Zaia: «vanno cercati nuovi inquinanti» nell'ambiente

Il governatore del veneto lancia una nuova sfida in tema di sicurezza ecologica. Critiche le opposizioni: «Parla solo ora perché ci sono le elezioni»

una manifestazione «No Pfas» a Trissino (archivio, foto Marco Milioni))

La Regione Veneto ha dato mandato alla sua agenzia ecologica, ossia l'Arpav, l'incarico di cercare nell'ambiente una serie di sostanze emergenti, ovvero sostanze che pur non proibite per legge se rinvenute nell'ecosistema potrebbero essere particolarmente nocive. Lo spiega Nicola Dell'Acqua, coordinatore della commissione speciale in materia ambientale istituita presso la giunta regionale della stessa Regione Veneto in una nota diramata oggi 4 novembre da palazzo Balbi.

«Ciò che interessa principalmente - spiega Dell’Acqua - è la presenza ambientale di sostanze chimiche persistenti, tra cui i Pfas», i temibili composti del fluoro al centro del caso Miteni, «e affrontare le difficoltà di tipo analitico e di messa a punto di sistemi e metodi di trattamento. La Regione ha disposto una serie approfondimenti tecnici, che saranno condotti da Arpav, la quale provvederà a ricercare, accanto alle numerose sostanze già oggetto di monitoraggio, nuovi composti, i cosiddetti emergenti, nelle matrici ambientali». Si tratta di parole precise anche alla luce del fatto che la trissinese Miteni, una delle più importanti industrie chimiche dell'Ovest Vicentino, almeno stando ai suoi vertici (la società è oggi fallita), al tempo della della contaminazione avrebbe riversato nelle falde sostanze all'epoca non proibite.

Gli approfondimenti riguardano la verifica della possibile presenza di diversi micro-inquinanti, in particolare fitofarmaci e sostanze  organiche persistenti, tra i quali: nuove sostanze perfluorurate cugine dei Pfas (oltre a C6O4 e GenX), in  particolare il nuovo Adona (sostituto del Pfoa); diversi fitofarmaci come Cipermetrina, Chinossixifen, Aclonifen, Bifenox, e Eptacloro, Etofumesate, Flufenacet, Penconazolo. E poi il glifosato, un temibile additivo di uso agricolo, la Dact, usato nella preparazione di erbicidi, residui di prodotti ritardanti di fiamma noti come Pbde. «È inutile mettere la testa sotto la sabbia - fa sapere il presidente della giunta regionale il leghista Luca Zaia - dobbiamo procedere a tutti gli approfondimenti necessari, consapevoli che, nel caso in cui venissero riscontrati nuovi inquinanti, bisognerà affrontare il tema».

L'uscita di Zaia e Dell'Acqua non è passata inosservata alle opposizioni. «Ci volevano le imminenti elezioni regionali per fare in modo che i vertici della Regione Veneto avessero chiaro ciò che la comunità scientifica ci dice da anni in una con alcune prestigiose associazioni tra le quali Isde - medici per l'ambiente» attacca Andrea Zanoni, vicepresidente della commissione ambiente a palazzo Ferro Fini in quota Pd. 

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