Dervall e Cotorossi nel mirino di Asproso

Il consigliere di Coalizione civica punta gli uffici del comune berico per due casi che fanno discutere da anni. E attacca la Regione: «per il centrodestra il territorio è solo business»

Il consigliere comunale di Vicenza Ciro Asproso (foto Marco Milioni)

«La giunta comunale di Vicenza, retta da una maggioranza di centrodestra non sta vivendo un momento facile». Sono queste le parole con cui Ciro Asproso, consigliere di opposizione di centrosinistra in quota a Coalizione civica descrive lo scenario di Palazzo Trissino. Sul quale al momento incombono «nubi di non poco conto». Da una parte ci sono le critiche sul tema della sicurezza che da destra stanno piovendo sul primo cittadino. Dall'altra c'è il versante, sempre scivoloso, dell'edilizia. Ieri la giunta ha diramato una nota nella quale parla di un pronunciamento delle Belle arti di Verona che certificherebbe la correttezza e la buona condotta del comune in relazione alla vicenda delle irregolarità nella lottizzazione della cittadella giudiziaria. Più nel dettaglio si tratta di una serie di censure che palazzo Trissino aveva patito dal Ministero dei beni culturali. Asproso però poche ore fa ha replicato a muso duro con un'altra nota spiegando che «con tutto il rispetto per il novizio assessore Marco Lunardi, che per una serie d'impreviste circostanze si è trovato, senza colpa apparente, a gestire un referato tra i più difficili e delicati, mi permetto di precisare che non vi è alcuna correlazione» tra il parere espresso dalla Soprintendenza e tutta una serie di inadempimenti che sono stati oggetto di censura da parte del ministero.

Consigliere Asproso dopo l'ennesimo giro di valzer in seno alla giunta del Comune di Vicenza sembra che la maretta nella maggioranza di centrodestra che ne regge le sorti non volga al termine. Come mai? Come valutate le recenti bordate all'indirizzo del sindaco, il civico Francesco Rucco, partite addirittura dalla destra radicale?
«Dall'esterno è difficile comprendere appieno quanto succede in maggioranza, ma ho l'impressione che il capo dell'esecutivo municipale stia pagando il prezzo di una vittoria inaspettata. Infatti, forse, neppure Rucco era convinto di diventare sindaco e ha fatto promesse un po' a tutt: promesse che, peraltro, non pensava di dover mantenere. Dopo un anno e mezzo di mandato non emerge un progetto, un'idea forte in grado di caratterizzare questa amministrazione».

C'è il progetto per un riutilizzo del vecchio tribunale però. O no?
«Sì, certamente, certo c'è il riuso del vecchio tribunale. Tuttavia il suo elettorato si aspettava un cambio di passo ben diverso. Hanno impiegato un decennio a criticare il precedente sindaco, il democratico Achille Variati  su degrado e sicurezza, tacendo bellamente le critiche su urbanistica e infrastrutture, ben sapendo che proprio sui temi della sicurezza i sindaci hanno le armi spuntate: ora che tocca a loro governare sono costretti a difendersi dal fuoco amico. C'è poco da dire, una volta propagato l'incendio, è difficile che si spenga da solo».

Il vostro gruppo non crede che tra gli effetti di questa sorta di brusio di fondo ci sia anche quello oscurare alcune vicende politico-amministrative? Il caso di piazza delle Poste ne è un esempio. Stando a un recentissimo pronunciamento del Tar il progetto della immobiliare Dervall, che ha acquisito il palazzo delle Poste per farne unità immobiliari di pregio, sia stato approntato in spregio alle regole. Ora a fronte di un privato che prova a fare i suoi interessi e che in questo caso è rimasto invischiato in una grana di tipo amministrativo, che cosa si può dire invece degli uffici tecnici municipali? Anche il loro operato è finito al centro della polemica. Come mai?
«Ho presentato due interrogazioni sull'argomento, nelle quali chiedevo di salvaguardare la preminenza dell'interesse pubblico e di revocare il permesso di costruire. Ora che la sentenza del Tar è intervenuta a correggere l'errore amministrativo del comune non posso che dirmi sollevato. Il tribunale ha chiarito che il restauro re-interpretativo, come fu definito nella relazione tecnica di progetto, non è consentito in quanto verrebbero meno le finalità di tutela e preservazione dei caratteri identitari del centro storico della città».

E quindi?
«Purtroppo il permesso di costruire fu rilasciato in aperto contrasto con l'articolo 9 delle norme tecniche di attuazione del Piano particolareggiato centro Storico e in contrasto con l'articolo 36 delle norme tecniche operative del piano degli interventi».

È un fatto grave?
«Sì, è un fatto grave, e se fossi al posto del sindaco e dell'assessore all'edilizia privata vorrei capire come è stato possibile che ciò avvenisse. Mi auguro che si voglia andare fino in fondo».

Per la vicenda di piazza delle Poste è noto il contenzioso amministrativo. A suo giudizio il comune di Vicenza non dovrebbe anche provvedere con una apposita segnalazione alla procura della repubblica? Siamo di fronte ad un abuso edilizio da codice penale?
«Io posso dire solo una cosa. Il comune è parte in causa poiché ha deciso di opporsi al ricorso dei residenti, i quali lamentavano un danno dovuto alla trasformazione parziale del palazzo delle Poste in condominio di lusso. Ora che il Tar ha dato ragione ai ricorrenti, almeno per quanto riguarda le modifiche della facciata posteriore, dobbiamo prima capire cosa intenda fare l'amministrazione».

Sarebbe a dire?
«L'amministrazione accetta di revocare definitivamente il permesso di costruire, o si appella al Consiglio di Stato? Personalmente, ritengo che andare in appello sarebbe un errore che potrebbe causare un danno erariale al comune stesso».

Quando si parla di magagne edilizie a Vicenza non si può sottacere l'affaire Cotorossi. Lei recentemente ha nuovamente interrogato la giunta comunale al riguardo. Di che cosa si tratta esattamente?
«Nella mia interrogazione chiedevo quali provvedimenti intendesse adottare il comune riguardo ai permessi di costruire accordati nelle zone industriali di completamento mancanti della presupposta autorizzazione paesaggistica, come nel caso del Piruea Cotorossi. Il privato lottizzante, nel maggio di quest'anno, ha chiesto l'accertamento di compatibilità delle opere realizzate a Borgo Berga senza autorizzazione paesaggistica».

Che cosa è emerso dalle vostre valutazioni?
«Negli elaborati allegati alla domanda, il progettista indica in più quaranta metri sul livello del mare sia la quota altimetrica di Piazzale Fraccon, sia quella del piano di imposta dei fabbricati realizzati. Tuttavia, secondo i rilievi tecnici effettuati dalla Procura, Piazzale Fraccon e il piano di imposta dei fabbricati mostrerebbero una quota altimetrica non concordante, con una differenza di circa un metro e sessanta centimetri».

E se le cose stessero in questo modo?
«Se le cose stanno così ci troviamo di fronte ad un falsa dichiarazione, il che comporta la decadenza dei benefici accordati e l'applicazione di sanzioni penali. Su questo punto sto ancora aspettando una risposta dagli uffici».

Come mai secondo lei a Vicenza la gestione dell'urbanistica e dell'edilizia privata è fonte di così tanto contenzioso? Lei fu consigliere anche durante i primi anni Duemila e in sala Bernarda lei ricorderà di battaglie epiche sui piani particolareggiati, sul bando degli interessi diffusi, sulle varie lottizzazioni, Ponte Alto, via Vecchia Ferriera, Hotel de la ville, il teatro nuovo, Parcocittà e via dicendo. Che cos'è una maledizione? I privati tendono a prevaricare il proprio interesse sulla collettività? Gli uffici non hanno gli strumenti o non hanno abbastanza la schiena dritta?
«Non mi piace parlare di poteri forti poiché è un termine fin troppo abusato, ma il caso BpVi, giusto per citare una vicenda che non ha nulla a che fare con la speculazione edilizia, è lì a dimostrarci quanto possa essere pervasivo e condizionante il potere economico in una piccola città di provincia: specie quando la politica preferisce guardare da un'altra parte».

Con quali conseguenze?
«Premesso che sono un convinto assertore dell'importanza della responsabilità sociale d'impresa, non v'è dubbio che il privato ha come primo obiettivo il raggiungimento del profitto e per far questo, in molti casi, è anche in grado di esercitare forti pressioni nei confronti di funzionari e professionisti. Per questo è importante il rispetto delle regole, perché solo quando le regole sono fatte valere possiamo avere la speranza di essere trattati tutti allo stesso modo e con senso di giustizia».

E invece di solito che cosa accade?
«Se le norme non sono chiare o addirittura addomesticabili ad profittarne è sempre il più forte. Vorrei ricordare che in questa città abbiamo avuto anche la cosiddetta circolare Rossetto, quella che ha permesso la devastazione di intere porzioni di territorio, come il quartiere Italia o la zona della Madonnetta».

Come si dipanò la vicenda amministrativa nello specifico?
«In quel caso fu fornita un'interpretazione errata di una legge dello Stato, il Decreto ministeriale 1444 del 2 aprile 1968, a tutto vantaggio dei costruttori e a detrimento degli standard pubblici e del bene comune. Secondo me la colpa più grave non fu del funzionario, ma degli amministratori, che pur valutando gli effetti negativi di quel provvedimento non fecero nulla per porvi rimedio».

Alcune settimane fa i ragazzi del collettivo studentesco del «Fridays for future» hanno protestato duramente in zona San Felice. Temono che la modifica della viabilità possa nuocere alla fruibilità del comprensorio scolastico. Ma non sono d'accordo nemmeno con la realizzazione di un supermercato i cui permessi risalgono ad anni addietro. Lei come vede la questione da vicino? Più in generale a Vicenza c'è o non c'è uno strabordare della grande edilizia commerciale?
«L'ipotesi di aprire un collegamento tra il borgo e la stazione, proprio dietro la Basilica di San Felice, era legata alle opere viabilistiche della Tav, ma ora è definitivamente tramontata. Diverso il discorso circa il nuovo supermercato. Io fui il primo a lanciare l'allarme già l'anno scorso, purtroppo l'iter è iniziato con la passata amministrazione ed essendo un esercizio commerciale inferiore ai 1500 metri quadrati il comune non può impedirne la realizzazione».

Fino a quando andrà avanti così?
«Almeno fino a quando non si deciderà di introdurre dei vincoli urbanistici che pongano un freno a questa guerra commerciale, scatenata dalla grande distribuzione».

Che cosa servirebbe?
«Purtroppo, i nostri amministratori sembrano ormai incapaci di elaborare progetti a lungo termine e in cambio di una rotatoria o di un archivio comunale, sono disposti a qualsiasi concessione nei confronti del privato».

Ma che cosa dice la giurisprudenza a riguardo?
«Ad essere precisi una recente sentenza del Consiglio di Stato ha ribadito che la libertà di esercizio delle attività commerciali non può essere considerata illimitata, ma deve essere posta in equilibrio con altri princìpi e valori, quali la tutela dell'ambiente, la lotta al degrado urbano, il divieto di consumo di nuovo suolo».

Ci sono solo i comuni sulla graticola?
«Direi di no visto che proprio in questo caso entra in gioco il ruolo delle regioni, che hanno la possibilità di dettare una propria disciplina del commercio, e dei comuni, che a loro volta possono agire in conformità coi predetti principi».

Si può affermare che le limitazioni ai nuovi insediamenti sono tranquillamente possibili?
«Sì. Le limitazioni di carattere urbanistico ai nuovi insediamenti commerciali sono certamente possibili, purché sia dimostrato il preminente interesse pubblico e la pianificazione abbia un carattere organico e non vessatorio».

Recentemente l'istituto Ispra ha certificato nuovamente la maglia nera per Veneto e Lombardia in termini di consumo di suolo. In questo quadro molti territori del Vicentino sono usciti malissimo. La vulgata è quella che si tratti di scelte politiche addebitabili agli anni Settanta ed Ottanta alla vecchia classe dirigente democristiana e socialista. Le cose stanno davvero così? O anche più recentemente il consumo del suolo è stato facilitato da scelte politiche e amministrative che vanno dal livello comunale a quello nazionale passando per lo snodo, da molti definito critico della Regione Veneto?
«Questa delle scelte riconducibili agli anni Settanta ed Ottanta è una enorme sciocchezza. Lega e Forza Italia governano questa Regione da oltre vent'anni e hanno potuto contare su maggioranze più che ampie. Le peggiori speculazioni edilizie, così come i grandi scandali che hanno coinvolto le scelte infrastrutturali, sono tutti attribuibili alla responsabilità del centrodestra. I famigerati Piano Casa, che impediscono ai comuni di svolgere appieno la loro funzione pianificatoria, sono un regalo dei governi Berlusconi. La verità è ben diversa, il centrodestra non ha mai considerato il territorio come un bene comune da tutelare, ma solo come un'opportunità per fare affari».

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