Emergenza Covid-19, operatori sanitari a rischio: informate tutte le procure del Veneto

Mancano i dispositivi di protezione, la denuncia è del sindacato di base Usb: frattanto si parla di decine di infetti tra il personale dei nosocomi berici ma Regione e Ulss non commentano

uno scorcio dell'ospedale di Vicenza (archivio, foto di Marco Milioni)

In queste settimane drammatiche di emergenza da Covid-19 gli ospedali del Veneto hanno patito una «insufficiente o addirittura inesistente fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale». È questo il succo della denuncia del vicentino Claudio Germano Raniero, segretario veneto del sindacato di base Usb, il quale ha condensato tutte le sue preoccupazioni in un esposto indirizzato alle procure di Venezia, Rovigo, Verona, Padova, Vicenza, Treviso e Belluno. La novità è emersa oggi 22 marzo dopo che la stessa Usb ha diramato una breve nota anche se, più nel dettaglio, l'esposto era stato inviato alla magistratura il 20 di marzo.

ESPOSTI IN SEDE PENALE
Il testo dell'esposto parla chiaro: «Nell'ambito della propria attività sindacale si veniva a conoscenza... del persistere, negli Ospedali e nelle strutture territoriali delle aziende ospedaliere di Padova e Verona nonché nelle USL 1-2-3-4-5-7-8-9, di una insufficiente o addirittura inesistente fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale, quali maschere FFP2/FFP3 e camici impermeabili mono uso, per il personale esposto, con differenti modalità, al rischio di contagio da Covid-19, personale che è quindi costretto a operare in condizioni che non rispettano gli standard di sicurezza previsti».

Appresso una seconda puntualizzazione: «Tale carenza evidenzia una gravissima mancanza di organizzazione, gestione e previsione del rischio, foriera di conseguenze potenzialmente drammatiche, in termini di salute e sanità pubblica nonché di possibile esposizione a contagio per interi servizi, per i sanitari che vi lavorano, per le loro famiglie, per il personale dei servizi appaltati, per gli utenti, e, in generale e a cascata, per la popolazione locale, conseguenze che si stanno manifestando, in questi ultimi giorni, con positività al Covid-19 del personale sanitario».

MASCHERINE CHIRURGICHE? INEFFICACI CONTRO IL CORONAVIRUS
Tuttavia al di là dell'esposto Raniero in una nota diffusa oggi pomeriggio distilla una riflessione che il sindacato definisce molto amara. «Sono emerse a seguito della comparsa del virus Covid-19 tutta una serie di problematiche - si legge - che i dipendenti sanitari hanno subito in prima persona... Il problema della sicurezza è certo il più importante. In alcune situazioni come in rianimazione a Vicenza ma anche a Santorso e a Bassano nei reparti Covid in talune situazioni si sono usate mascherine chirurgiche che per questo virus non servono a nulla. Gli esperti infatti sanno bene che solo le mascherine cosiddette Fp2 o Fp3 sono idonee... Sono mancati anche i camici protettivi adeguati. Inoltre la formazione legata alla vestizione che è passaggio molto delicato per evitare eventuali contagi non è stata fatta né a Bassano né a Santorso. C'è stata invece una grande disponibilità da parte dei dipendenti interessati nell'assistere i pazienti infetti o probabilmente infetti».

TURNI MASSACRANTI
L'Usb parla poi di tuoi massacranti. «Turni che per molti hanno toccato le dodici ore e che hanno determinato un grande stress che con il passare del tempo aumenta sempre di più e sta raggiungendo livelli inaccettabili. In alcuni casi si è spostato d'ufficio il personale nei reparti Covid senza chiedere se vi fossero eventuali volontari. Il tutto in un contesto che era già difficile determinato da una carenza di personale e carichi di lavoro fuori controllo che già esistevano» prima del verificarsi dell'emergenza.

DIPENDENTI POSITIVI
Per il sindacato un effetto collaterale importante che si è sviluppato di pari passo con il peggiorare dell'emergenza è quello dei dipendenti che sarebbero stati contagiati. Solo nell'Ulss 8 berica i positivi sarebbero decine (si parla di più di una trentina come minimo). In psichiatria a Vicenza, ricorda Raniero, «il personale è decimato e si è dovuto ridurre il personale in turno con tutti i rischi di sicurezza connessi... basti pensare - spiega il sindacalista - al rischio di aggressioni che in quel reparto è molto alto. Rischio che viene contenuto solo grazie alla forte abnegazione di infermieri, operatori socio sanitari e medici che stanno garantendo un servizio assistenziale determinante».

«LACUNE PREGRESSE»
Tuttavia la comparsa del Covid19 ha messo in evidenza tutte quelle lacune che già caratterizzavano il sistema sanitario veneto ben prima che l'emergenza coronavirus facesse capolino. Si parla di carenza di posti letto nonché di condizioni di lavoro difficili «per non parlare della carenza di personale». Questo almeno è il pensiero di Raniero il quale fa sapere che il sindacato rimane «vigile» e pronto a segnalare «ogni altra anomalia».

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Ma nello specifico e più segnatamente per quanto riguarda il numero dei contagiati tra i dipendenti delle Ulss del Vicentino, quale è il pensiero della giunta regionale? Chi scrive ha interpellato l'assessore regionale veneto alla sanità (la leghista Manuela Lanzarin), la quale, almeno per il momento, non ha commentato. Anche alla direzione generale dell'Ulss 8 berica è stato chiesto un commento al riguardo, ma al momento dagli uffici non è arrivata alcuna risposta.

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