Tredici appartamenti confiscati alle cosche? «Il sindaco ci dica dove sono»

Nella città castellana il gruppo di opposizione Essere Montecchio presenta una interrogazione alla giunta: «Quegli stabili saranno utilizzati dalle associazioni del territorio? E quanti sono davvero?»

Il municipio di Montecchio Maggiore (foto M.Milioni)

La giunta comunale di Montecchio maggiore dovrà riferire in consiglio per dare conto di quanti siano gli stabili effettivamente confiscati per mafia che insistono sul territorio municipale. E soprattutto dovrà riferire se intende attivarsi presso le autorità competenti perché quelli confiscati in via definitiva possano essere adoperati dalla municipalità stessa o soprattutto dal terzo settore per attività di tipo sociale.

È questo il succo della richiesta contenuta in una interrogazione che il gruppo «Essere Montecchio» presenta questa sera durante la conferenza dei capigruppo, ovvero l’organo che decide l’agenda del consiglio comunale. L’interrogazione, che materialmente è stata redatta e depositata giovedì dal consigliere Mattia De Antoni, cita «l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità» gergalmente nota come Anbsc.

Più nel dettaglio De Antoni, che per l’appunto è espressione del gruppo di opposizione Essere Montecchio, pone all’esecutivo guidato dal sindaco leghista Milena Cecchetto alcuni quesiti molto precisi. «Si chiede di sapere - si legge nel testo - se all’amministrazione comunale risulti che siano ad oggi in gestione della... Anbsc tredici beni immobili», ovvero tredici «appartamenti con altrettanti box o garage... confiscati alla criminalità nel territorio comunale...». La minoranza chiede poi di sapere «dove siano ubicati questi immobili, quale attività ne abbia cagionato la confisca».

Ma c’è di più. De Antoni vuole sapere se la giunta intenda sviluppare ed adottare un apposito regolamento per la gestione di detti beni confiscati alla criminalità, che ne definisca la destinazione e l’eventuale affidamento, in primis «favorendo il coinvolgimento della società civile»: il tutto con lo scopo di dare spazio a progetti partecipati «per un riutilizzo sociale dei beni confiscati» nonché con lo scopo di facilitare un percorso di buone pratiche per la gestione degli stessi immobili. Non è da escludere che dell’argomento si discuterà durante la prossima seduta del consiglio, che potrebbe essere calendarizzata già per giovedì 28 febbraio.

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