Mostri sotto l'oasi di Casale: per l'assessore tutto ok, anzi no

Dopo le rivelazioni di un ex boss della camorra sullo stato dell'oasi gestita dal Wwf a palazzo Ferro Fini il M5S attacca l'Arpav. E il comune di Vicenza minimizza, ma anche no

Uno scorcio dell'Oasi di Casale a Vicenza (foto Milioni)

C'è qualcosa di molto balzano, quasi fosse in preda ad un fenomeno di dissociazione psicologica, nel comportamento della giunta comunale di Vicenza per l'affaire della presunta contaminazione di Casale. Dopo le rivelazioni bomba dell'ex boss della camorra Nunzio Perrella l'assessore all'ambiente Lucio Zoppello ai nostri taccuini pochi giorni fa aveva di fatto minimizzato la portata di quanto riferito nel nostro reportage distillando un giudizio decisamente laconico: «L'unica cosa che possiamo dire è che l'amministrazione intende procedere con il percorso concordato con Provincia ed Arpav».

Uno

Bontà sua si tratta di un commento che per vero rispetta la falsa riga degli ultimi riscontri forniti dal comune sullo stato di salute del sottosuolo nell'oasi naturalistica berica di Casale dopo che per quest'ultima, da anni al centro di polemiche sulla qualità del suolo del sito, gli enti avrebbero sancito che l'oasi stessa tutto sommato sia in buona salute . Va ricordato peraltro che gli enti avevano cominciato a darsi da fare dopo che, a seguito dell'ennesimo esposto, si era mossa pure la procura della repubblica di Vicenza che aveva incaricato Noe e Arpav di valutare eventuali criticità del sito che potessero presentare anche eventuali profili penali.

Due

Esiste poi un altro Lucio Zoppello, sempre assessore all'ecologia al comune di Vicenza, che interpellato l'altro giorno fa dal Corriere del Veneto si dice stupito della decisione del Gip di Vicenza di non archiviare l'inchiesta sul possibile avvelenamento del suolo sotto l'Oasi di Casale: «Non ce lo aspettavamo - dichiara il nostro a pagina 13 del Corveneto di oggi ma da parte nostra c'è la massima disponibilità ad eventuali nuove indagini». Fermo che se l'autorità giudiziaria ordina delle indagini non serve il nulla osta del referato all'ecologia del capoluogo berico, a quale Zoppello bisogna credere? La cosa bizzarra è che chi scrive aveva chiesto all'assessore una vera e propria intervista per cercare di sviscerare nel modo dovuto il problema. Ma non c'è stato verso.

... e tre

Zoppello infatti ha ritenuto opportuno affidarsi ad uno stringatissimo commento. In questo caso la responsabilità è tutta di colui che scrive, il quale si sarebbe dovuto peritare di appurare della esistenza di un terzo Zoppello, che segregato in qualche anfratto in stile Edgar Allan Poe, dalle bande di palazzo Trissino, scalpita, solo e dimenticato da tutti, per rilasciare dichiarazioni alla stampa.

E veniamo ad Arpav

Anche quest'ultima era stata contattata affinché si potesse intervistare un dirigente incaricato all'uopo. Purtroppo anche in questo caso non c'è stato verso. L'agenzia ambientale di interviste non ne ha voluto sapere. Epperò ha tenuto un comportamento decisamente più coerente. Tanto che pur nella sua algidità in una nota redatta redatta il 3 aprile la direzione generale dell'ente ha scaricato de facto sui magistrati ogni valutazione al riguardo: «L'attività svolta da Arpav nell'Oasi di Casale - si legge - è stata richiesta dalla procura con delega ai Noe e con la specificazione che Arpav provvederà ad assistere alle operazioni e ad effettuare i campionamenti e le analisi che dovessero ritenersi utili. Pertanto si rinvia ogni richiesta... all'autorità competente»: in gergo calcistico si potrebbe dire che ha provato a salvarsi in corner (l'ultimo attore chiamato in causa è la Provincia berica, dalla quale fanno sapere che l'assessorato all'ambiente sta vagliando le carte). 

Torri di Quartesolo

Ma continuando in questa valutazione sul piano antropologico delle reazioni tenute da coloro che in qualche modo sono stati chiamati in causa per quanto concerne le rivelazioni di Perrella, va menzionato anche il comune di Torri di Quartesolo. I rilievi dell'ex boss contenuti nel reportage di Vicenzatoday.it riguardavano anche eventuali sversamenti e eventuali depositi abusivi che negli anni avrebbero interessato alcuni campi agricoli localizzati proprio nel comune di Torri. In maniera decisamente più equilibrata l'assessore all'ecologia Federica Poli fa sapere che l'amministrazione provvederà con le verifiche del caso. E poi ostentando una schiettezza non troppo frequente in politica aggiunge: «Siamo ovviamente a disposizione... possibilmente invitando i nostri tecnici che hanno una storicità più lunga della nostra alle spalle»: tutto molto lineare, senza voli pindarici.

M5S

Tuttavia in questa strana storia gli unici (ma sono davvero gli unici o qualcun altro sa ma non parla?) che si sono accorti che la vicenda ha una rilevanza regionale sono gli esponenti del Movimento cinque stelle. La valenza regionale, al di là della figura di Perrella, si pensi alle sue rivelazioni su Fanpage.it in tema di malversazioni nel Veneto, sta nel fatto che l'ex boss a torto o a ragione, ha preso di mira l'agenzia regionale dell'ambiente ovvero l'Arpav.

Ora del M5S si può dire tutto e il contrario di tutto (chi scrive non ha lesinato legnate di ogni tipo). Però è un fatto che poco dopo la pubblicazione del reportage di Vicenzatoday.it è all'Arpav che si sono rivolte le attenzioni dei consiglieri regionali veneti del M5S Erika Baldin, Jacopo Berti, Manuel Brusco e Simone Scarabel. I quali il 2 aprile hanno lanciato un vero e proprio allarme rispetto all'oasi municipale gestita dal Wwf: «La verità sta venendo a galla, il nostro territorio è stato e continua ad essere il luogo in cui le ecomafie operano e lavorano indisturbate anche con l'avvallo della politica locale». Poi un altro affondo: «La situazione all'Oasi di Casale è ben più grave di quel che sembrava. Come M5S lo dicevamo da anni, a tutti i livelli istituzionali. L'allarme lo avevano lanciato l'ex senatore Enrico Cappelletti e l'ex consigliere comunale Liliana Zaltron. Lo stesso aveva fatto più e più volte il gruppo del M5S in consiglio regionale».

Per dovere di completezza va detto che la nota termina con una chiusa al vetriolo: «Avevamo chiesto controlli, carotaggio, approfondimenti, richieste di accesso agli atti di Arpav (monitoraggi), ci è sempre stato negato tutto. Inoltre la scorsa amministrazione comunale si era sempre rifiutata di svolgere qualsiasi approfondimento, così come la Regione Veneto aveva risposto ad una nostra interrogazione dicendo che era tutto sotto controllo avvallando di fatto una situazione disastrosa. Ricordiamo - si legge ancora - come le prime anomalie furono denunciate nel 2017 grazie alle indagini dei carabinieri Noe di Treviso, dopo trentasei anni di denunce». In ultimo poi c'è un j'accuse vero e proprio nei confronti della sede berica della agenzia regionale per l'ambiente: «Arpav ha la propria sede proprio difronte all'Oasi ma non ha mai vigilato in maniera opportuna, non ha denunciato con fermezza questa situazione mostrando la mancata volontà di approfondire e di sapere cosa c'era realmente sotto, nonostante le testimonianze di testimoni oculari».

Gli "sbianchi"

Ora si sa la politica è anche gioco delle parti. Nessuno vuole fare la vergine: una certa dose di tatticismo è presente in ogni schieramento. Però alle volte un pizzico di tatto, un pizzico di intelligenza o quanto meno un pizzico di furbizia in più ti evitano certe figure barbine. Quelle che in romanesco, in modo così icastico, vengono chiamate "sbianchi".

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