Privatizzare il Menti: ma quanto vale?

La politica berica si interroga sulla possibilità di cedere la vecchia gloria di via Schio. Che se però sarà oggetto di un piano di rilancio dovrà essere venduta ad un prezzo congruo

Lo storico ingrasso del Menti

Recentemente da alcuni esponenti della giunta comunale di Vicenza è stato espresso un parere favorevole in merito alla possibile dismissione o concessione dello stadio Menti.

Si tratta di un proposito corretto sul piano di principio perché se privato è il business legato ad una determinata attività sportiva, privato dovrebbe essere l’onere relativo alla struttura che ospita la medesima attività. Il Menti da anni invece vede il Comune in prima linea impegnato a puntellare sul piano economico un edificio dalla salute precaria, il cui canone di affitto storicamente percepito dalle società biancorosse che si sono avvicendate negli anni in via Schio, poco copriva il costo reale della manutenzione.

C’è però una considerazione da fare.

Soprattutto se si parla di dismissione questa difficilmente potrà prescindere dal passare attraverso una gara pubblica visto che alla fin fine sempre della alienazione di un bene comunale si tratta: il tutto fermi restando gli adempimenti dei quali in casi del genere eventualmente si debba tenere conto anche in materia di leggi sportive. L’altro aspetto di cui poi bisogna tenere conto è la contropartita che il Comune dovrebbe ricevere dal privato che volesse acquistare o prendere in gestione il complesso sportivo. Per non incorrere, quanto meno negli strali della Corte dei conti, palazzo Trissino in una eventuale cessione o concessione non dovrebbe concordare un prezzo che tenga in considerazione il solo valore venale del comunale (detto in soldoni il valore dei muri che sono al quanto cadenti peraltro): ma dovrebbe tenere conto, nel mettere nero su bianco il prezzo, anche del valore potenziale dello stabile una volta che un certo tipo di business (ristoranti, negozi, abitazioni, bar eventualmente legati in qualche modo alla presenza trainante dello stadio) fosse avviato magari grazie anche al cambio di qualche parametro urbanistico o edilizio.

Pensare ad uno stadio privato rimesso a lucido che prenda in considerazione l’attuale sedime senza utilizzare suolo vergine è un fatto senza dubbio positivo. Ma svendere l’immobile o svenderne l’utilizzo magari dietro qualche fumosa formula ispirata alla finanza di progetto sarebbe, mutatis mutandis, la riproposizione in sedicesimi del pessimo affare rimediato dal Comune con la vicenda dell’ex Cotorossi o del pessimo affare rimediato dalla Regione con la vicenda della Pedemontana veneta.

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