggi pomeriggio ha dedicato ampio spazio alle critiche che il democratico ha mosso agli uffici di palazzo Balbi.

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