«Una commissione speciale sulle continue magagne della Spv»

Lo chiede il consigliere regionale Cristina Guarda dopo le rivelazioni di Vicenzatoday.it sulle possibili combine tra Lega e Pd per occultare i problemi sul futuro del tracciato. Sui cui disagi provocati a Malo è stata peraltro avviata una causa da un milione e mezzo di euro

Da sinistra a desttra Cristina Guarda e Giorgio Destro (archivio, foto di Marco Milioni)

Dopo la rivelazioni di Vicenzatoday.it sulla «liason dangereuse» che potrebbe essere il prologo di un patto occulto tra Lega e Pd per mascherare le difficoltà in cui versa il proseguo della Spv, il consigliere regionale leoniceno Cristina Guarda si dice preoccupata per una possibile combine tra i due partiti di maggior peso a palazzo Ferro Fini: il primo della maggioranza di centrodestra il secondo della opposizione di centrosinistra.

LA STILETTATA
Più nello specifico dalla sua Lonigo Guarda (che in consiglio regionale appartiene al gruppo Cpv che pur milita tra le fila del centrosinistra) oggi 17 febbraio sulla sua bacheca Facebook ha pubblicato un lungo intervento in cui stigmatizza eventuali accordi sottobanco tesi ad occultare ulteriori criticità le quali potrebbero pesare proprio sul futuro della Superstrada pedemontana veneta, (o Spv) una delle opere più importanti (e contestate) tra quelle in cantiere dell'intero Paese. «Si sentono e si leggono dichiarazioni circa un centrosinistra - scrive il consigliere leoniceno - che su questa opera avrebbe concluso un patto di ferro per questa infrastruttura. Per me è prioritario il rispetto della legge e delle norme di cantiere, dei diritti dei dittadini e dei lavoratori come quello delle migliori tecniche costruttive,  ritengo fondamentale che tutti prendano una posizione chiara di denuncia delle zone d'ombra».

«FUGARE OGNI SOSPETTO»
Tuttavia il passaggio più forte della Guarda è quello in cui il consigliere invoca a gran voce una speciale commissione d'inchiesta regionale sulla Spv, commissione che dovrebbe aprire i battenti con l'insediamento del nuovo consiglio regionale dopo le elezioni previste a maggio di quest'anno. «Per fugare ogni sospetto l'unica strada da percorrere è che tutti i consiglieri regionali alternativi all'attuale governatore leghista Luca Zaia o che non vogliono far finta di non vedere, sottoscrivano un patto: il primo atto del nuovo consiglio regionale sia una commissione di inchiesta e controllo sulla Pedemontana». Guarda conclude il suo intervento con una breve panoramica dei disagi registrati durante gli ultimi mesi a ridosso dei cantieri della Spv, tra i quali svettano quelli della Valle dell'Agno e del comprensorio di Malo. «Ho visto con i miei occhi le voragini di Cornedo. Ho ascoltato le parole delle persone che rischiano di perdere il frutto dei sacrifici familiari, case e capannoni che rischiano di crollare e metterli a rischio, senza alcuna prevenzione... questi cittadini mi hanno detto che avevano perso fiducia nella politica, che si erano sentiti abbandonati». Guarda infatti ritiene che la commissione speciale sia il mezzo più idoneo, questa una convinzione ribadita a più riprese, «per fare luce sulle continue magagne della Spv».

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CONTENZIOSO CIVILE: L'AFFONDO DI DESTRO E POMARO
Ad ogni buon conto prosegue la battaglia di alcuni residenti che si sentono danneggiati dai disagi dei cantieri. Avant'ièri Giorgio Destro e Serena Pomaro, i legali padovani che curano gli interessi del comitato dei residenti di Malo-Vallugana, una zona in cui i disagi legati allo scavo del tunnel Spv tra Valle dell'Agno e Alto Vicentino sono stati particolarmente intensi, hanno formalmente chiamato in causa la Sis, ovvero il consorzio privato incaricato dalla Regione Veneto di realizzare e gestire la superstrada. Per «i malanni patiti dai residenti attorno alle aree di scavo» si tratta di una quindicina di famiglie, alla Sis è stata indirizzata una richiesta di danni pari a poco più di un milione e mezzo di euro. «Disturbi post-traumatici da stress, ansia, perdita del sonno, crisi respiratorie, attacchi di tosse, polveri di smarino che si abbattevano senza sosta sulle case, vibrazioni, scoppio di mine» sono solo alcune delle fattispecie tirate in ballo dai due avvocati della città del Santo. I quali con la citazione perfezionata sabato hanno dato il via ad un vero e proprio contenzioso in sede civile. Per corroborare le loro richieste Destro e Pomaro si sono avvalsi delle perizie «di medici di assoluto valore compreso un ex primario», nonché delle relazioni tecniche della dottoressa forestale Marina Lecis, già nota come consulente del tribunale di Padova, da tempo impegnata in molte battaglie ambientali tra cui quella sul caso Pfas.

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