Pedemontana, troppi dubbi dietro l’apertura mancata

Regione e concessionario attribuiscono ad Aiscat le responsabilità della brutta figura, ma le loro argomentazioni non sono solide: incombe lo spettro delle sanzioni

Foto di Marco Milioni

Una veduta del cantiere Spv alle porte di Bassano del Grappa Non accenna a placarsi la polemica seguita alla mancata apertura del primo tratto della Pedemontana veneta: dieci kilometri da Thiene a Breganze, ovvero tra la Valdastico nord e l’hinterland bassanese. Da una parte c’è la Sis (supportata dalla giunta regionale veneta ), ovvero il gestore-concessionario della superstrada che è poi anche il soggetto che la sta costruendo. La Sis a più riprese ha spiegato che il tratto è pronto e percorribile al traffico, scaricando la responsabilità del ritardo su Aiscat. Che poi è il consorzio che gestisce la piattaforma dei pedaggi nonché il consorzio che riunisce tutti i concessionari autostradali del Paese. Di contro c’è la stessa Aiscat che risponde per le rime.

L’OGGETTO DELLA CONTESA

Ad ogni buon conto quale è l’oggetto del contendere, almeno stando alle incendiarie notizie di stampa circolate in questi giorni sui quotidiani? Detto semplice semplice la Sis sostiene di essere pronta per far circolare i mezzi su quel tratto di pochi kilometri. Però Aiscat, questa l’accusa al consorzio, non avrebbe dato il via libera al sistema integrato di pagamenti. Quel sistema per cui un utente che entra in autostrada a Cuneo ed esce a Breganze, pur passando per vari tronconi gestiti da diverse società alla fine paga un pedaggio unico. Più nel dettaglio la Sis avrebbe dato ad intendere che questo stallo sarebbe in qualche modo riconducibile al fatto che alla stessa Sis sarebbe stato offerto come infrastruttura tecnologica per il pedaggiamento quella fornita dal gruppo Autostrade per l’Italia, noto come Aspi, della famiglia Benetton. Sis, declinando l’offerta di Aspi (che in Aiscat è il socio più pesante), avrebbe pagato le conseguenze dello sgarro rimanendo ad libitum in lista d’attesa. Questa almeno è la ricostruzione pubblicata da Il Corriere del Veneto oggi . Il quotidiano peraltro riporta anche la secca smentita di Autostrade per l’Italia rispetto a questo scenario.

POCHE LUCI, MOLTE OMBRE

Ma le cose stanno davvero così? Anzitutto se davvero ci fosse qualche indizio delle accuse rivolte ad Aiscat da Sis, quest’ultima avrebbe l’obbligo di denunciarle alla magistratura per due motivi. Uno, perché anzitutto la Sis è vero che è un soggetto privato, ma in quanto incaricato di completare un’opera pubblica ha i doveri tipici del pubblico ufficiale il quale è obbligato a segnalare eventuali illeciti alle autorità preposte. Due, di fronte ad una ipotesi come quella tratteggiata sui media, ci si troverebbe di fronte ad un reato di estorsione. Su quale in teoria dovrebbe essere impossibile tacere: anche per la magistratura. Già da soli questi due aspetti rendono difficile pensare ad un’Aiscat che animata dal malanimo si sia messa di traverso rispetto alla Sis. L’altro aspetto che non depone a favore del duo Regione-Sis sta negli annunci che, quanto meno durante l’ultimo anno, il governatore veneto, il leghista Luca Zaia, ha profuso urbi et orbi. Annunci secondo i quali la Pedemontana, o Spv come è conosciuta dagli specialisti, sarebbe stata inaugurata nel 2018. L’inaugurazione è via via slittata ed è difficile pensare che a ridosso del penultimo annuncio quello del 13 novembre Sis e Regione non sapessero dei problemi con Aiscat. Se le difficoltà erano già state superate come mai si sono ripresentate? Se invece non c’erano certezze come mai si è tentata la sorte con una mossa quanto meno azzardata?

LE INCOGNITE

Tuttavia c’è un aspetto che più di ogni altro va considerato. Se si legge la nota di Aiscat datata 8 gennaio 2018 c’è un passaggio che più di ogni altro va pesato attentamente: «Le tecnologie non sono assolutamente il nocciolo del problema... Ciò che tutte le società che gestiscono la rete interconnessa hanno accettato sono invece procedure di garanzia, legali, amministrative, finanziarie». Sono parole che pesano come macigni. Che non riguardano tanto problemi tra piattaforme informatiche bensì questioni relative ai pedaggi o meglio ai pedaggi che dovrebbero essere a monte dei pedaggi. In questo senso è bene ricordare che quando si esce al casello i soldi del pedaggio non vanno direttamente all’autostrada ma finiscono in una cassa comune i cui proventi vengono poi ripartiti pro quota. È possibile che a Sis non abbia passato il vaglia di Aiscat semplicemente perché non ha dato garanzie sufficienti sul calcolo dei passaggi degli utenti?

FUORI TEMPO MASSIMO? UN DILEMMA PER LA REGIONE

In altre parole esiste la possibilità che Aiscat tema che Sis non sia in grado o peggio non voglia fornire il dettaglio sui passaggi dei veicoli? La questione non è di lana caprina perché un certo numero di transiti, quanto meno preventivati, è una delle basi per cui la Sis ha potuto ottenere la concessione dalla Regione a realizzare e gestire la Spv. L’altra questione riguarda invece la questione dei ritardi. La Spv, meglio nota come Montecchio Maggiore Spresiano, è molto indietro sul ruolino di marcia. Qualora questo ritardo dovesse perdurare il concessionario dovrebbe pagare delle penali alla Regione. In questo frangente attribuire ad altri queste responsabilità potrebbe essere una scappatoia proprio per tentare di evitare eventuali sanzioni.

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