Vendemmia 2019, inizio col botto

Nel Vicentino i presupposti per la stagione appena cominciata fanno sperare bene consorzi e produttori. Cala la quantità, migliora la qualità delle uve: decisivo il fattore climatico

a destra Maria Vittoria Maculan con la sorella Angela (archivio)

Qualche giorno fa Veneto agricoltura, descrivendo lo scenario che si prospettava per la vendemmia del 2019 aveva distillato una previsione che sul piano qualitativo, pur con i distinguo del caso si preannunciava buona. Dai primi riscontri sul campo però pare che le previsioni siano ancor più lusinghiere. «Sia per quanto riguarda il bianco sia per quanto riguarda il rosso rispetto all’annata scorsa che aveva visto cifre importanti in termini di produzione possiamo dire che questa annata è ben più interessante sotto il profilo della qualità che poi è ciò che a noi sta davvero a cuore» fa sapere Giovanni Ponchia direttore del «Consorzio tutela vini colli berici e Vicenza».

Tra le spiegazioni annoverate dal direttore ce n’è una di natura climatica ed agronomica: «Tutti ricordiamo la preoccupazione per i ventitré giorni di pioggia che a maggio avevano reso pressoché impraticabile l’accesso ai vigneti ed avevano rallentato il ciclo biologico dei nostri vitigni. Ebbene questo ritardo alla fin fine però ha permesso che la stagione si riallineasse su parametri in qualche modo regolari senza gli anticipi che avevano contraddistinto l’annata 2018». E ancora, la fase di freddo relativo giunta alla fine della primavera «ci sta donando un fattore straordinario di acidità che è poi il fattore che regala freschezza e longevità al vino. Se a questo aggiungiamo che c’è ancora un mese per la vendemmia, basti pensare ai tai rossi, ai cabernet ai merlot e se sul piano aromatico la tendenza si mantiene costante, allora avremo di che brindare».

Epperò sul piano dell’andamento dei prezzi che cosa potrebbe comportare una stagione cominciata in questo modo? «Ad essere sinceri chi produce sotto il nostro consorzio da anni ha abbracciato un tipo di coltura e di vinificazione in cui si cerca di mantenere costante l’aspetto qualitativo, di conseguenza tutto sommato l’oscillazione del prezzo rimane entro margini più che fisiologici. Questo fattore è rafforzato dal fatto che il consorzio è caratterizzato da una qualità diffusa, con produttori molto impegnati a mantenere standard elevati». Peraltro il 12 ottobre quando a Ponte di Barbarano comincerà Gustus, la kermesse vicentina dedicata al vino dei colli berici, «avremo senz’altro il modo di fare il punto della situazione» conclude il direttore. Le sue parole descrivono una situazione che, stando a quanto emerso sino ad oggi, non si discosta molto da quanto è emerso nell'Ovest vicentino.

Di più, anche sul versante bassanese domina, se non l’euforia, un ottimismo di fondo. Questa almeno è l’impressione di Maria Vittoria Maculan della omonima casa vinicola di Breganze, una delle più note del Vicentino. «L’anno passato si era contraddistinto in termini di quantità, quest’anno la produzione è un po’ calata, diciamo nell’ordine di un 10% ma la qualità ci sta dando tante soddisfazioni. Le uve che stiamo cominciando a raccogliere, ovvero le bianche come quelle del vespaiolo, sono sane, ben formate, il fattore acidità è assai convincente, parlo per i bianchi perché è l’uva di questi ultimi che abbiamo cominciato a raccogliere e debbo dire che si prospetta una buona vendemmia». Ma in questo contesto come può influire il fattore clima? «Durante questo primissimo scorcio di stagione abbiamo notato un innalzamento della temperatura durante il giorno e una caduta alla notte: questo sbalzo termico per noi è prezioso perché fa maturare i grappoli in maniera completa anche e soprattutto dal punto di vista aromatico. Tra un mese chiaramente faremo un bilancio definitivo».

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