Covid-19, la Padania attacca Zaia e la sanità veneta

L'uscita del quotidiano lombardo potrebbe essere il sintomo di malumori interni al Carroccio ma anche di una sciarada di potere internazionale: frattanto a palazzo Ferro Fini il consigliere Bartelle chiede lumi sugli straordinari non pagati al personale sanitario

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Oggi 20 aprile La Nuova padania pubblica un attacco ad alzo zero alla sanità veneta, di fatto una sberla in pieno volto al governatore veneto del Carroccio Luca Zaia: e la politica del Nordest va in fibrillazione. Il titolo della testata è eloquente: «Veneto... Cade il mito della sanità impeccabile? Medico diffidato da una Ulss a parlare delle misure anti Covid sul territorio».

LA BORDATA
Il quotidiano lombardo diretto da Stefania Piazzo, dopo aver fatto un lungo elenco di défaillance addebitate al sistema assitenziale-sanitario della ex Serenissima, inserisce un riferimento preciso ad una indiscrezione che negli ambienti ospedalieri circolava da settimane. Quella per cui le direzioni generali avrebbero imposto con le buone, ma soprattutto con le cattive a medici e personale sanitario una sorta di codice del silenzio rispetto al quale ogni commento su vicende in qualche modo riconducibili al Covid-19 andavamo concordate giustapposto coi vertici delle Ulss stesse.

SORDINA PER I MEDICI
Per i direttori si tratterebbe di normali questioni di gerarchia, ma per molti medici si tratterebbe di una vera e propria sordina che per esempio in Lombardia (lo testimonierebbero i tantissimi interventi pubblicati sui giornali e sulle Tv) non c'è stata o non ha funzionato: tanto che il cosiddetto caso «Sanità lombarda» sarebbe deflagrato con tutte le sue contraddizioni proprio perché i media avrebbero potuto raccontare talmente tanti dettagli da obbligare l'autorità giudiziaria ad accendere parecchi fari in molte province.

LUCA SUPERSTAR
Zaia invece, anche per avere assecondato a scelta «lungimirante» del direttore della virologia dell'Ospedale universitario di Padova (il professore Andrea Crisanti), dai media nazionali avrebbe avuto un trattamento in buona parte diverso da quello riservato ai cugini lombardi. Anche se la situazione complessiva della sanità veneta e quella delle case di riposo desterebbe comunque molte preoccupazioni.

LO SPETTRO DELLA DENUNCIA DI ASSOMED
Ne è una prova, ad esempio, la denuncia del sindacato dei medici Assomed, il quale senza mezze misure ritiene che la scarsità di presìdi di protezione individuale abbia causato rischi incalcolabili non solo per i medici ma per tutto il personale sanitario. Sullo sfondo poi rimangono tante questioni irrisolte come la polemica sulla condotta poco chiara che palazzo Balbi avrebbe tenuto nella vicenda degli appalti per le mense ospedaliere: «una storiaccia» da 400 milioni di euro che ha coinvolto il colosso del catering vicentino, ossia la Serenissima ristorazione. Per non parlare delle polemiche sugli episodi di malasanità, sulle polemiche che riguardano il direttore generale della sanità Domenico Mantoan, fino alla querelle sulle irregolarità di alcuni medici che avrebbero inopinatamente usato gli ospedali pubblici per lavori in libera professione. Al tutto si aggiungono le polemiche infinite sul nuovo ospedali di Padova e sulla realizzazione con il contestatissimo strumento della finanza di progetto dei nosocomi, tra i vari, di Mestre nel Veneziano e si Santorso nel Vicentino.

RIPICCA LOMBARDA
Ma negli ambienti alto di gamma del Carroccio veneto c'è però chi si cimenta in una lettura diversa. «In primis qualcuno a Milano non tollera che il sistema sanitario del Nordest sia uscito meglio di quello lombardo notoriamente in mano a Cl. E quindi sono partiti gli schizzi di fango verso Zaia». Ma la partita sarebbe molto più complicata visto che sono molti i parlamentari del Carroccio a sostenere che in realtà Zaia, anche con con l'appoggio di ambienti vicini alla Presidenza del consiglio, vicini ai vertici di Fi e vicini al Pd, starebbe cercando di usurpare «la leadership del leader leghista Matteo Salvini». Ma con quale motivazione?

SCIARADA GEOPOLITICA: DA SALVINI A DRAGHI A TRUMP
Sullo sfondo ci sarebbe una partita geopolitica «di dimensioni colossali» con Salvini che altro non sarebbe che l'anello di una catena che passando per l'ex governatore della Bce Mario Draghi e finendo su su fino ad ambienti conservatori della finanza americana e britannica si opporrebbe al disegno cinese: questo perché i vertici della Repubblica popolare sarebbero pronti a servirsi dello sconquasso del coronavirus per mettere un piede in una Europa considerata da tempo, almeno a Washington, il cortile di casa a stelle e strisce. A questo blocco «salviniano, filo Atlantico e filo Nato» che rimane una galassia assortita, più o meno indirettamente, starebbe dando sostegno un eterogeneo arcipelago di scontenti (con molti infiltrati dalla destra radiclale) che tra le altre sarebbe pronto a scendere in strada il 25 aprile dando così sfogo agli scontenti che cominciano a sentire in modo «oggettivo e inequivocabile» le pressioni «di un lockdown» sempre meno sostenibile sul piano socio-economico.

I CINESI E L'EX PREMIER PRODI
Il fronte opposto sarebbe appunto riferibile alla Cina e avrebbe nell'ex premier ed ex numero uno della commissione europea Romano Prodi, uno degli «spinner» di maggiore caratura. Attualmente il governo italiano, pur tra mille mal di pancia, mille divisioni e mille avvertimenti a Bruxelles, sarebbe orientato a seguire proprio questa scia, chiamata anche «filo-europeista»: la quale però non vedrebbe il favore di qualche ambiente del Pd e di qualche scampolo del M5S molto attenti ai desiderata del mondo conservatore anglosassone e soprattutto del mondo conservatore israeliano.

MILLE SFUMATURE DI GRIGIO
In questo affresco complesso in cui tra il bianco e il nero le sfumature di grigio tendono all'infinito, Zaia con prudenza (anche su insistenza di alcuni stakeholder veneziani che vedono nella Cina comunque uno sbocco futuro più promettente della vecchia alleanza con gli Usa, che però «non dovrebbe essere smantellata d'un baleno») avrebbe timidamente deciso di schierarsi col fronte cinese creandosi un canale protetto di interlocuzione con palazzo Chigi. Il che avrebbe causato la reazione di un pezzo del cosiddetto fronte sovranista (che strizza l'occhio alle proteste anti-lockdown in atto negli Usa, protesta ben vista da Trump) e che ha per l'appunto rapporti ormai stabili con la galassia salviniana. «In questo contesto la disgrazia - fa sapere un dirigente leghista che chiede l'anonimato - è che purtroppo l'Italia si è ridotta ad un mero terreno di scontro tra superpotenze senza che abbia il peso per esprimere una sua vocazione e un suo ruolo nel contesto internazionale».

Tuttavia quanto alla situazione del Carroccio nel Veneto non si può dimenticare una cosa. I bene informati sanno da tempo che c'è una Lega a trazione zaina, che è sempre più separata dai gangli del partito e che per i suoi detrattori sarebbe diventata un cerchio magico «inavvicinabile e invalicabile». Una situazione che avrebbe coinvolto una serie di personalità di spicco tra cui parlamentari e uomini con un forte appeal in termini di storia e tradizione veneta, nel dare il via alla fronda anti-Zaia. Il quale comunque anche se è accreditato di una vittoria scontata alle prossime regionali, potrebbe dover gestire un Veneto sfibrato dai cascami nonché dagli annessi e dai connessi dell'emergenza Covid-19.

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«LA ROGNA STRAORDINARI»
A questo marasma a metà mese si è aggiunto un altro elemento che potrebbe dare alla giunta regionale qualche grattacapo soprattuto per l'interesse che la cosa riscuote presso i camici bianchi del Veneto. Il 14 aprile infatti il consigliere regionale Patrizia Bartelle del gruppo misto ha depositato una interrogazione in cui si chiede alla giunta Zaia di chiarire a quanto ammontino le ore di straordinario non pagate al personale sanitario. La questione è molto sentita dai diretti interessati perché nello specifico i mal di pancia relativi al straordinari di fatto comandati e a retribuzione del personale non in linea con gli standard garantiti va in scena da anni ed anni.

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