Stretta sul Fir? L'indiscrezione arriva da ambienti del Pd

I boatos di palazzo su una revisione del pacchetto rimborsi per i crac bancari giungono da Roma e da Venezia ma sono smentiti dal ministro D'Incà: frattanto le associazioni attaccano il governo perché la piattaforma per ottenere i ristori «è imballata». E si preparano alla piazza

Da sinistra a destra Arman, Stocco, Baseggio e Ugone (foto Marco Milioni)

Un pezzo importante del Pd veneto starebbe chiedendo al nuovo governo giallorosso di restringere drasticamente il campo d'azione della ultima legge che ha consentito la realizzazione del Fir, ovvero il fondo per l'indennizzo dei risparmiatori colpiti dal crac delle ex popolari. L'indiscrezione giunge da Roma e da Venezia anche se per l'esecutivo si tratterebbe solo di voci senza sostanza. Più in generale però la partita dei rimborsi rimane ad alta tensione anche perché i cosiddetti azionisti azzerati sono già sul piede di guerra dal momento che il portale che dovrebbe dare avvio alle pratiche di ristoro «è pressoché imballato».

LA DENUNCIA
Il primo capitolo di una vicenda che rischia di deflagrare nelle mani del nuovo esecutivo nato da un patto tra M5S e Pd viene dal «Coordinamento don Torta» e da «Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza e in Veneto Banca». Si tratta di due tra i principali gruppi a sostegno dei cosiddetti azionisti azzerati. Ieri nella sede vicentina di «Noi che credevamo...» si sono incontrati in quattro per fare il punto della situazione. C'era il portavoce del Coordinamento don Torta Andrea Arman. C'era il presidente di «Noi che credevamo...» Luigi Ugone. E con loro c'erano due tra i volti più noti della protesta ossia Girolamo Stocco e Walter Baseggio. «Le procedure telematiche per l'avvio delle pratiche ai fini degli indennizzi si stanno rivelando complicate e farraginose. Noi ora cominciamo a essere davvero preoccupati perché il portale è pressoché imballato» hanno detto questi ultimi.

Ma è toccato a Arman e ad Ugone lanciare le bordate più dure contro la piattaforma web che la Consap, la Concessionaria per i servizi assicurativi pubblici, una spa interamente statale, ha approntato sulla scorta della legge. «Ormai siamo a cinquemila richieste ferme a causa di una miriade di problemi tecnici che si stanno manifestando sul sito. I nostri associati e più in generale i risparmiatori i quali intendono accedere al fondo indennizzi che si stanno confrontando con noi, sono sul piede di guerra. Noi non faremo il parafulmine di nessuno se la gente si incazza e protesta per strada».

I due poi entrano nel dettaglio. E spiegano che il sito web dato alla luce da Consap (https://fondoindennizzorisparmiatori.consap.it) non è in grado di «dare una categoria precisa» alle tantissime tipologie degli aventi diritto. Tanto che poi quando nel concreto si inseriscono i dati richiesti «la piattaforma va in crash perché non è in grado di gestire le anomalie che essa stessa genera».

E ancora. Non si sta tenendo conto, sostengono poi i due, dei ritardi con cui le banche stanno fornendo la documentazione richiesta per avviare le pratiche e allo stesso modo non si capisce a quali organi ci si possa eventualmente rivolgere per ricorsi o reclami perché la legge è carente in questo senso. E Arman sbotta. «Io non posso sapere se questo cul de sac sia dovuto solo ad un lavoro fatto e pensato alla carlona, alla italiana maniera, o se questo collo di bottiglia sia una manovra della alta burocrazia del Ministero dell'economia la quale da sempre osteggia il Fir. Io dico solo che durante la stesura della legge queste eventualità erano già state segnalate e il fatto che si siano puntualmente verificate ci fa inorridire. Le associazioni dei consumatori che in questo momento sostengono che il portale on line funzioni bene e che le pratiche vanno avanti lo fanno solo per ragioni di marketing e per convincere qualche risparmiatore ad affidarsi a loro».

MANCANZA DI INTERLOCUTORI
Gli fa eco Ugone: «Con il precedente governo, anche se in modo un po' ruspante c'era comunque un filo diretto, col nuovo questo filo si è interrotto» tanto che Arman, che di mestiere fa l'avvocato e che quindi conosce bene quanto in una vertenza conti la forma, si auspica che «si possa dare vita subito ad una interlocuzione formale e scritta con la struttura ministeriale perché chiediamo che rimanga traccia di tutto». L'altro punto che Ugone e Arman considerano dirimente riguarda un ulteriore aspetto tecnico. «Abbiamo bisogno di sapere - spiegano - se la piattaforma di Consap sia realizzata con personale proprio e se sia affidata a terzi. In ogni caso abbiamo bisogno di interfacciarci coi programmatori e con i gestori della piattaforma perché allo stato gli ostacoli tecnici sono talmente insormontabili che anche il call centre dedicato risponde in modo contraddittorio alle nostre domande, si badi per esempio che a fronte di uno stesso quesito abbiamo avuto tre risposte diverse. Tutti capiscono - rimarcano i portavoce - quanto questi dettagli possano inficiare la pratica perché da quello che sappiamo basta un errore formale, un non nulla, per impedire che l'avente diritto veda sbarrata per sempre la propria strada».

VOCI DI CORRIDOIO DALLA CAPITALE E DALLA LAGUNA
Frattanto però a Roma e dalle parti del Pd veneziano si moltiplicano le indiscrezioni secondo le quali settori importanti del Pd Veneto, ma anche nazionale, abbiano chiesto o starebbero per chiedere ai vertici del M5S di aprire un tavolo riservato. Un tavolo attorno al quale si potrebbe discutere un provvedimento di tipo ministeriale o più probabilmente un provvedimento che compendi un passaggio alle camere in sede della prossima legge di bilancio, in modo da intervenire sulle disposizioni della legge che dota il fondo indennizzi con uno stanziamento di oltre un miliardo di euro (è la legge 145 del 30 dicembre 2018). L'obiettivo? Restringere se non limitare al lumicino la platea degli aventi diritto. Il che «ove si verificasse» riporterebbe le lancette indietro alla precedente normativa, quella cara ai democratici veneti Laura Puppato e Pier Paolo Baretta, che furono tra i principali ispiratori della legge sui rimborsi distillata quando il Pd era in maggioranza mentre Lega e M5S erano all'opposizione. Si tratta di una norma che secondo Arman e Ugone costituisce però la mortificazione del risparmio perché di fatto rende impraticabile la strada per ottenere gli indennizzi.

LE INCOGNITE
A questo punto però il M5S sarebbe disposto ad ingoiare un boccone così amaro? Le indiscrezioni arrivate dalla città eterna sono vere o no? Quanto si gioca politicamente il M5S in questo senso? Si tratta di quesiti cruciali. Proprio su una risposta positiva alle richieste dei risparmiatori truffati in tema di indennizzi l'ex vicepremier Luigi Di Maio, il capo politico del M5S (oggi numero uno alla Farnesina), a Vicenza si impegnò solennemente davanti ad una platea pressoché osannante. Con lui c'era il leader del Carroccio Matteo Salvini. I due all'epoca, appena sette mesi fa, erano dalla stessa parte della barricata. L'alleanza tra i due movimenti veniva descritta come un idillio concepito nel combattere una tecnocrazia ministeriale autocefala, prona agli interessi dei banchieri nazionali e esteri, nonché ostile nei confronti delle istanze del popolo.

Poi, un paio di settimane fa l'alleanza si è sfasciata. Tuttavia i Cinque stelle a palazzo Madama e a Montecitorio rispetteranno i patti assunti in precedenza sul Fir o si muoveranno verso altri lidi? Interpellato per conoscere il punto di vista del M5S il ministro ai rapporti col parlamento Federico d'Incà ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega che l'indiscrezione relativa ad una profonda revisione del Fir sia destituita di ogni fondamento perché «non è vera». Anche se ovviamente è difficile che il ministro possa avere contezza di eventuali richieste che il Pd potrebbe formulare nel breve futuro

PROSPETTIVA POLITICA
Ad ogni modo si tratta di uno scenario che potrebbe pesare parecchio sul futuro del M5S. Non solo nel caso di una revisione della legge, ma anche nel caso il portale del Consap continui semplicemente a fare le bizze. I gruppi che fanno riferimento ai risparmiatori colpiti dai crac delle ex popolari del centro e del nord Italia più volte in passato hanno dimostrato di essere in grado di conquistare facilmente il parterre mediatico: ma anche di avere un fortissimo ascendente sulla politica regionale e nazionale. Che cosa succederebbe se questo peso specifico fosse in qualche modo intercettato dal Carroccio nell'ambito di una battaglia contro la nuova maggioranza? Al momento Ugone e Arman fanno sapere che il canale di comunicazione col governo «da parte nostra è sempre aperto». Ieri però a Vicenza hanno fatto intendere chiaramente che la sabbia nella clessidra della pazienza è quasi esaurita.

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