Maximulta al Bocciodromo di Vicenza: "L'antifascismo non si condanna"

Dopo l'arrivo di 18 decreti penali, per un totale di oltre 100mila euro, gli attivisti ritengono "vergognoso e inaccettabile questo vero e proprio attacco giudiziario"

Un'immagine della manifestazione

"Riteniamo vergognoso e inaccettabile questo vero e proprio attacco giudiziario attraverso uno strumento, il decreto penale di condanna, che solitamente non si usa per questo tipo di situazioni. Lo respingiamo con forza, continuando più determinati che mai le nostre quotidiane lotte per i diritti e per una Vicenza libera dal razzismo e dalla xenofobia".

Così il centro sociale Bocciodromo di Vicenza commenta i 18 decreti penali di condanna, ricevuti da altrettanti attivisti, per i fatti avvenuti durante la manifestazione antifascista del 30 novembre scorso. "In quella giornata in tante e tanti siamo scesi in piazza; arrivati numerosi in piazza Matteotti, abbiamo deciso di proseguire la manifestazione per portare in piazzale Fraccon due gigantografie dei campi di concentramento nazisti. In quello di Mauthausen morì il partigiano Fraccon, a cui è intitolato quel piazzale della nostra città, dove sarebbe poi terminata la manifestazione di Forza Nuova - riassumono - L'arrivo in piazzale Fraccon è stato tuttavia impedito da due cariche della polizia, a cui il corteo si è limitato a resistere".

"Quel giorno siamo scesi in piazza per ribadire che la presenza di Forza Nuova avrebbe portato nella nostra città odio, discriminazione e xenofobia verso omosessuali, migranti e rom. Di cosa siamo quindi colpevoli? Di aver predetto il futuro - concludono - Infatti, pochi mesi dopo, Forza Nuova ha iniziato una campagna razzista verso i rom, culminata con il famoso presidio in via Muggia che, ricordiamo, fu poi vietato dalla Questura su segnalazione dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per violazione della legge Mancino sulla discriminazione. In quell'occasione Forza Nuova mostrò il suo vero volto, distribuendo un volantino xenofobo, istigante al razzismo, da cui cercò goffamente di dissociarsi". 

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