Cave, rifiuti ed Spv: la giunta Zaia sulla graticola

L'opposizione di centrosinistra interviene sul caso Col Campanaro a Valbrenta e sul caso Malo: «palazzo Balbi batta un colpo»

Piero Ruzzante (archivio del Partito democratico del Veneto)

Parlano di una grandissima preoccupazione per il recente sequestro di una ex cava a ridosso dell'Altopiano di Asiago e del comprensorio bassanese che nel frattempo si sarebbe trasformata in deposito di rifiuti pericolosi: preoccupazione che alcuni consiglieri regionali veneti del centrosinistra hanno messo nero su bianco in una nota diffusa ieri 15 ottobre. Ma non è tutto perché la stessa compagine si dice in apprensione anche per i malori patiti da alcuni residenti di Malo che a causa delle polveri generate da un cantiere della Spv hanno dovuto chiedere l'intervento dei medici dell'ospedale di Santorso.

IL PROLOGO
I consiglieri regionali Cristina Guarda, Patrizia Bartelle e Piero Ruzzante (che fanno parte del coordinamento politico noto come Veneto 2020 e che rispettivamente appartengono ai gruppi Cpv, misto e Leu) nonché il consigliere del Pd Andrea Zanoni fanno riferimento alla nota vicenda del sequestro ordinato dalla magistratura vicentina di una cava nel comune di Valbrenta, in località Valstagna. Si tratta della cava Col Campanaro gestita dalla Valbrenta marmi srl. Secondo le tesi della procura berica il sito sarebbe stato usato in modo illecito come deposito di materiale pericoloso. L'ipotesi imbastita dai magistrati è di inquinamento ambientale e gestione di rifiuti senza autorizzazione. Il tutto avrebbe portato la procura, raccontano i consiglieri, a recapitare ben tre avvisi di garanzia ad altrettante persone. Si tratta di Mauro Alfio Pizzato, del fratello Carlo nonché della sorella Sonia. La condotta dei tre sarebbe stata messa in relazione al business illecito che le toghe addebitano proprio alla Valbrenta marmi srl. Più nel dettaglio questa avrebbe smaltito in maniera scriteriata una notevole quantità di materiale che a sua volta proveniva da un'altra società: in questo caso della provincia di Treviso.

IL J'ACCUSE
Ma i quattro consiglieri non si limitano ad un riassunto giudiziario della vicenda. La loro critica è di natura politica ed investe in pieno la Regione Veneto, il presidente della giunta, il leghista Luca Zaia in una col suo esecutivo. «Conoscerà mai pace l’ambiente del Veneto? Da anni, purtroppo, non è così. Non c’è giorno in cui non vi sia una nuova denuncia e una nuova conferma di quanto la nostra sia una terra martoriata... E solo il tempo ci potrà dire quante discariche abusive ed inquinamenti ancora emergeranno. Dopo i continui sequestri di capannoni pieni di rifiuti, più o meno pericolosi, da tempo segnaliamo il rischio che alcune cave dismesse possano rivelarsi tanti vasi di Pandora: per questo non va abbassata la guardia». Questo è il succo del grido d'allarme lanciato dai quattro che poi aggiungono: «Siamo stanchi di una Regione Veneto che si attiva solo in fase emergenziale, su sollecitazione di cittadini. La Giunta deve avviare specifici controlli su tutte le cave in dismissione a rischio illeciti».

Si tratta di parole precise che di fatto costituiscono l'ossatura della interrogazione presentata appunto dalla vicentina Guarda, dal padovano Ruzzante, dal trevigiano Zanoni e dalla rodigina Bartelle. I quali chiedono all'esecutivo regionale anche «un'azione di prevenzione ambientale, sociale e sanitaria, con l'analisi dell'acqua di falda a monte delle Grotte di Oliero, che rifornisce l'Altopiano dei Sette Comuni, attraverso Arpav e non solo per i soliti inquinanti ma anche per quelli non regolamentati e però riconducibili alle lavorazioni delle aziende coinvolte». E i quattro non si fermano: «Chiediamo azioni ulteriori rispetto alle indagini in corso. Servono interventi logici e di buon senso, che possano essere un deterrente per chi in futuro volesse danneggiare il Veneto usando le cave come discariche abusive».

ROGNE A RIDOSSO DEL CANTIERE AUTOSTRADALE
La querelle però non si esaurisce in questo contesto perché sempre ieri Guarda, Ruzzante e Bartelle hanno diramato un'altra nota in cui si dicono estremamente preoccupati per l'intossicazione da polveri sottili denunciata da alcuni residenti di Vallugana-San Tomio, una zona periferica del comune di Malo. Alcuni abitanti hanno dovuto ricorrere ad una serie di cure mediche in forza delle polveri uscite dal vicino cantiere della Superstrada pedemontana veneta (Spv). «Esprimiamo la nostra vicinanza ai cittadini di Vallugana: i referti delle loro condizioni di salute sono l'evidenza di un'indegna condizione di vita, causata dal disinteresse della giunta leghista che, in capo, ha anche la responsabilità della garanzia della salute, non della condanna dei cittadini veneti». Sono parole che pesano come pietre quelle che Bartelle, Guarda e Ruzzante indirizzano all'assessore veneto alla sanità ovvero la leghista bassanese Manulea Lanzarin. E i tre proseguono nella loro denuncia: «Visto quanto rilevato dai cittadini con l'installazione di centraline che evidenziano sforamenti dei valori di contaminazione dell'aria, la Regione la smetta di ignorare questa comunità e verifichi prontamente la situazione. La salute dei cittadini - si legge nella nota - viene prima degli interessi economici del Consorzio Sis e prima delle prescrizioni di un contratto con la Regione, già contestatissimo per l'ingiustificato sbilanciato a favore del privato». Il contratto di cui parlano i tre è il contratto di concessione tra l'amministrazione di palazzo Balbi ed il concessionario privato incaricato di realizzare e gestire l'opera, per l'appunto la italo-spagnola Sis. «Come per il caso Col Campanaro - spiega Guarda - anche per la vicenda Vallugana è bene che la giunta regionale batta un colpo».

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