L’incidente mortale e le ombre sul caso Montisci-Mantoan

Approda sulla stampa nazionale il giallo delle perizie seguite ad un sinistro che coinvolse due anni fa l’auto del segretario generale della sanità veneta

Immagine di archivio

Si tratta di una circostanza che pone una luce particolare sui fatti di due anni fa, anche alla luce di quanto il cronista riporta appresso: «Che non si trattasse di un semplice incidente era stato chiaro fin dall’inizio: a fare l’autopsia sul corpo di Tiveron, al posto del medico legale di turno, si era presentato il professor Massimo Montisci, direttore dell’unità operativa di Medicina legale e tossicologia dell’ospedale di Padova.

Montisci qualche mese dopo deposita in Procura una relazione che esclude qualsiasi nesso tra l’incidente e la morte del motociclista, avvalorando le dichiarazioni rese nell’immediatezza dei fatti, secondo quanto riportato dalla tv locale Rete veneta il 15 settembre 2016, dall’autista e dal dirigente regionale». Appresso il quotidiano riporta esattamente le parole andate in onda in televisione: «Pare che l’anziano sia caduto poco prima dell’impatto con l’auto, probabilmente colto da un infarto».

LA STOCCATA AL PERITO DELL’ACCUSA

Caso chiuso? No. Perché confrontando la perizia di Montisci con quella del secondo esperto nominato dalla Procura, incaricato di ricostruire la dinamica dell’incidente, il quadro non torna. Secondo l’ingegner Pellegrino Prozzo, Tiveron avrebbe «reagito al pericolo frenando e mantenendo il controllo del veicolo fino a pochi metri dall’urto». Una condizione difficilmente compatibile con un infarto e una lesione dell’aorta in corso sottolinea ancora il giornalista. E non è tutto.

«La famiglia Tiveron decide di vederci chiaro - si legge ancora nel servizio - i legali della parte offesa sollevano di fronte al pm un possibile conflitto di interessi tra il consulente della Procura Montisci, dipendente dell’ospedale di Padova, e il dirigente che era in auto con Faccini il giorno dell’incidente: Mantoan è il suo superiore diretto, visto che è il capo della sanità regionale. I Tiveron mettono in campo una squadra di periti. Oltre al dottor Antonello Cirnelli, il medico legale che aveva assistito all’autopsia, incaricano altri tre consulenti. L’ingegner Pierluigi Zamuner, il professore di medicina legale Daniele Rodriguez e il cardio-patologo Gaetano Thiene. Tutti convergono verso un’unica ricostruzione: se il guidatore dello scooter era reattivo al momento dell’incidente, e un istante prima dell’impatto ha anche cercato di deviare la traiettoria della moto, non poteva avere una rottura dell’aorta e un infarto in corso».

Parole pesantissime già di per sé rispetto alle quali quelle che avrebbero lasciato più di stucco gli inquirenti sono quelle usate dal professor Thiene, ordinario a Padova e luminare della patologia cardiovascolare. Secondo il quale il quadro prospettato da Montisci «è fantasioso, illogico e pressoché impossibile sul piano probabilistico».

IL MACIGNO

Un giudizio che pesa come un macigno. Tanto che la morte di Tiveron, conclude Thiene, è da ricondurre «con certezza e al di là di ogni ragionevole dubbio» all’incidente. Una convinzione condivisa anche dalla Procura di Padova, costretta a «sconfessare» puntualizza Tornago il proprio perito medico-legale. Ad ogni modo il servizio de Il Fatto si chiude con una coda che delinea una vera e propria sciarada:

«Ora su quella consulenza si allunga anche l’ombra di un giallo. Nel corso di una perquisizione nello studio del professor Montisci, indagato per falso ideologico in un altro procedimento, la Finanza di Padova ha trovato il pacemaker di Cesare Tiveron, l’unico apparecchio di quel genere conservato a distanza di due anni dall’esame autoptico. Proprio su quel dispositivo, in grado di registrare gli ultimi battiti del cuore del motociclista, i periti della famiglia Tiveron avrebbero voluto fare accertamenti. Ma gli esami irripetibili sul pacemaker e sul cuore del 72enne furono eseguiti da Montisci senza avvisare i consulenti di parte».

I MEDIA E LO SCENARIO POLITICO

Sul piano della cronaca Corveneto prima e Padovaoggi.it poi avevano già tratteggiato gran parte della vicenda. Ma da ieri l’affaire Montisci-Mantoan è definitivamente giunto sul proscenio nazionale. A palazzo Ferro-Fini si mormora di imbarazzi bypartisan dato che da anni Mantoan gode di buoni rapporti sia con la maggioranza di centrodestra che con l’opposizione di centrosinistra, mentre ancora non è chiaro se il M5S dopo l’approfondimento de Il Fatto abbia intenzione di prendere una posizione pubblica. È però un fatto che dopo l’incidente stradale del 2016 il profilo di Mantoan, protagonista spesso sui quotidiani anche per la sua verve ed il suo piglio, si sia fatto molto più basso.

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