Problemi col fondo indennizzi e con la Consap? Chi si lamenta «si rivolga al precedente governo»

L’ex senatrice del Pd Laura Puppato interviene sulla polemica in tema di ristori bancari e pungola alcune associazioni dei risparmiatori

Laura Puppato, ex senatrice del Pd (archivio)

«Le lamentele giunte in questi ultimi giorni da parte di un paio di associazioni a difesa del risparmio bancario mi lasciano francamente basita. Se i problemi che questi signori descrivono ci sono davvero è chiaro che sono frutto di una legge sui ristori bancari che non è certo attribuibile al centrosinistra». La montebellunese Laura Puppato è uno dei volti più noti del Pd veneto. Da senatrice, quando il suo partito era al governo, fu una delle più accese sostenitrici della norma che avrebbe dovuto garantire gli indennizzi ad una parte dei risparmiatori colpiti dal crac delle ex popolari, venete in primis.

Quella norma, approvata grazie allo stimolo di un altro big del Pd veneto, l’ex sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta non è mai piaciuta a Lega e M5S. I quali quando nel giugno 2018 andarono al governo del Paese presero immediatamente di mira la cosiddetta legge Baretta-Puppato e anche con l’aiuto delle associazioni la riformularono profondamente cercando di rimuovere quelli che venivano percepiti come colli di bottiglia ossia quei passaggi, come la presenza di un lodo arbitrale, che in qualche modo venivano visti come un ostacolo alla celerità degli indennizzi. Adesso che a palazzo Chigi lo scenario è cambiato, anche sul versante «del Fondo indennizzi risparmiatori», che dovrebbe essere garantito dalla legge precedentemente votata da M5S e Lega, le tensioni sono ritornate all’ordine del giorno.

Infatti non più tardi del 6 settembre due tra le associazioni più critiche col governo di centrosinistra, ovvero il «Coordinamento don Torta» e «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto banca» sono tornate alla carica e hanno sparato a palle incatenate contro la Consap, la società pubblica che ha allestito il portale telematico che dovrebbe dare seguito alle richieste di ristoro. L’accusa è quella di aver allestito una piattaforma che al momento rende assai difficile la presentazione delle domande. Si tratta però di una lettura che non convince la Puppato, che peraltro oggi non è più senatrice della Repubblica.

Dunque Puppato, che cosa pensa delle recenti critiche indirizzate a Consap?
«Ci sono tante cose da dire. Tuttavia vorrei far presente che la procedura oggi identificata dalla legge compreso il ricorso a Consap è stata voluta dalla ex maggioranza giallo-verde che assieme all’ex governo ascoltò moltissimo quelle associazioni. Quindi di che cosa stiamo parlando? Quindi certi rilievi è al precedente governo che vanno indirizzati».

Sì ma nel merito lei che dice?
«Io dico solo una cosa. La legge per come l’avevamo concepita noi, proprio perché assegnava alla agenzia contro la corruzione ovvero, l’Anac, il fardello burocratico della presentazione delle richieste, aveva un vantaggio intrinseco. Quello di fare affidamento su una struttura già rodata. Invece si è deciso di prendere una quindicina di milioni di euro da destinare agli indennizzi e di affidarli a Consap, ossia la concessionaria per i servizi assicurativi, una spa dello Stato, perché questa mettesse a punto la sua macchina. Io devo ancora capire perché. Il cielo non voglia che non ci siano secondi fini che mi sfuggono».

Tuttavia diverse associazioni contestano alla legge da voi approvata di avere posto alcuni ostacoli difficilmente sormontabili come gli arbitrati e di avere previsto un fondo di appena cento milioni che poco o nulla avrebbe garantito ad una platea ben più ampia di richiedenti. Quindi come stanno le cose?
«Guardi che la legge per come l’avevamo concepita noi garantiva ristori più rapidi a fronte di un fondo che poi si sarebbe rimpolpato via via. Il miliardo e mezzo sbandierato dai fautori dell’ultimo accordo al momento è solo una cifra scritta su un decreto».

Si parla insistentemente di voci di un accordo possibile in seno al nuovo esecutivo Pd-M5S. Voci secondo le quali la legge sul fondo per l’indennizzo, noto come Fir, dovrebbe essere cambiata. Lei che dice?
«Premesso che non ho sentito queste voci, per quanto mi riguarda io certamente mi auguro una modifica della la legge».

Per ridurre quindi lo stanziamento a disposizione del fondo indennizzi?
«No al contrario, per aumentarlo. Voglio ricordare tuttavia per l’ennesima volta che la legge come la concepimmo noi avrebbe portato ad indennizzi alla totalità dei risparmiatori non un a un risicato 30%. Ma c’è un aspetto contingente che dobbiamo considerare».

Quale?
«Ma secondo lei dopo che è stata avviata una procedura così complessa con le domande già in corso, sarà possibile o no apportare una qualche modifica? Io le dico che sarà difficilissimo se non impossibile».

E quindi, come mai secondo lei «Noi che credevamo...»  e il «Coordinamento don Torta» hanno usato toni così duri?
«Io ho l’impressione che tanta durezza celi la volontà di scaricare su questo governo le responsabilità di una imminente impasse che potrebbe abbattersi sulla procedura degli indennizzi. Impasse dovuta ad una serie di provvedimenti sia in fase di scrittura di legge sia in fase di scrittura dei decreti attuativi, che va addebitata alla ex maggioranza. C’è per caso qualcuno che maldestramente spera di addebitare ad altri responsabilità che invece sono sue? C’è la volontà da parte di qualcuno di mettere i bastoni tra le ruote di un esecutivo appena nato?».

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