Detenuti mafiosi a Vicenza: "Ministro riveda la decisione: casa circondariale al collasso"

Dopo la notizia del trasferimento di 200 uomini, in carcere per reati di stampo mafioso, nella struttura presente nel capoluogo berico, l'onorevole leghista Pretto sottoscrive un'interrogazione

L'esterno del carcere di VIcenza

“Ho depositato immediatamente un’interrogazione parlamentare al ministro della giustizia Bonafede affinché spieghi ai veneti per quale motivo 200 detenuti, in galera per associazione di stampo mafioso, sconteranno la loro pena nella Casa circondariale Filippo del Papa di Vicenza". Duro l'intervento del deputato vicentino Erik Pretto (Lega Nord), componente della Commissione parlamentare antimafia in merito alla notizia del trasferimento nel carcere berico di 200 detenuti mafiosi.

"Auspichiamo che Bonafede riveda subito questa folle decisione -sottolinea - Non solo in Veneto si registrano già precarie condizioni legate alle infiltrazioni della criminalità organizzata, ma il problema è legato al carcere: il padiglione di massima sicurezza di Vicenza ha una capienza di duecento posti e con questi trasferimenti si verranno a concentrare duecento condannati per 416 bis".

"Sono tante le emergenze- spiega - sovraffollamento, sistema di sorveglianza insufficiente, personale insufficiente, pochi blindati e mancanza di un direttore reggente. Inoltre, gli agenti di polizia penitenziaria in servizio sono 190 e la carenza di personale stimata ammonta a circa sessanta unità. Finora si sono registrati ben 687 eventi critici tra aggressioni tra detenuti, aggressioni al personale e danneggiamento alle strutture e cinque agenti che hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso con prognosi talvolta serie. Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione che rischia di degenerare con l'arrivo dei detenuti di alta sicurezza per i quali si parla di "turismo penitenziario".

"Occorrono uomini e mezzi per garantire gli spostamenti di questa tipologia di detenuti  conclude - che per il 95% provengono dal Sud e sempre al Sud hanno commesso i loro reati e pertanto dovranno necessariamente spostarsi per le udienze dei processi: spostamenti durante i quali inevitabilmente aumenta il rischio di fughe ed evasioni”. 

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