Climate change in farsa valdagnese

Una circolare dell’istituto Marzotto svela la natura politica dell’evento nella ex capitale del tessile

Un momento della manifestazione ambientalista a Valdagno (foto Milioni)

La giornata mondiale per la sensibilizzazione contro i cambiamenti climatici (o climate change per chi ama gli anglicismi) è stata animata dalle migliori intenzioni. Forse. Ma dentro a quell’evento c’è finito di tutto tanto che a poche ore dalla fine della manifestazione che ha avuto luogo in mezzo mondo si ha una strana sensazione, simile alle giornate senza auto. Si va a spasso tutti insieme e poi il giorno appresso si ritorna a usare la macchina come prima.

Da questo punto di vista ciò che è successo in valle dell’Agno è paradigmatico. L’assunto di partenza è che la manifestazione nota in tutto il mondo come «there’s no planet B» sarebbe dovuta suonare come un grido di allarme e di ribellione dei giovani contro coloro che li hanno preceduti. Un grido d’allarme dovuto ad un pianeta che sul piano ecologico non gode di ottima salute. E invece che cosa è successo? La manifestazione che ha convogliato un bel po’ di studenti della vallata a Valdagno, nonostante le sacrosante ragioni espresse dai ragazzi, si è trasformata in una disciplinata performance studentesca culminata con la pantocratica stretta di mano del sindaco di Valdagno Giancarlo Giuseppe Acerbi con i papaveri locali di Legambiente.

Un buon viatico, formato paranza, per le prossime elezioni comunali in cui il centrosinistra spalleggiato dal Pd spera di riconfermare il risultato di cinque anni fa? La conferma che qualcuno abbia pensato ad una mossa del genere la si trova nella circolare diramata da Afra Gecele, preside, pardon dirigente scolastico, dell’istituto valdagnese Marzotto Luzzatti. Nella quale si comunicano gli estremi della manifestazione «organizzata dagli studenti». E che ci sia qualche dubbio sul fatto che si sia trattato di una manifestazione squisitamente spontanea nata dallo sciopero dei giovani ribelli che non ne possono più dei veleni del progresso lo si capisce andando a leggere quella circolare. Nella quale anzitutto si impartiscono ordini precisi sul «dress code» che sarà consentito durante la marcia: «gli alunni dovranno indossare una maglia-giubbotto-giacca di colore bianco».

Ovviamente moltissimi giovani se ne sono fregati. Ma tant’è, addirittura con un piglio che ricorda le giornate dell’Opera nazionale balilla, si mettono nero su bianco gli scaglioni di arrivo al parco della Favorita con tanto di nominativi dei docenti-sergenti-sorveglianti. La chiusa del documento poi, con un Italiano da legge marziale, è da manuale del perfetto anarchico: «... ore 11.30 circa ritorno in Favorita, dove vi saranno delle brevi testimonianze dei sindaci della vallata, di Lega Ambiente e di alcuni studenti in rappresentanza delle varie scuole... ore 12.35 circa ritrovo nel piazzale dell’Ite, appello e uscita...». Il grido di battaglia «Eia, Eia! Alalà» non è stato menzionato, forse perché il foglio era finito.

Di fronte ad un quadretto del genere emergono alcune questioni che non si possono tacere. L’intento di dare un aiutino, un ninin di Viagra, alla amministrazione comunale di Valdagno è tanto palese e tanto elementare nella sua naïveté, da suscitare tenerezza: così ingenuo che nemmeno il centrodestra, che qualcosa potrebbe aver da ridire, si è peritato di dire alcunché.

E che questa sarebbe stata la traiettoria dell’evento lo si era capito da subito. Basti pensare, tra le tante, ai dubbi espressi da Enrico Marchesini, volto noto dell’antagonismo berico, che sul suo profilo Facebook aveva in qualche modo previsto che in valle dell’Agno l’ambientalismo sarebbe finito a tarallucci e vino.

Ad ogni modo il celebration day del sindaco Acerbi (magari organizzato con il favore di qualche settore dell’ambientalismo prossimo al Pd e al centro-sinistra, magari organizzato con la speranza da parte di qualche preside di sedere in qualche scranno municipale) dice molto di più. Anzitutto racconta che la valle dell’Agno continua ad essere quella valle caserma che patisce ancora l’imprinting conferito ai suoi abitanti dalla Marzotto durante la golden age della fabbrica di Gaetano senior.

Ma soprattutto la giornata di oggi, in primis nella sua declinazione valdagnese, la dice lunga sui politici, di tutti gli schieramenti, che stanno abbracciando la protesta iniziata da Greta Thunberg. La sinistra dopo aver camminato per anni a braccetto con la destra, facendo strame dell’ambiente, ha bisogno di rifarsi la verginità facciale e allora guarda alla giovane scandinava, ormai ridotta a uno strumento di marketing politico.

Da una giornata come quella di oggi, dai politici che si sono immediatamente sistemati su ogni podio possibile, foss’anche un paracarro lungo la statale 246, professando il loro credo green, uno si aspettava ben altri allarmi. Una valle sventrata, dalla bruttezza cadente di Recoaro, dall’espansionismo lottizzatorio di Valdagno, dalla furia geometrile e capannonizia di Cornedo, Castelgomberto, Brogliano e Trissino, sino alla pattumiera urbanistica di Montecchio maggiore in una con il fetore immobiliare di Alte...

Contro questi mostri avrebbero dovuto scatenarsi i neofiti dell’ambientalismo da parata. Contro i veleni della Miteni, delle concerie, delle industrie chimiche del polo Ovest, contro l’agricoltura alla chimica e la zootecnia di batteria, si sarebbero dovuti scatenare lorsignori dell’ecologismo al bitume. Nella giugulare della Pedemontana, con annessi sfaceli ambientali che questa ha portato in valle (e non solo in valle) lorsignori dell’ecologismo al prosecco glifosato avrebbero dovuto affondare i canini. Ed invece nulla di tutto questo s’è visto, nulla di tutto questo si è udito.

Si è invece udito un altro suono in sottofondo: quello della masticazione perenne che accomuna destra e sinistra, imprenditoria e «prenditoria», pubblico e privato, sacro e profano. E non sia mai che i ragazzi un giorno si sveglino davvero. E come Ciàula scoprano che un bel pezzo di ciò che li circonda fa schifo. Meglio sopirli, meglio accompagnarli per mano, meglio guidarli passo passo in modo che un po’ alla volta diventino come noi. Meglio che anche i ragazzi siano un po’ complici di quanto lasceremo loro in eredità.

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