Al censimento del 2001 aveva 128 abitanti, oggi ne ha uno in meno: Laghi, sulle montagne vicentine ai confini con la provincia di Trento, è il comune meno popolato del Veneto. Colpito dai combattimenti della Prima Guerra Mondiale, poi svenato dall'emigrazione degli anni '50, ha sempre resistito nella sua orgogliosa identità. Ma ora a cancellarlo potrebbe essere la manovra economica del governo, che farebbe saltare i comuni sotto i 1000 abitanti. Sono 12 i municipi vicentini a rischio. Abbiamo parlato con Ferrulio Angelo Lorenzato, dal 2009 primo cittadino di Laghi.
Sindaco, come giudica la probabile soppressione dei suo Comune?
"Sia come sindaco che come popolazione siamo contrari. Qui il Comune più vicino è a 10-12 km, Arsiero, e se chiudiamo se va via anche l'ufficio postale, lo studio farmaceutico, e tutti i servizi. Oggi questi servizi resistono perché esiste il Comune: tre giorni a settimana abbiamo posta, studio farmaceutico, medico in ambulatorio. Può immaginare cosa significhi cancellare un Comune con 127 abitanti sparsi su 22 km quadrati di territorio, da 560 a 1900 metri di altitudine, con 20 contrade".
Da quanto esiste l'ente comunale e che costi ha?
"Laghi è stato istituito come Comune alla fine del '700, ha circa 200 anni. Ad oggi vi lavorano 2 dipendenti fissi a 36 ore la settimana: un geometra e un messo comunale. Poi c'è una segretaria a 24 ore settimanali, part time, e una bidella per le pulizie 2 ore al giorno. L'intero consiglio comunale non percepisce nulla, compreso sindaco e giunta. Lavoriamo gratis da anni".
Quali altre difficoltà nascerebbero con l'annessione a un altro municipio?
"Se ci aggregano ad Arsiero vorrebbe dire unire un comune di montagna a uno di campagna. Arsiero è già in pianura, e non sarebbero sentiti i nostri problemi specifici di comune montano".
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1 Commenti
FeedBruno Il Sindaco ha ragione.Quando la politica centrale decide di cancellare i piccoli comuni compie un atto inconsulto contro le radici umane di molte popolazioni che vivono operosamente testimoniando tradizioni e valori che nei secoli hanno permeato il suolo della nostra Patria.E' questo un brutto momento sopratutto per la cultura ormai sconvolta in un sistema sociale che ha perduto la testa e con essa il buon senso.A questo punto non ci resta che sperare nella Divino Provvidenza.
Bruno Scalzeri