Scuola alla veneta? L'autonomia è il prologo della privatizzazione

In una intervista a Vicenzatoday.it lo storico Cardini mette sulla graticola la riforma della istruzione in senso regionalista cara al Carroccio delle Venezie: in politica estera teme l'interventismo Usa con l'Iran mentre nei rapporti internazionali definisce Ue ed Italia prone rispetto a Washington, anche per le servitù miliari in terra berica

Lo storico Franco Cardini (repertorio Firenzetoday.it)

Una riforma costituzionale in senso regionalista della scuola, sostenuta a spada tratta nel Vicentino come nel resto del Veneto specie dalla Lega, che non convince perché creerà disparità tra studenti di serie A e studenti di serie B. I dubbi che rimangono in piedi, sempre in tema di riforma costituzionale, per quanto concerne la possibile deregulation in campo ambientale e di tutela del paesaggio. Un'Italia che nonostante i proclami sovranisti rimane tutto sommato alla mercé degli Usa e degli equilibri creatisi dopo il secondo conflitto mondiale. Sono questi, in estrema sintesi, gli argomenti chiave di una lunga intervista rilasciata a Vicenzatoday.it dal professor Franco Cardini.

Fiorentino, storico e saggista molto conosciuto, Cardini è uno degli studiosi di storia medievale fra i più autorevoli del panoramana internazionale. Quest'ultimo nell'intervista curata da Marco Milioni si ferma lungamente anche sulla situazione mediorentale e affronta anche la questione delle servitù militari all'interno della quale si inseriscono pure le basi americane vicentine: tra le più importanti nell'ambito del contenzioso geo-strategico che da tempo si dipana lungo lo scacchiere del Mediterraneo sud-orientale. La questione da mesi tiene banco sulla stampa nazionale e su quella internazionale. Le letture sono le più diverse. E lo storico toscano non manca peraltro di argomentare il suo punto di vista in maniera molto precisa.

«Ci sono tre potenze - sottolinea - ovvero Usa, Israele e Arabia saudita che stanno portando avanti una politica di pressioni inaudite nei confronti dell’Iran». Lo storico toscano, che il 5 agosto compie 79 anni, in questo contesto spiega come quello statunitense sia un vero e proprio azzardo: «Sia con le sanzioni economiche sia con altri strumenti - rimarca il professore, che è un grande conoscitore della politica del Vicino oriente - Usa, Arabia saudita ed Israele, con un certo qual appoggio da parte dell’Egitto, stanno cercando di spingere l'Iran affinché in quel Paese vada al governo una compagine molto più radicale di quella moderata che c'è adesso». Il che costituirebbe in qualche modo il preambolo per una azione militare contro la repubblica sciita. Si tratta di una opzione che Cardini definisce rischiosissima: «Non si va a giocare scopone portando sul tavolo una rivoltella se non si hanno secondi o terzi fini».

LEGGI L'INTERVISTA A FRANCO CARDINI

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