«No ai tamponi fuori dai market, più sicurezza per i malati»

Le opposizioni criticano l'iniziativa pensata dal governatore, chiedono più attenzione per sanitari e degenti: intanto Zaia rilancia sull'aumento dei test»

palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto (repertorio)

Alcuni giorni fa il presidente della giunta regionale del Veneto, il leghista Luca Zaia, aveva lanciato l'idea di praticare il test del tampone del Covid-19 ai clienti in entrata o in uscita dai supermarket. L'aveva definita una soluzione «alla coreana», con l'obiettivo di cercare di individuare anche i pazienti asintomatici eventualmente colpiti dal coronavirus. Tuttavia l'ipotesi non piace all'opposizione.

Il consigliere regionale leoniceno Cristina Guarda (del gruppo Cvp, gruppo riferibile al centrosinistra) oggi 16 marzo ha diramato una nota in cui esprime il suo dissenso. «Prima di annunci» rispetto ad iniziative di qualsiasi tipo davanti ai supermarket, si legge, Zaia si deve preoccupare affinché «i malati... non si ammalino ancora di più».

Appresso segue un altro tipo di considerazione: «Occupiamoci prima dei malati che si trovano a vivere a stretto contatto con altri malati e con il personale medico e infermieristico - suggerisce Cristina Guarda - pazienti che, tra l'altro, vengono spostati da un nosocomio all'altro a seconda delle esigenze di cura, col rischio, pare anche accaduto, di compromettere il proseguo del lavoro di altri reparti. Costoro sono stati controllati con un tampone prima di essere portati da centri dove viene curato anche il coronavirus a centri ospedalieri minori finora, almeno in teoria, con pazienti senza Covid-19? Spero che l'amministrazione regionale risponda presto a questo quesito. Altrimenti rischiamo che attraverso la normale dimissione in centri per fisioterapia e lungodegenza, oltre al malato intermedio venga spostato anche il virus. E questo non possiamo proprio permettercelo».

Mentre Guarda stamani esprimeva questi dubbi a palazzo Ferro Fini sarebbero giunte parecchie lamentele da parte dei medici del territorio. L'accesso ai tamponi da parte di pazienti che manifestano sintomi potenziali non sarebbe per nulla facile come non mancherebbero alcuni ospedali, tra cui alcuni nel Vicentino, in cui non sarebbero state sospese le attività non urgenti programmate da tempo. Questo mancato stop potrebbe sottrarre o avrebbe già potuto sottrarre personale utile a fronteggiare l'emergenza Covid-19 anche alla luce del fatto che, indipendentemente da dove i tamponi saranno effettuati, sembra certo che i numeri dei test aumenteranno drasticamente, questo per ammissione dello stesso Zaia che poche ore fa ha ribadito il suo convincimento.

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Sullo sfondo rimane la situazione in seno alle terapie intensive. Qualora il paziente presenti difficoltà respiratorie di un certo tipo sono proprio le terapie intensive (dette Ti) i luoghi in cui deve essere contrastato il decorso della malattia. Ma operatori e medici, se le emergenze dovessero moltiplicarsi in modo troppo dirompente, potrebbero entrare in sofferenza. I tagli apportati negli anni in tutta Italia cominciano a far sentire il proprio peso e non mancano i critici del sistema i quali ritengono che a emergenza finita servirà un controllo sulla qualità della spesa sanitaria, sulla coerenza degli investimenti e soprattutto sulla natura indotta dei tagli.

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